(di Marcello Veneziani) – Figuratevi se conta qualcosa essere esclusi da un festival letterario, a Salerno o dove volete voi. Anzi, ti si nota di più se vieni epurato. Escludere Erri De Luca perché ha negato il genocidio di Gaza e si è schierato dalla parte dei sionisti, inverte un canone. Di solito era lo stesso De Luca a interpretare il ruolo di Anima Bella, col suo volto scavato e sofferto alla Eduardo, rispetto al mondo circostante; stavolta invece i ruoli si sono invertiti e De Luca ha pagato il suo mancato allineamento al coro. Dal mio punto di vista De Luca ha torto, ma è importante che io premetta: dal mio punto di vista. Non ho nessuna pretesa di erigermi a fonte unica della Verità Assoluta. Esprimo idee, le firmo, mi assumo le responsabilità conseguenti. Stiamo parlando di valutazioni, libere opinioni; la mia, la tua, la sua. Non stiamo stabilendo l’Unica Opinione Fondata e Autorizzata rispetto a cui le altre non hanno diritto di espressione e di asilo. Ho nausea a ripetere queste cose così banali e scontate, dovrebbero essere di comune evidenza; è come se all’università ti fanno tornare in prima elementare: ma visti i fatti, evidentemente scontata non è la libertà di opinione e il suo significato: pensarla diversamente e dirlo pubblicamente, senza subire censure. Poi se commetti un reato, se calunni o diffami qualcuno, sarai condannato; ma finché esprimi punti di vista, dovresti poterli dire senza colpo ferire.

La motivazione per l’esclusione di De Luca è attinta direttamente dal prontuario woke: la sua opinione urtava la suscettibilità di tanti ospiti che la pensano diversamente, è troppo divisiva. Ma se non è ammesso dividersi non c’è libertà d’opinione; c’è catechismo. E se non la pensi come gli altri, fossero pure la maggioranza, non li stai insultando, offendendo, picchiando; esprimi solo un diverso punto di vista. Se urta la tua suscettibilità chi non la pensa come te, hai problemi tu, non lui. Tu puoi esprimere la tua opinione nel merito e dire che su quel tema sta sbagliando, come penso anch’io.

Ma la questione è ben più vasta e radicale anche se altrettanto banale e superficiale. Erri De Luca era stato invitato a De Luca City (il suo omonimo sindaco e rifondatore della Città) in quanto membro della parrocchia. Ora, avendo commesso un peccato rispetto al catechismo, la parrocchia lo esclude. Come ha censurato Francesco De Gregori ed Enrico Ruggeri, cantautori dalla mente libera. E come si censurano artisti, musicisti e atleti russi, israeliani, iraniani.

Altri autori sono esclusi a priori da queste rassegne perché non fanno parte della parrocchia; hanno altre idee, altre opinioni, dunque non invitiamoli, non recensiamoli, ignoriamoli. Di quegli altri nemmeno si parla, dei loro libri e opere figuriamoci, non esistono. Ai premi letterari non ne parliamo. E dove sono obbligati, per ragioni di sponsor e di istituzioni, a simulare un po’ di pluralismo, li ammettono in qualche sottoscala delle loro rassegne. Ma non siamo in un regime totalitario e da noi anche l’intolleranza è temperata dall’inefficienza, da qualche maglia larga o bucata, da distrazioni, ignoranza o dal buon rapporto personale, da qualche scambio di favori, dalla micioneria amicona dell’autore che ha opinioni non conformi. È possibile che qualche pesce piccolo sfugga alla rete della censura. Ma la censura c’è, eccome. Solo che avvenendo a priori, non si può nemmeno citare.

Passano i decenni, tramonta il comunismo, arriva l’intelligenza artificiale, ma quell’intolleranza c’è ancora, con la relativa epurazione; funziona bene quando è fatta a priori, così non se ne accorge nessuno. Escludere dopo aver invitato, invece, è una gaffe. Ed escludere uno che comunque è della parrocchia è un errore. Molte delle critiche di altri scrittori alla censura del festival di Salerno, lette in filigrana, dicono proprio questo, senza dirlo. È un compagno che sbaglia, è dei nostri, non è mica un conservatore, un reazionario, un fascista o comunque un destrorso, ha la patente di Vero Scrittore perché risponde ai requisiti richiesti, è stato beatificato in poltrona dal Sant’Uffizio di Fazio, non possiamo revocarla. Questa mentalità intollerante, censoria, ai limiti dell’associazione mafiosa, è tipica del mondo culturale e politico di sinistra. Diciamolo, senza mezzi termini.

E nei paraggi di quella che per convenzione chiamiamo destra come si comportano? È interessante studiare quell’altra parte. Ci sono due particolarità. La prima è che non gliene frega niente della cultura, delle idee, dei libri, e dunque non sono intolleranti perché sono indifferenti. A loro non importa nulla di quella roba là, e se vuoi dare una connotazione positiva a questo loro deficit, dirai che si occupano di cose concrete, sono realisti. Magari poi non realizzano un bel nulla, ma per esempio sono bravi a durare al potere, a costo di negare pure la loro madre…

Poi c’è una seconda caratteristica che li contraddistingue. Se dispongono di un potere culturale puntano a compiacere quelli della parte avversa, la prima cosa che fanno è tenerseli buoni, si allineano pure alle loro esclusioni o emarginazioni, anche ai danni di coloro che la pensa(va)no come loro (pensare, una parola grossa). Così loro la scampano, la sfangano, o perlomeno pensano di farla franca, di essere risparmiati. Sono inadeguati al ruolo, non vogliono sfigurare e dunque accettano quel che passa il convento e la conventio, anche quella ad excludendum. Anche loro sono intolleranti ma verso la loro stessa parte, ossia verso chi avendo libere opinioni è reputato traditore, disertore, infame. Questa tiritera dura da tempo, la osservo ormai da lontano e da straniero.

Ma cosa pensi di De Luca? Ho letto poco di lui, e quindi esprimo un giudizio parziale, su un paio di libri letti. Alcune sue pagine mi sono piaciute e, a differenza della parrocchia che ignora chi non fa parte del circoletto, le ho pure citate; ma di solito non mi piace, non mi interessa ed esprime idee che non condivido. Forse è sopravvalutato, ma è un parere, non leggo molto di narrativa e ho letto troppo poco di lui per poter esprimere giudizi compiuti; è solo un punto di vista. Già i punti di vista, quello è il problema: a sinistra ne vedono solo uno e a “destra” non ne vedono nessuno. Ma i punti di vista esistono al plurale e sono un segno di libertà, intelligenza e dignità.