Che ci fa Shrek con Biancaneve?

(Fulvio Abbate – Huffpost) – C’è una foto dove l’imponente, il monumentale, la montagna, lo “Shrek” Guido  Crosetto solleva Giorgia Meloni, è lo scatto del “battesimo” cerimoniale ufficiale del loro partito. Per dirla in termini botticelliani, lì avviene la “nascita di Venere” di una nuova leader politica, se è vero che la foto dovrebbe storicamente, cronologicamente coincidere appunto con il giorno del varo del soggetto che li ha visti e ancora adesso li vede insieme, Fratelli d’Italia. Scommessa riuscita, visti i numeri in crescita.

Insieme, sebbene l’altro, Crosetto, sempre si mostri in posizione defilata, a figura assai meno che intera perfino a dispetto della citata evidenza fisica, da dietro le quinte, addirittura da ex parlamentare che ha virtuosamente rinunciato al seggio, per eleganza o magari perché ritenuto un inutile ingombro di tempo per un signore benestante quale Guido Crosetto è.

Quanto a Fratelli d’Italia, soggetto post-Msi e post-An, pochi avrebbero scommesso, convinti nella riuscita dell’operazione in termini del vivacchiare, e invece guarda i sondaggi e ricrediti.

Quando citiamo il legame esattamente da suggeritore, consigliere, eminenza chiara e dichiarata, sebbene defilata, di Crosetto presso la Meloni giunge anche una citazione canora che traccia sul poster da disegno della politica un ideale prato colmo di margherite, “Il gigante e la bambina”, testo di Lucio Dalla, voce di Ron, Rosalino Cellamare, il riferimento ancora una volta è alla mole, anzi, alla disparità di sostanza fisica che intercorre fra loro; nel senso che Crosetto, messo accanto a Giorgia, dà ancora la stessa sensazione dell’ombra minacciosa del cacciatore incaricato di uccidere nel bosco Biancaneve, in realtà Crosetto è una sorta di stabilizzatore silenzioso dell’intero progetto FdI nella prospettiva futura del governo, ammesso che mai possa accadere. Essendo Guido persona navigata di mondo, al quale non difettano garbo, intelligenza, signorilità e assenza di tracotanza, la sua presenza non potrà che fare del bene a una ex militante di un’organizzazione giovanile neofascista.

Di Guido Crosetto, personalmente, penso altrettanto ogni bene possibile, sebbene non comprenda perché mai abbia scelto di collocarsi proprio lì, dove si ha timore di riconoscere la natura criminale del fascismo. Non vedendo in lui alcuna voglia di mistificazione, rispetto al retaggio del regime, già bene rifugio subculturale nazionale.

Non si vorrà negare che ampia parte del nostro Paese reputi che il fascismo sia stato una immensa opportunità per la crescita narcisistica della nazione, e anche personale, se l’Italia, lo Stivale, è un luogo sostanzialmente popolato da una debordante piccola borghesia, ricordiamo pure che Mussolini dette loro, ai nostri nonni e ai nostri genitori, fin da piccini, una divisa, facendo credergli che potessero, anche nelle circostanze meno favorevoli, perfino da semplice capo fabbricato, non necessariamente da console generale della Milizia, pronunciare un: “Lei non sa chi sono io!”  

Singolare che la Meloni abbia detto che il fascismo è fenomeno d’importazione, nonostante, restando nei paraggi del “male assoluto” perfino Gianfranco Fini si era spinto verso l’abiura totale, dimenticando che si tratti di un’eredità che talvolta, addirittura con orgoglio, il turista della vita e della storia italiano vanta come tesoretto, ricordando che perfino Hitler, ovvero il modello massimo la versione più extrastrong di fascismo, si era riferito a Mussolini, allievo e maestro.

Eppure sono della Meloni queste recentissime parole: “FdI non deve ogni volta sviare il discorso sul fascismo. Mi sorprende sentir ripetere questa affermazione anche da una persona colta come Galli della Loggia. Il fascismo non è una ‘peculiarità’ italiana. L’intera Europa è stata coinvolta e travolta dalla furia ideologica di nazismo, fascismo e comunismo”.

Chissà dov’era il cacciatore dal cuore puro Guido Crosetto, quando Biancaneve le ha pronunciate? Sì, a ragionare di candidature: “Sarò duro e sincero: il centrodestra non sta affrontando le amministrative a Roma per vincerle, ma per cercare in qualche modo di regolarsi all’interno. Adesso il problema del centrodestra si chiama Giorgia Meloni: sta crescendo troppo e bisogna evitare che le amministrative siano un ulteriore elemento di crescita per la Meloni. Qual è l’idea di diversità che c’è? Perché altrimenti sono solo gruppi di potere che si scontrano senza un ideale”.

Fascismo a parte, non vorrà farci credere che la stessa scommessa di possibile occupazione del potere, visti i numeri in crescita, non riguardi anche il partito suo e di Giorgia Meloni? Quale, se non un calcolo di governo, di potere, un modo di non amareggiare un elettorato endemicamente “fascista” per ragioni familiari ereditarie, impedisce a Guido Crosetto, davanti all’ambiguità della sua protetta, di intervenire riportandola alle aste della più essenziale cultura “civile”?

16 replies

  1. ” al quale non difettano garbo, intelligenza, signorilità e assenza di tracotanza, la sua presenza non potrà che fare del bene a una ex militante di un’organizzazione giovanile neofascista.”

    È talmente coatta che pure il tizio che raccoglie il ferro in giro le farebbe bene.
    Sull’intelligenza di Crosetto altro falso mito, genere “fine bibliofilo”.

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  2. Guido Crosetto parte dalla DC, serbatoio cuneese, che ha dato all’Italia oltre che sede per militari di mondo anche personaggi alla Briatore a alla Santadechè alias Garnero.
    Anche se iscritto non si è mai laureato, dichiarando invece sul sito ufficiale della Camera dei deputati “laureato in economia e commercio”. Scoperto Crosetto a tal riguardo ha ammesso di aver raccontato una bugia, in questo più onesto della Fiona domestica.
    Si autodefinisce esperto in attività economiche (degli altri) perchè non ha mai svolto attività imprenditoriale.
    In ogni caso si trasferisce in Forza Italia, poi insieme alla fascio-coatta e a Ignacio fondano fratelli d’Italia,
    ‘Azz che OGM che è venuto fuori.
    ed eccoli qua belli che gonfiati dalla propaganda sondaggista

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    • non sono le idee che devono avere successo,
      indipendentemente da chi le porta innanzi?

      qui invece siamo al cabaret,
      non sono i testi che devono avere successo,
      ma “gli attori” che li interpretano.

      all’ultimo che è riuscito nell’impresa di fare il “capo della compagnia”
      non è andata benissimo, e pure a quelli che applaudivano dalla platea
      e dai loggioni – magari ai primi un poco meno – non è che abbiano avuto
      sorte migliore.

      ma se credete che in realtà abbiate avuto successo, accomodatevi,
      di illusi il mondo è pieno.

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  3. Deve esserre cambiato il tizio che sceglieva gli articoli per Infosannio. Prima c’era uno che metteva sempre al primo posto l’editoriale di Travaglio che è e resta uno degli articoli più letti della stampa. Ora invece c’è uno che Travaglio non lo mette mai (forse è la stessa blogger assatanata che lo criticava sempre).
    Comunque, ritenendo grave questa mancanza, anche cinsiderando il livello bassino degli articoli proposti, lo pubblico io, integrando una mancanza che ritengo poco seria:

    MARCO TRAVAGLIO-GIUSTIZIA DI CLASSE- IFQ- 5 giugno 2021.

    Dopo aver fatto inciuci con tutti e il loro contrario ed essersi ridotti a percentuali da prefisso, i Radicali sono atterrati in braccio a Salvini. Auguri a loro, ma soprattutto a lui. Il prestigioso sodalizio raccoglie firme per sei referendum che renderanno la giustizia – l’avreste mai detto? – “giusta”.
    Siccome i quesiti sono scritti in un idioma che fa apparire il sànscrito una passeggiata di salute (solo il 2° conta ben 1074 parole), ci siamo armati di un decrittatore per codici cifrati e li abbiamo tradotti.

    1. Responsabilità civile dei giudici. Oggi chi ritiene di aver subìto un torto dalla giustizia può chiedere i danni allo Stato. Se vince il sì, potrà fare causa direttamente al magistrato. Così chiunque sarà condannato nel penale o si vedrà dar torto nel civile denuncerà i suoi giudici. Che saranno sepolti di denunce. O, per evitarle, non condanneranno più nessuno e, fra un potente e un poveraccio, daranno ragione al primo, a prescindere. Giustizia giusta?

    2. Manette difficili. Si vuole abolire la custodia cautelare per i delitti puniti con pene sopra i 5 anni nonché per il delitto di finanziamento illecito dei partiti”. Quindi, se non si può più arrestare neppure per finanziamento illecito e per i reati gravi, i delinquenti in guanti bianchi (e pure di strada) resteranno liberi di inquinare le prove, fuggire e commettere altri reati. Giustizia giusta?

    3. Separazione delle carriere fra pm e giudici. Se il pm ha fatto per un po’ il giudice, ha assorbito la cultura dell’imparzialità tra accusa e difesa (Falcone e Borsellino furono giudici istruttori e poi pm). Se invece fa solo il pm, assorbe la mentalità dell’accusa, tipica delle forze di polizia, non della magistratura. Quindi, una volta separati dai giudici, i pm saranno più “giustizialisti” di prima. Giustizia giusta?

    4. Abolizione della Severino. L’altra sera dalla Gruber Salvini vaneggiava sulla barbarie di cacciare sindaci e amministratori locali condannati in primo grado. Forse non ha letto il quesito, che propone di abolire l’“incandidabilità e il divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi”: cioè vuole riportare in Parlamento, al governo e negli enti locali persino i pregiudicati (in Cassazione, non in primo grado) per reati gravi. Giustizia giusta?

    5. Elezioni al Csm. Chi si candida non dovrà più raccogliere firme. Il che, con la giustizia giusta, non c’entra una mazza.

    6. Consigli giudiziari. Nelle filiali locali del Csm che giudicano la bravura dei magistrati, avrebbero diritto di voto pure gli avvocati. Cioè, per dire, a Palermo a valutare la professionalità di Nino Di Matteo potrà esserci l’avvocato di Matteo Messina Denaro. “Giustizia giusta”, come no.

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  4. A proposito di fasci, nessuna domanda sulla storia di una madre che nel ’76 rifiuto’ di abortire, rinuncio’ a fare le analisi come prescritto, ed eccola qio Giorgia Meloni?

    Nessun/a giornalista, soubrette del video o della carta stampata?

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    • @Ennio
      che intendi dire? Che c’entra una madre che non ha voluto abortire?
      Ti rendi conto almeno del livello subumano a cui scendi?

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    • Come storia accaparra voti è eccellente, molto meno il partito in cui si sono imbucati i più fasulli e beceri politicanti di professione.

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    • Bravo Ennio.
      È un passaggio del libro della fascio coatta peracottara a rotelle che è stato smontato da Selvaggia Lucarelli.

      https://mobile.twitter.com/stanzaselvaggia/status/1392799850543161346

      “Naturalmente attendiamo che @GiorgiaMeloni chiarisca questa storia. Sua madre stava abortendo clandestinamente e non è andata come racconta nel libro o non ha mai pensato di abortire?”, ha scritto la blogger. “Nel 1976 l’aborto era illegale. Non funzionava così. Hai mentito tu o tua madre?” E ancora: “C’è solo un problema in questo racconto scritto con quell’impellente bisogno di verità che Giorgia Meloni si porta dentro: e cioè che quando la madre di Giorgia Meloni era incinta di Giorgia Meloni la legge sull’aborto non esisteva”, scrive la giornalista. Sul tema l’ex ministra del governo Berlusconi aveva parlato anche nell’ultima puntata di Verissimo, sabato scorso, quando a Silvia Toffanin aveva spiegato il forte legame con la madre, che aveva pensato di non proseguire la gravidanza, tanto da essersi recata in ospedale per alcune analisi, ma aver poi cambiato idea quella stessa mattina, dopo aver ricevuto una telefonata.

      La presunta incongruenza evidenziata da Selvaggia Lucarelli rischia di generare un ampio dibattito contro la leader di FdI, data in grande ascesa nei sondaggi. In molti, tra l’altro, hanno visto nel suo libro, “Io sono Giorgia” un’accurata operazione di marketing in un momento in cui la Meloni è di fatto l’unica leader politica all’opposizione, in grado di canalizzare sul suo partito tutto il malcontento nei confronti del governo attualmente in carica.

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  5. di Marta Vigneri
    4 Giu. 2021
    729

    Fratelli d’Italia ha deciso di regalare la biografia di Giorgia Meloni “Io sono Giorgia” agli studenti delle scuole superiori di Verbania, in Piemonte. Ma il Comune è intenzionato a bloccare l’iniziativa lanciata dai giovani del partito con l’obiettivo di “dare la possibilità ai giovani di scegliere di leggere un libro nuovo, appena pubblicato, che racconta l’ultimo ventennio di storia politica italiana visto con gli occhi di una grande patriota”, hanno spiegato.

    Almeno tre gli istituti e oltre 3mila gli studenti a cui sarebbe distribuita gratuitamente la biografia di Meloni. Secondo l’assessore alla Cultura e Istruzione di Verbania, Riccardo Brezzi “la proposta è un atto di provocazione politica che supera ogni limite”. “Che i giovani facciano politica e si occupino della cosa pubblica è senz’altro una buona notizia ma strumentalizzare la scuola pubblica per fini politici di parte è quanto di più scorretto si possa fare”, ha scritto l’assessore in un post su Facebook.

    “Il mio ruolo amministrativo mi impone di scindere il giudizio politico da quello istituzionale, ma questo non mi impedisce di esprimere tutta la mia contrarietà verso questa proposta che non ha alcuna possibilità di essere realizzata. Gli studenti e le studentesse leggono e leggeranno ciò che vogliono, ma non saranno i partiti politici a decidere cosa. Quindi, per quanto di mia competenza, la biografia di Giorgia Meloni continuerà a rimanere fuori dalle scuole verbanesi“, ha assicurato Brezza, ex segretario cittadino del Pd, spiegando che le scuole per il momento “non hanno ricevuto alcuna comunicazione di questa donazione” .Se i giovani del Pd regalassero alle scuole il libro di Enrico Letta sarebbe lo stesso”, ha sottolineato

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