Il Generale cerca a Reggio la sua Sassonia e sfotte in piazza il candidato romano caro ai B.: “Volete uno di voi o Barabba?”

Vannacci sfida i Berlusconi: Roscioli c’è, ma non si vede

(di Antonello Caporale – ilfattoquotidiano.it) – L’ardito atterra nella città del Boia chi molla e avanza tra gli “avanguardisti” raccolti a corona in piazza Duomo, “davanti al simbolo della cristianità”, ricorda il camerata apripista. Il generale è qui, per chiedere: “Volete voi uno di Reggio o Barabba?”.

In piazza discutono su chi sia Barabba mentre Roberto Vannacci chiude la magnifica esperienza elettorale di Futuro nazionale qui, nella città dei moti del 1970 guidati dalla destra missina, nella terra più nera che ci sia. Una rivolta contro lo Stato centrale finita dopo mesi di scontri nel sangue. “Finirà come in Sassonia”, annuncia lui.

Nelle elezioni suppletive di domenica Futuro Nazionale propone Mimmo Giannetta, un medico timido e mite, politico di professione, che sembra uscito da un convegno dell’Udc. In effetti il candidato avanguardista fino alla primavera scorsa era un liberale, capogruppo in Consiglio regionale di Forza Italia.

Poi “il traditore”, come l’ha chiamato Roberto Occhiuto, è passato con Vannacci perché il nuovo dominus della città, Francesco Cannizzaro, a cui spettava il diritto di scegliersi il sostituto alla Camera (il neo eletto sindaco era deputato uscente), ha voluto accontentare Marina Berlusconi e ha chiamato il tesoriere del partito, il romano Fabio Roscioli. “Il candidato in contumacia”, lo sfottono in città perché Roscioli non s’è visto e magari si affaccerà per i ringraziamenti, lunedì sera. Il sindaco Cannizzaro ha spiegato: “È il mio sostituto, rimane in Parlamento per cinque sei mesi e basta. L’ho scelto perché serve qualcuno che mi dia una mano”. In quanto ad autostima Cannizzaro non difetta. “È uno che si sbraccia, che suda, che s’accalora ma che vuole tutti a scodinzolare”, dice Vannacci.

Reggio Calabria è una città che piange. I giovani sono fuggiti, le case vuote e sbriciolate, azzannate dall’incuria. “Case troppo grandi per famiglie troppo piccole”, dice Demetrio Carlizzi, sindaco agli inizi del duemila. Reggio è una città che si sta svuotando, che mostra i blocchi di cemento già provato dall’età, le strade bucate e l’idea che bisogna fuggire.

“Il più bel chilometro d’Italia”, decretò Gabriele D’Annunzio. È il lungomare sul quale si affacciava Salvatore Quasimodo, assunto come geometra del Genio civile. È la via, bendata da un circuito da maestose magnolie, che apre la città alla Sicilia e dà a Reggio una luce strabiliante e la modella, la muove, la ricolloca dentro il mare dello Stretto, nella fantasmagorica posizione di vivere tra Scilla e Cariddi.

Lunedì sapremo se Reggio Calabria sarà la Sassonia di Vannacci, ma è certo che il candidato di Futuro nazionale rompe ben bene le uova nel paniere del centrodestra, che qui è fortissimo. È Forza Italia il partito leader, con Fratelli d’Italia che segue a ruota. La misura della consistenza della destra radicale è stimata sopra al dieci per cento, ma non oltre il quindici per cento. “Non credo alle favole, noi saremo i primi”, dice Cannizzaro, il sindaco portavoce del candidato inesistente, nel senso che c’è ma non si vede.

Fabio Roscioli è il tesoriere di Marina Berlusconi, è l’uomo che conta, nel senso proprio del termine. Entrate e uscite, ricavi e spese e soprattutto fa il punto sulla situazione debitoria nei confronti della famiglia di B. il fondatore.

“Io conosco Reggio Calabria, palmo a palmo posso indicare vicoli e piazze”, Frank Benedetto, cardiologo e grande tessitore di voti è il candidato del campo largo, la scelta del centrosinistra è una indicazione conservativa. Un nome della sanità pubblica, della società affluente.

“In famiglia c’è sempre qualcuno che ha problemi di cuore. E in ogni famiglia c’è sempre qualcuno che conosce il cardiologo dell’ospedale, il primario sempre disponibile”.

La sbandata per Vannacci esiste anche se la piazza che lo accoglie non è pienissima e anzi si conta anche una robusta selezione di fischietti, giovanissimi armati di matite e cartoni contro le ultime uscite pubbliche del generale.

Vannacci con il capello appena tinto e l’ardimento di un soldato che non ha paura, “abbiamo la forza, la capacità, le competenze” avanza tra gli applausi: “Tutti ci temono: i giornali, le tv, gli altri partiti”. Vuol dire che siamo forti.

I reggini si accostano e guardano. “Qua si dice che si va al forno che caccia il fumo”, spiega Raimondo, cittadino in cerca di un partito. Il fornaio di successo è quello col forno acceso e Vannacci è il politico che ha il vento a favore, è la novità.

“Non ascoltatelo, Reggio ha un cuore grande così e saremo noi gli interpreti della rivoluzione”, dice il sindaco sempre interpretando Roscioli, il candidato assente.

“Lui è Barabba”, avverte Vannacci, generalissimo, applaudito e festante.

“Il centrosinistra sarà la sorpresa”, garantisce Benedetto, “mi chiamo Frank, eh!”.

Riggiu, chiù ti viu chiù mi affliggi.