Se i governi europei guardano alla paura e non alle statistiche

(Luca Telese – tpi.it) – Quindi alla fine ci sono riusciti: contro ogni buonsenso, senza nessun coraggio, l’operazione di boicottaggio di AstraZeneca si è conclusa, con una “raccomandazione” pilatesca, apparentemente non vincolante che in realtà fa venire meno, nel piano vaccinale dell’Italia, ben 34 milioni di dosi. Questo è il primo costo di questa scelta, anche se oggi nessuno spiega come verranno rimpiazzate.

Domanda. Che cosa si dovrebbe pensare di un ente regolatore – l’Ema – che in quindici giorni riesamina un dossier per ben tre volte, e passa dal consigliare una vaccino per tutti, ma non per gli anziani, al consigliarlo a nessuno, tranne che agli anziani? Ma soprattutto, cosa significa “consigliare” nel pieno di una pandemia? Di chi è la responsabilità se non si segue il “consiglio” o se c’è un caso avverso?

Questo spettacolo inverecondo va in scena mentre in Italia contiamo seicento morti al giorno, e a pochi chilometri da noi il Regno Unito oscilla tra dieci e sedici morti al giorno. Come mai? Semplice. Perché il Regno Unito ha vaccinato i suoi cittadini con AstraZeneca.

È più grave correre il rischio di avere una reazione avversa per milione di vaccinati o cinquecento vittime sicure per Covid ogni giorno? Nessuno si cimenta con questo semplice interrogativo. Ma forse in questo caso si dovrebbe dare ai singoli la possibilità di scegliere.

Torniamo per un attimo alla decisione di Ema e dei governi europei: come si può rispondere con un “consiglio” al 30%/40% delle persone che, disorientate da questi continui tira e molla, in queste ore stanno annullando le prenotazioni vaccinali con AstraZeneca?

Dei casi avversi degli altri vaccini non si parla. Su quelli avversi di AstraZeneca nessuno dice che sono esattamente quelli attesi: 19 casi mortali su 20 milioni di vaccinati, addirittura meno dei due casi per milione che erano stati previsti quando il vaccino era stato varato.

In Regno Unito il dibattito surreale che è deflagrato da noi non c’è stato, perché un attento monitoraggio faceva sì che durante la campagna ci si preparasse ai casi attesi, tenendosi pronti ad intervenire solo in presenza di effetti animali.

A fronte di questi numeri, qualcuno si è preso la responsabilità di spiegare agli italiani che se prendi il Covid hai 3 possibilità su 100 di morire? Che, se hai una età fra i 40 e i 50 anni, hai il 16,7% per cento di possibilità di finire in terapia intensiva? Che, se hai dieci anni di più, hai il 31% di possibilità di essere ricoverato, e, se hai una età compresa fra 60 e 70, questa percentuale sale vertiginosamente al 41,3%?

Di questo parliamo: certezza contro superstizione. Ed ecco perché, di fronte a questo rischio devastante, la raccomandazione dovrebbe essere al contrario: bisognerebbe cioè lasciare ai cittadini l’opzione che i governi europei – timorosi e privi di coraggio in questo frangente – non hanno il coraggio di assumersi.

Serve a qualcosa il fatto che, secondo il direttore dell’Aifa, Magrini, “su 600mila trattati con due dosi di AstraZeneca in Italia, nessuno ha mostrato eventi trombotici accertati con nesso causale”? Evidentemente no, perché vincono la paura e la miopia.

Ci si può fidare di enti che riconsiderano campagne vaccinali da milioni di dosi, prima di avere l’esito delle autopsie sulle vittime sospette? Eppure in questi giorni è accaduto persino questo.

La cosa incredibile è che abbiamo perso un mese e mezzo per attendere il nulla osta dell’Ema (mentre il Regno Unito vaccinava spedito, con i risultati di abbattimento delle vittime che abbiamo detto) e il risultato finale è che l’Europa adesso va comunque in ordine sparso: in Francia e Belgio la limitazione è per gli over 55, da noi e in Germania per gli over 6, Olanda, Danimarca e Norvegia lo hanno addirittura sospeso.

Secondo quando ribadito da Ema ieri gli eventi trombotici (non mortali) sono uno su 100mila. Ma allora di che parliamo? Del fatto che AstraZeneca ha avuto da subito un primo torto. Quello di essere un vaccino no-profit e dunque di costare mediamente sei volte meno di tutti gli altri. Del fatto di non aver bisogno della catena del freddo, e quindi di essere logisticamente più pratico dei suoi concorrenti più costosi.

Forse, avendo davanti ai nostri occhi un esempio di successo – il Regno Unito – sarebbe bastato seguire la scelta prudenziale che hanno adottato là: limitare (solo in via cautelativa) l’uso di AstraZeneca per la fascia under 30, che fra l’altro è quella con il più basso rischio di mortalità al Covid.

Dei 19 casi di morte per insoliti coaguli nel sangue di tutto il Regno Unito (su 18 milioni di dosi) 3 avevano meno di trent’anni. Dato il rapporto tra rischio e protezione, escludere questa categoria può avere senso, e non ha una contropartita di potenziali vittime mortali per Covid. Ma la febbre della paura oggi ha azzerato ogni altra considerazione. A partire dalle parole dimenticate di Paolo Corradini, presidente della Società italiana di ematologia, che fa notare: “Gli effetti collaterali di AstraZeneca sono più rari di quelli dell’aspirina”. Auguri.

6 replies

  1. Se guardano alle statistiche ISS, vedono che la mortalità è 0,6%, età media 80 anni. Se guardiamo le statistiche, i morti in Italia sono circa lo 0,2% della popolazione (dato peraltro probabilmente gonfiato).

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    • veramente la percentuale, tot deceduti su tot malati, è del 3.04% data ieri

      e poi, mi scusi, ma non s’accorge di avere scritto una castroneria?
      se la mortalità fosse dello 0.6% come farebbe ad essere quella su popolazione lo 0.2%?
      siamo forse 18 milioni in Italia?
      fatica inutile spiegare, tanto non lo capisce.

      comunque tot deceduti su tot popolazione (60M) è dello 0.19%, sempre data ieri,
      quindi sparando a caso c’è andato vicino

      comunque, se lei muore non m’abbatto, andrò a fare un giro.

      ps
      non ho 80 anni

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  2. E se gli eventi post vaccino sono superiori a quanto dichiarato? La speculazione del redattore si basa su un assunto fallace. In realtà i casi avversi sono molti di più e il nesso di causa effetto esiste.

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    • Il nesso di causa -effetto esiste , è stato autorevolmente dichiarato. Ma cio’ che non è stato detto, e forse ancora non accertato o comunque reso noto, è perchè questi eventi negativi capitano ( solo? prevalentemente?) alle(certe) donne ed a quelle (tutte?) di una certa fascia di età (fertile?), Si è detto di una percentuale bassa di piastrine nel sangue : non sarebbe doveroso un esame prima? l’analisi delle pistrine è anche un esame molto veloce .

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  3. Il mediocre Telese ieri non ha sentito la conferenza, non mi riferisco a quella penosa degli esponenti dell’EMA, bensì a quella chiarissima di Locatelli, dove ha spiegato benissimo che i casi di trombosi diffuse collegate alla thrombocitopenia su base autoimmune sono state rilevate

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  4. La vita si divide in due parti: quando tocca a me e quando tocca agli altri. Di vite ce ne è una sola, quindi molto più facile “occuparsi” di quelle degli altri, esortando “gli altri” a fare il bene della comunità. Il primo dovere del singolo, però, è nei confronti di se stesso (after the first death there is no other…), ed assai spesso questo primo dovere confligge con gli interessi della comunità.
    Come uscirne? C’è un solo modo: che ciascuno decida per se stesso. Ma per farlo dovrebbe avere accesso a dati reali (e qui la vedo dura),capirci qualcosa di statistica (e qui la vedo durissima), mantenere una certa libertà di giudizio ( e col lavaggio del cervello che ci fanno…) e lasciare da parte il famigerato “buon senso”, che, come l’ araba fenice, che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa.
    Tenuto conto però che la parola pronunciata più spesso dai nostri tecnicissimi e coltissimi Migliori, dal curriculum infinito e le infinite medaglie è proprio il famigerato “buon senso” (si attende definizione), c’è poco da stare allegri…

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