“La scuola non è un servizio a richiesta”: la lettera alle famiglie della preside

(Chiara Sandrucci – corriere.it) – C’è chi vuole stare in presenza sempre e chi invece chiede la Dad per un mal di testa. Genitori esperti di didattica che criticano tutto e il contrario di tutto. Medici che scrivono nei certificati come erogare il servizio. Sommersa da decine di mail subito dopo il rientro al 50%, Francesca Di Liberti, preside del liceo Regina Margherita, ha scritto una lettera alle sue 1600 famiglie per «ripristinare un dialogo improntato al buon senso».

Preside Di Liberti, le famiglie sono allo sbando?

«Mi sono allarmata perché abbiamo ricevuto richieste di tutti i tipi, anche all’interno della stessa classe. Ho scritto una lettera informale alle famiglie dopo averle viste andare in direzioni opposte e scompaginate. Con questa ultima tornata di rientri sembra che si sia interrotto il dialogo, non riusciamo a conciliare le esigenze: ognuno ci manda il suo personale punto di vista».

Che richieste vi fanno?

«Tante famiglie hanno una grande paura di far rientrare i ragazzi in presenza e hanno chiesto di restare in Dad senza reali motivazioni, perché non si trattava di studenti “fragili”. Di contro, un’altra parte ha demonizzato la Dad a tal punto da pretendere un rientro al 100%».

E poi si arrabbiano?

«Si scatenano conflitti perché sembra che la scuola non voglia andare incontro alle loro ansie. Ho chiarito che non verranno concesse deroghe ai turni settimanali, né in un senso né nell’altro. La scuola, come ho scritto, non è un servizio a richiesta».

E c’è chi segue anche le lezioni?

«Mentre l’anno scorso la scuola è entrata nelle case, adesso sono le famiglie che restano in classe insieme ai ragazzi. Il commento perenne sulle chat dei genitori, in diretta durante le lezioni a distanza, non è ammissibile. È un’invasione di campo, non tanto per i docenti che non hanno nulla da nascondere, quanto per gli studenti: la relazione educativa deve essere scevra da interferenze».

Ma non è un modo per capire che succede?

«Tutti stiamo intorno ai ragazzi, ma non ci sostituiamo a loro. Tanto più in una scuola superiore dove dovremmo lavorare per la loro autonomia. Qual è il ruolo delle famiglie alle superiori? Se non li lasciamo liberi di sbagliare non matureranno mai. Vedo una deriva, un presenzialismo che non è quello di cordone e di rete intorno ai ragazzi bensì una presenza che gli impedisce di esprimersi liberamente».

Quindi intervengono sulla didattica?

«Sì, ma anche qui si vede tutto e il contrario di tutto. C’è chi critica la didattica tradizionale perché non è adatta alle video lezioni e fin qui mi sta bene. Ma vengono criticate anche metodologie innovative. Con la “classe capovolta” abbiamo ricevuto una marea di mail in cui si accusano i docenti di non spiegare e di assegnare solo compiti. Stesse critiche per il “cooperative learning” dove si introduce l’argomento e poi si lascia lavorare in gruppo».

E sta capitando in tutte le scuole?

«Riscontriamo lo stesso atteggiamento, le stesse preoccupazioni, la stessa perdita di direzione, sia nel primo che nel secondo ciclo: la situazione è diffusa. Anzi, posso dire che le famiglie della mia scuola sono anche più “buone” di altre».

Lei invita invece al buon senso?

«Dobbiamo abbassare i toni, evitare contrapposizioni “sì Dad” e “no Dad”. In questo momento non dobbiamo perdere la pazienza, il raziocinio, il buon senso. In tempi di forte crisi come questo, il dialogo con le famiglie va ripreso perché i ragazzi stanno soffrendo e se noi adulti perdiamo la barra li gettiamo nello sconforto più totale».

Lunedì si risolverà tutto con il rientro al 100% in presenza?

«Sarà impossibile, a meno che non cambino le regole del Cts sul distanziamento. Poche scuole potranno far rientrare tutti gli studenti. Io in sede posso arrivare al 75% ma non negli altri plessi. Sono buone intenzioni, ma anche i trasporti al momento non sono sufficienti. La Dad resterà ancora».

4 replies

    • Quindi se il 75% della popolazione italiana non è in grado di esprimere un concetto semplice (ISTAT) la colpa è delle famiglie. Ah ah ah Ma voi “dirigenti scolastici ” siete pagati per fare funzionare la scuola o pensate solo ai danari ? Qui da me ormai da anni tutti i “d.s.” hanno preso tante altre scuole oltre a quelle che avevano assegnato …siete dei super o pensate solo ai danari ? E poi non capisco cosa c’entri la chat ? In quale mondo vivi …la chat ? Ah ah ah ecco dove siamo arrivati … Se la scuola non vale nulla la colpa è delle chat dei genitori ah ah ah ah …. E lo postate pure 😂🤣😂

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  1. Quindi se il 75% della popolazione italiana non è in grado di esprimere un concetto semplice (ISTAT) la colpa è delle famiglie. Ah ah ah Ma voi “dirigenti scolastici ” siete pagati per fare funzionare la scuola o pensate solo ai danari ? Qui da me ormai da anni tutti i “d.s.” hanno preso tante altre scuole oltre a quelle che avevano assegnato …siete dei super o pensate solo ai danari ? E poi non capisco cosa c’entri la chat ? In quale mondo vivi …la chat ? Ah ah ah ecco dove siamo arrivati … Se la scuola non vale nulla la colpa è delle chat dei genitori ah ah ah ah …. E lo postate pure 😂🤣😂

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  2. No, gentile Giannino, la colpa non è delle famiglie, come potrebbe! Ci faccia un po’ i conti: prescuola, tempo pieno, post scuola, calcetto, nuoto, minibasket, danza, Scout, centri estivi, vacanze con i nonni (idem tante notti e tanti weekend), ecc…ecc…
    La “colpa” e’ della “società”, mica dei genitori, tranquillo.

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