E allora, balle!

(Giuseppe Di Maio) – Sono sicuro che è solo nostalgia la mia abitudine ai programmi di partito. Sì, proprio quei voluminosi libretti che negli anni ’60 e ’70 circolavano tra chi aveva interesse alla politica. Ho nostalgia dei congressi provinciali, regionali e nazionali dove s’affrontavano le idee. E solo di quelle allora bisognava parlare, anche se dietro le facce dei leader di corrente si celavano chiari gli interessi personali. Poi, ad un certo punto, si cominciò a semplificare. I rari paradigmi e gli scarni slogan moltiplicarono le interpretazioni delle tifoserie. I complessi sistemi ideologici non erano fatti per la comunicazione di massa e a mano a mano furono aboliti.

Con la semplificazione l’antifascismo e l’anticomunismo, che avevano nutrito tutto il dibattito politico del dopoguerra, si dovettero rassegnare a non essere gli unici “anti” della nuova era. Nacquero nuovi nemici, dunque nuovi liberatori, che invece di rivolgersi a pochi cittadini “grandi elettori”, parlavano a tutti col linguaggio di tutti. Ecco i partiti della propaganda, che col tempo non hanno definito più nessun programma se non la caccia alle preferenze del popolo elettore. La classe politica senza pericolosi orientamenti ideologici è divenuta sempre più scadente, la provocazione ha invaso lo spazio collettivo, la democrazia s’è ridotta a gossip.

La frana che all’inizio del decennio ha sommerso l’elettorato di destra – quasi simultaneamente in PDL e Lega dopo i terremoti in entrambi i partiti seguiti alla cacciata di Berlusconi dal governo – ha dato vita al leaderismo fai da te. Salvini aveva ereditato un partito al 3%, ormai incapace di attrarre il consenso dell’elettorato reazionario. Perciò, con la complicità della stampa amica e in funzione anti 5 stelle, invece di star lì a ricordare a Roma che il nord se ne va, ha cominciato a blandire la gente; invece di indicare obiettivi ha prospettato vantaggi. Non fa niente se è all’opposizione o al governo: anche se ci fosse proprio lui a palazzo Chigi, le colpe sarebbero sempre del suo nemico elettorale.

Lo stesso ha pensato di fare la destra di Meloni. Anche il suo partito era al 3%, ma aveva amici contigui nel grande partito di destra, un bacino elettorale ormai interscambiabile. Nessuno di costoro indica una miserabile idea di società, ma si palleggiano l’elettorato reazionario a forza di accuse ai governi attuali o passati, e a forza di profferte sediziose. E il popolo, che ormai fatica a capire gli obiettivi, segue solo chi accusa gli altri del suo disagio, solo chi grida di più. Allo stesso modo anche nel cosiddetto centrosinistra fioriscono le accuse, le intimazioni alla vergogna. Poiché in assenza di idee non c’è più destra o sinistra, ma solo parole d’odio e parole al vento.

Tuttavia si temono come la peggior jattura quelle che ormai vengono solo dall’Europa, le indicazioni che precedono e seguono i denari del Recovery: un sistema giudiziario efficiente, un’informazione non asservita al Capitale, un welfare all’altezza del momento, una tassazione adeguata al peso del debito, un salario minimo…

4 replies

  1. Ma agli itagliani non frega nulla ah ah ah a loro … gli itagliani ….basta e avanza postare cazzate sul Web il resto sono solo cazzate 😂🤣😂

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  2. Ribadisco quanto ho scritto altrove:
    Concordo totalmente, è proprio quello che ho sempre pensato anch’io riguardo a Lega e F.I. Il guaio serio, anzi grave e inspiegabile, è come mai la carciofara romana continui a incassare consensi e non è spiegabile solo dal fatto che sia all’opposizione. Un soggetto falso e ipocrita come lei e come il cazzaro padano dovrebbero al massimo competere col partito del pregiudicato di Arcore e invece stando ai sondaggi….Siamo davvero un popolo di fetenti, pecoroni e ignoranti!

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  3. Questo è il livello dell’elettorato italiano, che cosa vogliamo aspettarci? https://www.youtube.com/watch?v=zIx-6rpy_d8&t=218s

    Prevedo negli anni un peggioramento, perchè almeno i giovani che studiavano 20 – 30 anni fa erano molto più politicizzati, ora si sono un po’instupiditi con i telefonini, ed anche il livello della dialettica è al quanto sceso, non esiste informazione politica, ma solo pettegolezzo.,

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