(estr. di Daniela Ranieri – ilfattoquotidiano.it) – […] – Poveraccio, il ministro Lollobrigida, intervistato dal Corriere per festeggiare la trovata elettorale della sua ex cognata di “abolire” (in realtà sospendere per un anno) il bollo dell’auto, e infilatosi da solo sul finale dentro un cul-de-sac ideologico che vale come un atto di fallimento (o liquidazione giudiziale) del governo in cui presta diciamo servizio.

[…] Alla domanda se sia preoccupato del calo elettorale di Lega e FI, Lollo risponde: “Le prossime elezioni saranno un confronto tra due idee di Italia: la prima è stabile, ha abbassato lo spread, ha tenuto i conti in ordine e si è fatta valere all’estero. L’altra è una somma di partiti senza ancora nemmeno un leader”. Non gli viene in mente proprio nessun’altra medaglia da appuntarsi al petto, a Lollo, ministro di punta del primo governo dei post-fascisti, a parte conti in regola (vabbè: rapporto deficit-Pil sopra il 3%; debito pubblico tra i più elevati dell’Eurozona; crescita ferma e salari bassi) e spread sotto controllo.

Dal sacrario di Affile dedicato al gerarca fascista e criminale di guerra Rodolfo Graziani, alla cui inaugurazione un giulivo Lollo partecipò in quanto assessore della Regione Lazio, ne è passata di acqua sotto i ponti!

[…] Nei suoi discorsi, Mussolini si scagliava spesso contro la borghesia, intesa come categoria cultural-finanziaria posta a difesa della consuetudine, contrapposta al futurismo nuovista e fracassone del fascismo; sprezzante verso gli avversari, Mussolini ostentava sarcasmo, capacità di nuocere e manie di grandezza, avendo la romanità come mito (privo di IA, doveva lavorare di fantasia, facendo credere al popolo che i Romani avrebbero apprezzato come un valoroso guerriero uno con le sue mediocri doti fisiche). Poi, vabbè, anche Mussolini parlava di difesa della famiglia e del pericolo di invasione (non del “nero”, ma del “giallo”, anche se il nero esponeva al meticciato nelle colonie). Anche lui, come i ragazzi del Colle Oppio, tra cui Giorgia e Lollo, elogiava “il senso della virilità, della potenza e della conquista” (Gadda lo chiamava “fabulatore ed ejettatore di scemenze”), ma mai nella vita avrebbe elogiato i feticci dei nuovi borghesi: conti in ordine e spread basso.

Chi glielo va a dire, sulla tomba di Predappio, che i suoi eredi – che hanno preso i voti presentandosi come testa d’ariete per scalzare le élite finanziarie sovranazionali – ora si vantano di piacere alla borghesia?