All’orizzonte dello Stabilicum la prospettiva di mettere d’accordo alleati di destra e sinistra sui candidati eletti al superamento della soglia di maggioranza

(Giuliano Torlontano – lespresso.it) – Verrà il momento, molto particolare, in cui la presentazione delle liste elettorali, con una novità rispetto al passato, metterà a dura prova la compattezza di tutte e due le coalizioni, se saranno approvare le nuove regole del voto che introducono il premio di maggioranza. Seggi in più – 70 alla Camera, 35 al Senato – saranno assegnati all’alleanza che abbia raccolto il maggior numero dei voti in tutti e due i rami del Parlamento e che ottenga almeno il 42 per cento. Sono previste liste specifiche, per Montecitorio e per Palazzo Madama. Ciascuno schieramento dovrà scegliere 105 candidati in modo ancora più impegnativo ed estenuante rispetto a quanto è avvenuto in passato per i collegi uninominali che – introdotti per la prima volta dal Mattarellum del 1993, poi cancellati dal Porcellum del 2005, infine parzialmente ripristinati dal Rosatellum del 2017 – sono nuovamente aboliti dallo Stabilicum, nella prima e nella seconda versione.

Nel progetto presentato dalla maggioranza,  per l’assegnazione dei seggi su base proporzionale, valgono le singole liste di partito: ogni forza politica correrà da sola, in una competizione che avverrà inevitabilmente anche all’interno delle alleanze, nonostante il programma comune e l’indicazione del candidato premier. Per scegliere quali candidati saranno invece destinati ai seggi del premio, con una correzione maggioritaria di una legge che per tutto il resto è proporzionale, occorrerà necessariamente mettersi d’accordo, ma a fatica.

Nel centro-destra, Fratelli d’Italia dovrà contrattare principalmente con la Lega, la forza politica che non a caso ha insistito per l’introduzione dei “listini”, minacciando di non dare il via libera al progetto complessivo. Per Matteo Salvini si tratta di compensare  la soppressione dei collegi uninominali che nelle ultime elezioni politiche hanno consentito alla Lega di conquistare una consistente quota di seggi al Nord. Quando sarà il momento di presentare le liste elettorali, prevedibilmente i leghisti faranno pesare le loro richieste per ottenere posizioni di vantaggio nelle candidature comuni. Ma c’è anche Forza Italia che nei sondaggi da tempo ha scavalcato la Lega e che quindi non intenderà essere sacrificata se la coalizione vincerà le elezioni aggiudicandosi i seggi aggiuntivi di cui una parte non residuale dovrà spettare al partito guidato da Antonio Tajani. E Noi Moderati? Qualcosa toccherà anche al partito di Maurizio Lupi. E se poi nella coalizione dovesse entrare Futuro Nazionale, ne vedremo delle belle anche sotto questo aspetto: quanti seggi pretenderebbe il neo-partito di destra radical-sovranista come premio di una vittoria elettorale di cui potrebbe essere determinante, considerando che i sondaggi prevedono la sconfitta del centro-destra se  Roberto Vannacci dovesse restare fuori dall’alleanza? In più, nelle percentuali,  Fn  tallona il partito di Salvini.

L’insistenza della Lega per i listini non ha consentito di adottare una soluzione alternativa, che avrebbe  creato meno problemi: il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, l’azzurro Nazario Pagano aveva suggerito di assegnare i seggi del premio su base interamente proporzionale, adottando come criterio i voti raccolti da ciascun partito della coalizione. Ora occorre solo prepararsi a una dura trattativa interna.

Il problema riguarderà anche il campo progressista, 105 candidati comuni dovranno scaturire in primo luogo da un accordo Pd-M5s. Sarà  una negoziazione fra due forze politiche che non hanno ancora sperimentato un’alleanza politico-elettorale sul piano nazionale, oltre le realtà territoriali dove si sono svolte le Regionali fra il 2024 e il 2025. Per la prima volta, Elly Schlein e Giuseppe Conte si misureranno con liste comuni, sia pure per una parte minoritaria dei seggi parlamentari. È vero che un accordo di coalizione sulle candidature sarebbe stato necessario anche con la permanenza dei collegi uninominali, ma in quella situazione – il discorso si estende al centro-destra – almeno la trattativa avrebbe riguardato nomi non rigidamente “di apparato”,  in grado di esercitare un certo “appeal” rispetto a quelli dello schieramento avverso, laddove l’elettore avrebbe dovuto scegliere un solo candidato. Invece, prima ci sarà all’interno di ciascun partito una corsa degli aspiranti candidati a farsi mettere in lista, poi inizierà un braccio di ferro fra partiti,  dove conteranno solo gli equilibri politici. 

Sui listini o «liste di coalizione» (definizione più corretta), sono già arrivate critiche di carattere costituzionale, perché – essendo i  candidati stabiliti unicamente dai partiti a scatola chiusa –  si accentua l’espropriazione della libertà di scelta degli elettori, dopo che dalle liste di partito sono già state escluse le preferenze. «Siamo oltre un uso moderato di liste bloccate consentito dalla Corte», ha osservato il costituzionalista Stefano Ceccanti. Ma, dal punto di vista della maggioranza, nessuna nuova modifica dovrà ritardare l’iter parlamentare. Primum accelerare, per chiudere l’intera partita (Camera e Senato) entro settembre. Infatti, la decisione di presentare a Montecitorio un nuovo testo il 27 maggio, anziché limitarsi a emendare quello di tre mesi prima, in realtà è stata una scelta politica e non tecnica: utilizzare il regolamento della Camera nel modo più utile per il centro-destra, al fine di battere l’ostruzionismo delle opposizioni.