Gli idraulici di casa Draghi

(Anna Lombroso per il Simplicissimus) – Stavolta l’ha proprio fatta grossa il “demiurgo cattivo”, cito da Cioran oggi più che mai attuale come molesto nemico pubblico da fare oggetto di ostracismo e derisione nella sua veste di profeta del peggio incombente, anzi già iniziato, che nega agli altri il dono dell’illusione.

Se n’è accorto perfino il Manifesto, dichiaratamente organ house  del progressismo neoliberista che passerà alla storia, qualora l’evoluzione della cronaca sia ancora in uso negli anni a venire, per aver ospitato il primo appello di intellettuali e pensatori a sostegno di un governo centrista nella storia della Repubblica, che denuncia l’iniziativa di Draghi  di attivare “una nuova struttura «tecnica» per la gestione dei fondi” del Recovery Fund secondo il cronoprogramma del piano nazionale che sta per subire il giudizio divino di Ursula von der Leyen in visita pastorale nelle remota e riottosa provincia.

A suscitare la preoccupazione del quotidiano diretto da Norma Rangeri, quella che definì l’esecutivo vigente un “Conte ter spostato a destra”, cui però andavano riconosciuti il prodigarsi ideale per sanare le disuguaglianze che penalizzano le donne, il riconoscersi nelle raccomandazioni di Papa Francesco sulla “radicalità” della questione ambientale, ma soprattutto l’ammissione che è necessario “cambiare modello di sviluppo”, non è la constatazione che alle alate parole espresse dell’enciclica di insediamento non sono seguiti i fatti, ma la natura dell’organismo testè istituito che si chiamerà «Nucleo tecnico per il coordinamento della politica economica».

Si vede che ci voleva proprio la sorpresa per la scelta dei membri del think tank personale Presidente a far sorgere qualche dubbio perfino in quella accolita di anime innocenti pronte a dare fiducia al liquidatore così come l’hanno data negli anni alla possibilità concreta di “cambiare l’Europa”, con le liste Tsipras, con Sassoli che a sua insaputa equipara Gramsci ai ragazzi di Salò, con Gentiloni che ritrova la parola per annunciarci che torna l’austerità che ci pareva non fosse mai finita, in modo da realizzare l’utopia di Ventotene, così coerente con l’aristocratica custodia dei valori cari ai culialcaldo di tutte le latitudini e le redazioni.

E si vede che non bastava la lettura del farraginoso compendio di aria fritta, di borborigmi di stomachi pieni cui ripugnano i brontolii delle pance vuote degli indolenti che non vogliono ristrutturarsi, delocalizzarsi aggiornarsi per raccogliere le sfide del Mondo Nuovo, di banalità condite con la rapace ferocia che connota gli algidi sicari, ci voleva proprio il piccolo elenco di dignitari promossi sul campo occupato da alti gradi e alti profili.

Si tratta di cinque economisti pronti a sporcarsi le mani con la “pratica”,  Carlo Cambini, Francesco Filippucci, Marco Percoco, Riccardo Puglisi e Carlo Stagnaro, noto per essere il   fondatore e direttore ricerche e studi dell’Istituto Bruno Leoni, una chiesetta nella quale si celebrano i riti propiziatori  in modo che “siano meglio compresi il ruolo della libertà e dell’iniziativa privata, fondamentali per una società davvero prospera e aperta”.

Così è davvero troppo, perfino per quelli dell’andrà tutto bene, quelli che ritenevano che il cigno nero – peraltro prevedibile – rappresentasse una opportunità per cambiare le regole del mercato e gli “equilibri” della crescita disuguale. E’ troppo  perfino per quelli che ci vogliono convincere della indiscussa superiorità sociale, culturale, professionale e pure morale dei “competenti” nelle più svariate e poliedriche discipline, malgrado le loro carriere siano costellate di diagnosi sbagliate, di profezie farlocche, di conti errati, di teorie insensate, malgrado il loro inarrestabile inanellarsi di coglionate e cialtronate sulla “disciplina” dei conti, sull’austerità espansiva, sulla doverosa riduzione del debito, in modo da ridurre stato sociale e diritti, sulla bontà delle privatizzazioni, sull’adesione cieca all’atlantismo, sulla coltivazione irragionevole del primato dell’Occidente da salvaguardare dal meticciato e dalle mire espansive di nuovi attori incompatibili con la democrazia e la crescita sostenibile.

E difatti dello Stagnaro – a Roma è definito così l’idraulico, quello che non fa le ricevute ricattandoti perché intanto ti si allaga casa – al redattore indignato quello che ha proprio aperto gli occhi è il fatto che abbia prodotto nel 2003 un agile volumetto «Una società armata è una società libera» sul diritto di possedere armi, che apre con una citazione di Adolf Hitler, a conferma che c’è sempre bisogno di riorientarsi grazie ai paradigmi del passato per accorgerci delle minacce contemporanee, che per avere contezza dell’eventualità che stiamo vivendo sotto un tallone di ferro tirannico serve un motto del Führer e non bastano Biden, l’imposizione della Nato di comprarci i suoi armamenti usati e di mettere a disposizione dei suoi test i nostri territori, nemmeno le soluzioni finali prospettate dal Grande Reset, e che insomma, come occorre dare una tinteggiata di green alle puzze e ai veleni, altrettanto basta una verniciata di antifascismo con Bella Ciao per legittimare disuguaglianze, prepotenze, censure,  stragi, accompagnate dall’uso incontrastato della menzogna, del ricatto, dell’intimidazione come sistema di governo.

“Non siamo stati chiusi un anno e mezzo per farci riportare a una normalità che abbiamo da subito considerato il problema e non la soluzione”, si legge sul Manifesto che con tutta evidenza ritiene che sarebbe stato legittimo fermare un intero Paese per non penalizzare la Regione focolaio, motore dello sviluppo, emblema di moralità, la più inquinata dai veleni di un’industria che non investe in qualità, innovazione e sicurezza, e posseduta dai demoni del Privato, in ogni settore della società, assistenza, servizi, previdenza, informazione.

Che era inevitabile incrementare le disuguaglianze a cominciare da quella “madre” che ha diviso la cittadinanza in meritevoli di salvezza, con l’accesso in comode case ai fasti dello smartworking e dalla Dad,  e esposti al contagio, quelli essenziali del lavoro manuale, del precariato, della mobilità, intesa anche come viaggi stipati in mezzi pubblici e posti di lavoro insalubri.

Che non si poteva far altro che consegnarsi ai signori della panacee e della pozioni che hanno deciso che è più fertile il vaccino della cura, il profitto della salute, perché ormai il danno era fatto. Così come si sono consegnati alla certezza che non c’è alternativa, che il superstite diritto di parola per gli ammessi e annessi all’ideologia dominante si può spendere cautamente per prendersela con gli affini, le mezze tacche, gli utili idioti, gli impresari dello stagnaro, ma  senza disturbare il Manovratore.

10 replies

  1. “che hanno deciso che è più fertile il vaccino della cura”
    quale cura?
    era partita bene, ma poi…

    tizia,
    non esiste una cura per il Covid, non è che non la vogliono trovare, non esiste.
    altrimenti che cosa hanno fatto i compagni cubani? volevano forse favorire le lobby dei vaccini?
    e i russi? che si sono dannati (ritrovandosi rintronati e mal consigliati, infatti si sono vaccinati non in tanti,
    dalle male voci occidentali sulla loro qualità) a farne 3 di vaccini + 1 light + 1 per gli animali,
    se potevano fare una cura, crede forse che non l’avrebbero fatta,
    fregando così i vax e i novax occidentali?

    lasciamo perdere che tanto non ci arriva neppure con un disegnino.

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      • Le cure esistono, se no spiega come hanno fatto a curare trump berlusconi e altre 10 mila cariatidi del genere.
        Sono guariti spontaneamente ?
        Sù dai speiga, saccente de ste due palle
        Cazzo parli di cosa ?

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    • Sì eccolo. È arrivato il misirizzi bolognese a spiegare alla Lombroso la vita.
      Ne sai veramente troppe! Ormai ho abbandonato l’indice delle tue specializzazioni.

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  2. comunque a Mariolino, dopo gli onori di casa dovuti, la frau Merkel gli ha un poco
    tarpato le ali della libertà
    ha detto chiaro che non ne siamo fuori visto quanto succede in GB, Portogallo e Russia
    con le nuove varianti (che tra l’altro pare passino, dallo stato pre problematico
    a quello drammatico, in una giornata scarsa very quickly dice Boris)
    aprite aprite tutto.

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  3. “che con tutta evidenza ritiene che sarebbe stato legittimo fermare un intero Paese per non penalizzare la Regione focolaio, motore dello sviluppo, emblema di moralit…”.
    E vorrei vedere! Se fosse successo il contrario, non dico nemmeno Puglia o Campania, ma solo Lazio, avremmo visto l’esercito (ma davvero) cinturare palmo a palmo per impedire a quegli appestati terroni di muoversi. Altro che Milano non si ferma.

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