
(estr. di Daniela Ranieri – ilfattoquotidiano.it) – […] “L’Europa lontana, assente, impotente, muta. L’Europa incapace di imporre la pace in Ucraina. L’Europa che non la smette di adulare Trump”. Un bel tricolon, cioè una serie di 3 frasi (di cui la prima con ben 4 aggettivi), fondato su un’anafora per dare enfasi (“L’Europa” ripetuto a inizio frase), apre il libro Diventare una potenza. Istruzioni per una rivoluzione europea (Rizzoli) firmato da Paolo Gentiloni, ex premier ed ex commissario europeo, oggi presidente di quel ramo della Banca Europea per gli Investimenti fuori dalla Ue. Gli tocca sfoderare tutte le armi della retorica per scaldare i cuori e farci amare l’Europa, intesa non come Continente ma come Unione fondata su un Parlamento che però non conta niente, e infatti i suoi araldi ne usano a tonnellate, di retorica; vedi l’ultima fatica del sommo europeista Mario Draghi, dal titolo Competere o sparire (Rizzoli), basato su una fallacia del falso dilemma tipo il famoso “la pace o i condizionatori”, dopo la lettura viene la tentazione di rispondere: sparire.
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La trama gentiloniana è avvincente, ed è la stessa dello spy-action di Draghi: “Siamo sotto assedio, per la minaccia di Putin e l’abbandono di Trump”. Dobbiamo recuperare l’“orgoglio europeista”. Per farlo, Gentiloni, già autore nel 2018 de La sfida impopulista, manuale per battere le destre sovraniste (infatti nel 2022 trionfò Meloni), impersona l’anti-europeista grullo: “Questa Unione Europea ossessionata dalla transizione verde e che si ostina a volerci privare del gas russo. Questa Europa col feticcio della concorrenza e il tabù del debito pubblico” (qui ricorda il Verdone di Acqua e sapone che si fingeva prete: “Questo Cristo che s’immola. Questo Cristo che si sacrifica…”). E prosegue, provocatorio: “Ora vuole addirittura costringerci a spendere per la difesa. Provvedessero i tedeschi”: capito la strategia? Profanare la sacra Unione con una raffica di luoghi comuni (“È un mostro di burocrazia, va fermato”), riducendo a macchietta chiunque dubiti della bontà del riarmo deciso dalla Commissione (ma in realtà ispirato dallo Spirito Santo), per poi squadernare le pregevolezze della suddetta Unione. Quali? Beh, “una sanità pubblica gratuita e di ottimo livello”. Vero: dev’esser per questo che quando ha governato il partito di Gentiloni, nella persona di Renzi, la Sanità è stata definanziata più che da tutti gli altri governi; per questo, anche, alcuni governatori Pd, come Zingaretti nel Lazio, hanno dato un pacco di soldi agli ospedali privati tagliando posti letto pubblici per uscire dal commissariamento. Conti in ordine: il primo comandamento del neoliberismo che ha eroso il welfare. Peraltro Germania, Francia, Belgio e Austria hanno un sistema di assicurazioni private o semi-private obbligatorie.
Bando alle ciance: “Le ingiustizie dilagano ovunque, ma il modello europeo riesce almeno ad attenuarle perché si avvantaggia di tassazione progressiva”, scrive Gentiloni. Vero: peccato per quelle maledette flat tax che negano la nostra Costituzione, come quella per i super-ricchi di soli 100mila euro forfettari l’anno, innalzata a 200mila da Meloni! Chi l’ha fatta? Renzi; ma in quel governo Gentiloni era solo ministro degli Affari esteri, praticamente un consulente pro bono. “Ecco, queste sono le voci di chi dall’Europa vorrebbe tutto, a condizione che non possa fare nulla. La mia è una voce fuori dal coro”. Ecco, quando uno pensa a Gentiloni pensa proprio alla voce fuori dal coro, critica, coraggiosa, anticonformista. Infatti anche lui offre l’obolo al semidio che ha salvato l’euro, ripetendo la parola-chiave per accreditarsi presso il potere vero: “federalismo pragmatico”, il Fidelio già pronunciato da Schlein nell’intervista rilasciata al Foglio per ingraziarsi l’establishment, che dovrebbe significare una federazione di Stati con chi ci sta, con una Difesa unica, aperta anche a Ucraina e Regno Unito. E poi bisogna ritrovare “il grido fondativo dell’unione tra europei”: “Mai più la guerra!” (continuando a riarmarsi, certo) a cui sono seguiti “decenni” di pace; possono confermarlo i cittadini di Belgrado, a cui abbiamo impartito la lezione a forza di bombe griffate Nato per 78 giorni a partire dal 24 marzo 1999.
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Insomma: Gentiloni ha un sacco di idee (fosse stato al governo italiano o almeno alla Commissione Ue!) e il suo “tosto pamphlet” (Repubblica) è la continuazione del libro di Draghi con altri mezzi: lì il pericolo era “l’ostilità di Putin”, qui è direttamente “l’espansionismo di Putin”. Ecco perché tanta retorica: “ci vuole più Europa” vuol dire che, visti i bei risultati della vecchia politica di tagli alla spesa pubblica, ora devono farci ingoiare il riarmo e altre armi all’Ucraina, dandosi pure arie da padri della Patria. Scommettiamo che il prossimo candidato dei Buoni alla presidenza della Repubblica, contro qualche nostalgico del Fascio littorio, sarà uno dei due eroici autori.