Eppure molti sono più felici grazie alla pandemia

(Adalgisa Marrocco – Contributor HuffPost Italia) – Per molti di noi l’arrivo del vaccino è una luce in fondo al tunnel della pandemia. Al netto dei ritardi e delle criticità logistiche, le campagne di immunizzazione stanno rappresentando una speranza di uscita da una situazione di disagio psicologico ed economico che si protrae da oltre un anno (secondo dati recenti, solo in Italia una persona su 3 è a rischio disturbo post-traumatico da stress). Ma Simon Kuper, columnist del Financial Times, ribatte che “mentre i vaccini promettono un ritorno alla vita normale, non siamo più sicuri di volerla”.

Durante quest’anno “al centro dell’attenzione ci sono state giustamente le persone che hanno sofferto… Ma c’è una verità nascosta che raramente si vuole guardare: molti di noi sono più felici grazie alla pandemia”, si legge sul FT. L’editorialista, infatti, continua citando i risultati del sondaggio annuale sulla felicità globale di Ipsos, che nel periodo tra lo scorso luglio e agosto ha intervistato 20 mila adulti in 27 paesi diversi: il 63% delle persone hanno detto di essere felici, solamente un punto percentuale in meno rispetto al 2019. Noi aggiungiamo i dati riguardanti l’Italia, che non rientra tra i Paesi più felici al mondo posizionandosi al 16esimo posto: nonostante ciò, rispetto all’anno precedente, il livello di felicità dei cittadini è aumentato passando dal 57% al 62%.

L’articolo del FT prosegue passando in rassegna le categorie che potrebbero aver tratto ‘giovamento’ da questo anno sospeso, fatto di distanziamento e chiusure. “Pensate a tutti i dipendenti – scrive Kuper – che sono stati liberati da lavori e capi che odiavano e che ora sono pagati per restare a casa”.

E ancora: “La pausa potrebbe essersi rivelata un sollievo per tutti coloro che svolgono quelli che l’antropologo David Graeber chiama ‘bullshit jobs’ che non contribuiscono alla società in modo significativo: i ‘tirapiedi’ il quale compito è solo di far sentire gli altri importanti, o ‘scagnozzi’ dei call center che vendono prodotti inutili. Persone che, spiega Kuper, “sono state liberate dal compito di programmare la vita di altri”. Un capitolo viene riservato poi ai pendolari: da una parte ci sono quelli in smartworking, non più costretti a spostarsi, dall’altra quelli che continuano a recarsi a lavoro ma che “stanno traendo benefici dalle strade vuote e dai treni meno affollati”.

Inoltre, scrive ancora il FT, qualcun altro avrebbe tratto beneficio dal risparmio economico accumulato nell’anno del Covid: “Molte persone nei paesi più sviluppati hanno tagliato i costi dei pasti fuori e delle vacanze. Il tasso di risparmio personale negli Stati Uniti ha raggiunto il picco record del 32.2% lo scorso aprile, e da allora in poi è rimasto considerevolmente più alto rispetto al periodo pre-pandemia”.

Kuper riflette infine su “coloro che non devono avere a che fare con la didattica a distanza o lavorare in terapia intensiva hanno soprattutto ricevuto il dono del tempo”, tra le cui fila annovera anche se stesso. “Quest’anno – scrive – ho occasionalmente provato una nuova sensazione poco familiare: il non dover fare niente di urgente”. Secondo Meike Bartels, psicologa e genetista comportamentale alla Vrije Universiteit di Amsterdam, la pandemia avrebbe semplificato la quotidianità di alcuni, che “hanno realizzato che probabilmente non conducevano la vita che volevano [e hanno] passato più tempo a casa con le proprie famiglie – ricevendo un po’ di sollievo dallo stress quotidiano”.

Al netto di quanto riportato finora, “il disagio registrato durante la pandemia è stato e continua ad essere forte e tangibile, soprattutto tra la popolazione più giovane. Per comprendere certi dati e certe affermazioni, bisogna contestualizzare e valutare la condizione che le persone vivevano prima della pandemia”, commenta all’HuffPost Roberto Ferri, presidente della Società italiana di Psicologia dell’Emergenza. Lo psicologo spiega che “può dire di ‘stare meglio’ chi è riuscito a sfruttare il tempo sospeso, il rallentamento delle attività, mettendo in pausa la frenesia del mondo in cui siamo immersi e lo stress che ne deriva. Probabilmente questo ha donato ad alcuni uno spazio in cui riflettere e ritrovare se stessi. Bisogna poi tenere conto del dato economico: ‘sta meglio’ chi non ha vissuto le ripercussioni della crisi, continuando a contare su uno stipendio fisso e/o sulla solidità della propria attività”.

Le difficoltà sono innegabili. Ferri afferma che ″vediamo gli effetti della cosiddetta pandemic fatigue: dopo oltre un anno, in cui l’asticella della fine delle restrizioni è stata spostata progressivamente più in alto, le persone provano una naturale sensazione di stanchezza e sfinimento. Ora, al netto dei timori di alcuni e dei casi no-Vax, il vaccino ci sta dando finalmente un universo temporale, più o meno definito, a cui guardare con speranza per la ripartenza. Restano i danni economici e il fatto che dopo la pandemia dovremmo ripensare noi stessi, in relazione al mondo e all’ambiente in cui viviamo”.

Secondo una recente revisione sistematica realizzata dalla Società Italiana di Psichiatria (SIP) sugli studi pubblicati inerenti il tema Covid e salute mentale, solo in Italia una persona su 3 è a rischio “trauma da pandemia” con effetti che possono durare fino a trenta mesi. Si tratta di una situazione, avvertono gli esperti, in grado di lasciare segni profondi sulla psiche, rischiando di compromettere anche a lungo termine benessere e salute mentale non solo dei pazienti guariti dal virus, degli operatori sanitari e delle famiglie delle vittime, ma di tutte le persone che anche solo indirettamente stanno subendo i colpi di un anno di coronavirus. Incertezze socioeconomiche, isolamento, perdita di libertà, preoccupazioni per la propria salute e consapevolezza di dover convivere a lungo col virus: questi alcuni degli elementi che hanno gravato sull’equilibrio della popolazione, secondo la revisione degli esperti.

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3 replies

  1. “coloro che non devono … lavorare in terapia intensiva hanno ricevuto il dono del tempo” ma come?
    c’è gente c’è lavora in terapia intensiva e che, con le medesime piene come un uovo,
    sarebbe esentata dal farlo? usando il francesismo di Graeber “bullshit phrase”

    se gli americani volessero essere felici pure l’anno prossimo, e risparmiare, hanno una strada
    semplicissima, farlo. non è il dottore, che tra l’altro pagano uno sproposito, a fargli la ricetta
    dell’essere spendaccioni.

    “Bisogna poi tenere conto del dato economico: ‘sta meglio’ chi non ha vissuto le ripercussioni della crisi”
    quello che ha scritto questa frase spera di avere il premio “de La Palice 2021/2022”?

    ma davvero esistono persone che campano scrivendo cose così interessanti?

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    • Io l’ho trovato interessante, Marco.
      “coloro che non devono … lavorare in terapia intensiva hanno ricevuto il dono del tempo”
      Si riferisce, ad es, ai reparti degli ospedali non Covid, che, non potendo più essere accessibili alle visite per i pazienti, sono diventati isole di pace per chi ci lavora.
      Ho avuto mio padre ricoverato per un infarto, recentemente. Chiamavo per avere notizie e, nel silenzio di sottofondo, mi hanno sempre risposto in modo gentile e rilassato! Ero allibita.
      Certo, per i pazienti sarà stata dura, ma anche lì… dipende dal carattere. Si impara anche dalle esperienze più difficili e a volte si scoprono altri ritmi, se già non li si apprezzava da prima.
      I risparmi sono venuti da sé, non potendo usufruire degli svaghi precedenti, ma potendo scegliere, chi se ne priva?
      Magari, in futuro, chi avrà apprezzato, solo perché costretto, altri tipi di intrattenimento: un buon libro, un film in TV, il giardinaggio… chissà… o ha preso gusto a cucinare e ricevere in casa, invece di ricorrere al ristorante.
      Pensa che io già vivo così, da pensionata che pensava di smaltire lo stress da ressa agli sportelli in qualche mese, ma dopo 11 anni ancora apprezza il silenzio… Se non fosse che ho avuto, ed ho, mille problemi in famiglia, starei da papa, in quarantena volontaria!
      La frase-chiarimento lapalissiano, poi, è stata certo formulata per parare la reazione GAC, che sicuramente a qualcuno è partita spontanea… 😆

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