Storia di Grillo-Caligola, del suo dentista e del caos, che adora

(di Alessandro Trocino – corriere.it) – Caligola dormiva con il suo cavallo «Incitatus», lo nutriva con un affetto sconfinato, fiocchi di avena e frutti di mare, e per fare in modo che nessuno disturbasse il sonno del suo amato quadrupede decretò il silenzio generale nelle notti di Roma, mandando a morte chi lo violava. Quando si accorse di una congiura ai suoi danni, narra la leggenda, nominò senatore e console l’ignaro stallone. Non è noto se Incitatus ricoprì l’incarico con onore. E’ forse il primo caso di «uno vale uno» nella storia della politica, con una sensibilità animalista ante litteram. Cita questo episodio chi conosce bene Beppe Grillo, perché dopo avere santificato e incoronato premier un signor nessuno politico, estratto dal cilindro del fido Alfonso Bonafede, ora potrebbe fare qualunque cosa, nella sua imprevedibilità. Dotti sapienti e politologi lo chiamano «leader carismatico», altri la chiamano gestione spericolata, umorale e arbitraria del potere.

Otturazioni e scie chimiche

A qualcuno potrà sembrare un paragone azzardato l’accostamento a Caligola, alle sue stravaganze ispirate all’autocrazia dei monarchi orientali e al disprezzo per i senatori. Azzardato e iettatorio, visto che Gaio Cesare (questo il suo vero nome) fu ucciso a 28 anni dai suoi pretoriani. Vero è che, se non risultano cavalli tra i senatori 5 Stelle, sono arrivati sui più alti scranni parlamentari che hanno rilanciato i protocolli di Sion e ci hanno spiegato che la terra è piatta, che sulla luna non ci siamo mai andati, forse deviati dalle scie chimiche, e hanno preso sul serio le teorie rettiliane, su questi umanoidi ematofagi piovuti sulla terra dal sistema stellare Alpha Draconis. Del resto il suo sodale, Gianroberto Casaleggio, anni prima dissertava di un fantomatico pianeta Gaia e ci faceva sapere che presto l’anima sarebbe stata sostituita da un avatar. Più di recente Grillo ha pensato bene di candidare nelle liste liguri del Movimento il suo dentista. Un uomo gentile, forse simile a quello immaginato da Lucio Dalla in Meri Luis: «Innamorato di un dente, lo accarezza non vuole fargli male»: Flavio Gaggero, 81 anni, un curriculum prestigioso di abili otturazioni e caute devitalizzazioni di denti illustri, da Gino Paoli allo stesso Grillo. Che si è naturalmente scordato — la memoria, lo ha imparato subito Grillo, è perniciosa per i politici — di quando irrideva Berlusconi per avere portato al Pirellone la sua igienista dentale, Nicole Minetti, ora influencer Instagram in microbikini da Ibiza.

Di recente — dopo aver rotto con Casaleggio, e quindi con Rocco Casalino, che dal Grande Fratello ha saputo conquistarsi un posto al sole nella Comunicazione, prima con Luigi Di Maio poi con Giuseppe Conte — Grillo ha litigato con l’ex premier perché voleva imporre la sua amica Nina Monti, che gli gestisce il blog. Non proprio una professionista della comunicazione, visto che da anni calca i palcoscenici romani. Dal Contestaccio all’Alexanderplatz, prima con il grande Remo Remotti, poi da sola nei raduni dei 5 Stelle, mettendo da parte la sua passione per Che Guevara per lanciare alle folle il suo inno «Indìgnati ancora». Servirebbe uno specialista per indagare nella psiche di Beppe Grillo, che da comico esilarante scoperto da Pippo Baudo è diventato il king maker della politica italiana. La sua passione politica è fuori discussione e anche ammirevole. Se non fosse che è nutrita di un personalismo narcisistico che è difficile da raccontare, tanto è complesso e frastagliato. Una carriera da comico, sciaguratamente buttata via per vestire i panni del Savonarola, intriso di giustizialismo e con il vezzo, un po’ fascista, di deridere l’avversario. All’inizio Grillo si presentava, nei suoi spettacoli, come un moderno Lenny Bruce, con un minor tasso di esistenzialismo disperato. Poi è diventato il pifferaio magico per un popolo di indignati. Perché lo abbia fatto lo spiega biblicamente Gaggero: «È il discorso dei talenti: Grillo ne aveva molti e ha deciso di spenderli in un altro modo».

Le briciole e i samurai

Forse, per capire il mistero di Grillo-Caligola, bisogna tornare agli esordi. Antonio Ricci è un’ottima bussola, essendo stato suo amico da quando lo conobbe su un campo di calcio e poi alla balera Jolly Danze. Ricci, nella sua autobiografia, ha raccontato di un Grillo delle origini, falsario e riciclone, che rubava la paternità delle canzoni di Duilio Del Prete: «Mi spiegò che suo fratello, lavorando come rappresentante di una casa discografica, gli forniva in anteprima i brani, di cui lui si impadroniva. Era come un gioco, un modo per farsi grande con gli amici… Era anche solito frequentare gli spettacoli degli altri comici e appuntarsi le migliori battute su un’agenda, detta “il librone”, per riciclarle nei suoi spettacoli».

Famosi i suoi scherzi, come questo raccontato da Ricci: «Un’altra volta a Beppe venne in mente di fare il test dell’Ultimo Samurai. Completamente nudo, si era coperto con una specie di mutandozzo, creato con un asciugamano e la cintura dell’accappatoio. La mia camera era di fianco all’ascensore; quando arrivava, verificavo che i clienti fossero manager americani, poi telefonavo a Grillo per avvertirlo. Beppe si fiondava in corridoio e, caricando gli americani a testa bassa, gridava: “Yankee! Samurai! Kamikaze!”. Vedendosi arrivare addosso quella furia gli americani facevano dietrofront e scappavano dentro l’ascensore”. Leggendaria anche la tirchieria di Grillo, anche se se ne sospetta un uso comico per ricalcare lo stereotipo del genovese. Ancora Ricci: «Io sparecchiavo, e se buttavo via delle briciole, Beppe le recuperava dalla spazzatura e il giorno dopo ci impanava la milanese».

Berlusconi e Toto Cutugno
Difficile cercare sempre coerenza nella sua vita politica. Una volta disse: «Sono da mandare via, da mandare via questa gente qua, da votare gli imprenditori, ecco perché sono contento che è venuto fuori Berlusconi: lo voglio andare a votare». All’inizio i comizi sono ancora spettacoli, divertentissimi. Come quando accostò il buco dell’ozono a Toto Cutugno: «Avrà sei chili di lacca nella testa. La mamma l’ha accarezzata ed è rimasta attaccata una settimana. Ogni volta che si pettina si stacca un blocco di ghiaccio al Polo Nord».

Il luddismo e l’Aids che non esiste

Poi però i monologhi gli prendono la mano e diventa un Savonarola stralunato. Nel 2000, neo luddista, sfascia a colpi d’ascia i computer e si indigna contro «Infernet». I politici diventano tutti ladri, i giornalisti «scarafaggi», «camerieri, servi e servetti»; il Parlamento una «cloaca massima», «la grande fogna nazionale»; la politica «merda nel ventilatore». Non si contano gli insulti, da Valentino Rossi a Rita Levi Montalcini. Non si contano i giudizi buttati lì, senza uno straccio di prova, con l’unica logica dell’iperbole servita alla massa: l’Aids «non esiste», i vaccini fanno male, il medico farlocco Di Bella un eroe senza macchia. Poi c’è la Biowashball, la palla magica che «lava meglio dei detersivi inquinanti». La sua battaglia contro l’Alta Velocità è raccontata così: «I treni ad alta velocità? Li ho presi, all’estero: a 250 chilometri all’ora vibra tutto, non puoi fare un cazzo, se prendi un caffè ti smerdi, gli unici che si sentono a loro agio sono quelli col Parkinson, perché si sentono normali». Ancora Ricci, anni fa, spiegava: «Lui è un monologhista, un attaccante, un centravanti di sfondamento, mentre la politica è fatta di sfumature di grigi».

Dal blog a Palazzo Chigi

Il blog è la svolta, punto di convergenza della sua carica eversiva e delle sue pulsioni compulsive. Così raccontò il primo post, il 26 gennaio 2005: «Scrissi una roba. Rimasi lì tutta la notte, aspettando che qualcuno mi rispondesse. E i miei figli mi dicevano: “Papino, vieni via, stai fissando lo schermo. ..”. Perché non mi rispondeva nessuno. Al mattino “Tin!”: la prima risposta. Il mio vicino di casa che mi vedeva tutti i giorni e mi ha scritto un messaggio d’augurio: “Che cazzo fai? Ti sei montato la testa?”».

Il suo blog diventa il nuovo palcoscenico, dove può esibire culto della personalità e irresponsabilità dei toni. Il suo è un one man show, con gli spettatori che commentano tra loro, in un brusio indistinguibile. Il simulacro di una democrazia diretta. Agorà virtuale dove tutti si parlano e nessuno ascolta, dove l’unica voce che conta è quella ufficiale. La sua. Quando è passato alla vita reale, alla politica, al Parlamento, al governo, ha continuato a credere che l’unico che poteva avere il diritto di parola era lui. Ha fatto e disfatto, con o senza casco da astronauta in testa, creato Conte e distrutto, fatto campagne elettorali al grido «non facciamo alleanze con nessuno», poi è finito a braccetto con Salvini, ha abbracciato il Pd, riabilitato i pericolosissimi tecnici, definito Draghi,«un vero grillino». Quanto basta per farsi girare la testa.

Ma un video del 2019, con Grillo travestito da Joker, è forse la spiegazione più razionale a quanto sta succedendo ora: «Il caos è la più grande forma di democrazia di questo secolo e io sono il caos. Sono io il vero caos».

17 replies

  1. Grillo è un pazzo.
    ma senza Grillo, Conte sarebbe rimasto un illustre sconosciuto, non sapremmo nemmeno chi cazzo è.
    e Conte, in pieno delirio di onnipotenza grazie a tanti bagonghi che lo considerano una divinità, voleva mandare Grillo in soffitta e avere pieni poteri su un partito a cui nemmeno si è mai iscritto, per trasformarlo in un simil-PD.
    Grillo gli ha detto “col cazzo”: questa è casa mia e si fa come dico io.
    fine della questione.
    ora i vari vedovi di Conte, Scanzi e Travaglio inclusi, possono andare avanti a pistolare per giorni e giorni, piagnucolare, insultare Grillo, insultare chi è con Grillo, insultare Casaleggio e Rousseau, lanciare anatemi e maledizioni, ma questo è il M5S e così funziona.
    non vi va bene?
    aspettate il partito di Conte e iscrivetevi lì.
    oppure fondate il culto del dio Conte e accendetegli ceri perché vi faccia ‘o miracolo.
    perché Conte col M5S ha chiuso, piaccia o no.
    se mai ha iniziato.

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    • Semmai Grillo ha chiuso con Conte (dopo averlo chiamato in causa). Questo articolo è totalmente fuori di senso, pieno di incorrettezze e falsità della prima ora. Ma il fatto che Grillo abbia da mesi perso completamente la lucidità è palese a tutti quelli che vogliano essere minimamente obiettivi. Se poi il progetto Conte (ripeto, chiesto da Grillo stesso calpestando i progetti di direttorio rinnovato, ora dietrofront) non piace, lo voti e decida la base. Questo è il M5S; non una dittatura di Grillo vestita di finta democrazia partecipativa. Finché c’era Casaleggio (Gianroberto ovviamente, il vero guru del Movimento), anche su voti come l’immigrazione se venivano esautorati facevano un passo indietro; ma Grillo ora è completamente fuori di testa, sembra intento a distruggere la sua creatura. Visti i commenti della gente ci sta riuscendo. Faccia Conte un’altra cosa ora, o no.

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    • Mazzuolatore, ma te hai battuto la testa da bambino, spero, o ci sei proprio nato così?

      Il MoV non è di Grillo, è di TUTTA la comunità, o non è un movimento, ma solo una truffa.

      Se ti piacciono le truffe e i truffatori accomodati.

      LORD BLOG sarà sicuramente contento.

      Solo un ominide di merda come te potrebbe apprezzare le decisioni LENINISTE di Grillo. E i pecoroni dovrebbero anche belare di piacere, secondo gli animali tonti come te.

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      • @SM,
        A mio parere ritornare alla piattaforma Rousseau rassicura molto Grullo, malgrado ci avesse litigato.
        Lo Rassicura che i risultati con Rousseau sarebbero esattamente quelli desiderati, senza sorprese, come ogni volta …..e non dico altro .

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      • @SM,
        A mio parere ritornare alla piattaforma Rousseau rassicura molto Grullo, malgrado ci avesse litigato.
        Lo Rassicura che i risultati con Rousseau sarebbero esattamente quelli desiderati, senza sorprese, come ogni volta …..e non dico altro .

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      • Ahahalhahahahh ahahalhahahahh
        È arrivata la bocca della verità,
        Ma ti hanno fatto uscire dal manicomio? Senza assistente di sostegno? Spero che il cappello tu lo abbia preso.

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    • “Grillo gli ha detto “col cazzo”: questa è casa mia e si fa come dico io.
      fine della questione.”
      La famosa DEMOCRAZIA dal BASSO.

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  2. giornalisti «scarafaggi», «camerieri, servi e servetti». Alessandro Trovino su tante cose hai detto stronzate, ma sui giornalisti, soprattutto quelli come te, hai riportato giusto l’idea di Grillo. Giornalisti «scarafaggi», «camerieri, servi e servetti».

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  3. Vabbé sull’articolo che dire? Una vendetta proprio basica.
    Ma avete sentito Morra pro Draghi e pro passo indietro sul casback “che ci sono ben altri metodi per combattere l’evasione “? Peccato che finora non ce li abbiano detti.

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    • Non gli sembra vero di poter far parte del direttorio a cinque, dopo essere stato espulso…eh, ma lui “è genovese”, quindi è naturale che stia con Grillo, è sicuramente per quello, credici.

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  4. E’ un mistero perché commentatori sciocchi o giornalisti incapaci o lo stessso Grillo truffaldini continuino a ripetere il mantra del ritorno a Rousseau
    Non possiamo rivotare alcunché su Rousseau perché una sentenza ha diffidato Davide Casaleggio dall’uesre ancora la sua piattaforma. Punto.

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