Ecco perchè si rischia l’ecatombe sui conti correnti

(Francesca Galici – ilgiornale.it) – Durante una conferenza stampa sulla nuova regolamentazione bancaria europea sul default dei creditori, Giorgia Meloni ha fatto il punto sull’attuale situazione dopo l’entrata in vigore della nuova normativa Ue il 1 gennaio 2021 sul default dei creditori che, per il presidente di Fdi “rischia di impattare in un epoca molto pesante, sul nostro tessuto economico e sociale”.

Proprio alla luce del momento storico così difficile, Giorgia Meloni ne chiede la sospensione, facendo valere la sua posizione di leader europeo: “Annuncio che mi impegnerò su questa vicenda anche come presidente dei Conservatori europei”.

Il leader di Fratelli d’Italia vuole ha il polso della situazione del Paese e sa che quella norma potrebbe causare problemi sociali importanti in Italia in questo periodo, perché “questa normativa, poi recepita da Bankitalia, prevede norme più stringenti sui titolari di conto corrente che dovessero andare in rosso”. Con la crisi dell’economia, le piccole e medie attività che lottano quotidianamente per sopravvivere e i lavoratori che temono i licenziamenti, il rischio del rosso è dietro l’angolo per milioni di italiani.

“Le banche sono autorizzate a bloccare un conto che dovesse andare in rosso, quando ci fossero esposizione per più di 90 giorni, complessivamente superiori all’1% del totale e un’esposizione che superi la cifra ‘rilevante’ di 100 euro per i privati e di 500 euro per le pmi. In questi casi, la banca è autorizzata a dichiararti cattivo pagatore e segnalarti alla centrale acquisti”, ha spiegato Giorgia Meloni.

L’intento del presidente di Fratelli d’Italia è quello di accendere i riflettori su una situazione che rischia di trasformarsi in una grandissima bomba sociale. “Qualcuno si rende conto di cosa significa questo, nel momento in cui ci troviamo a vivere, con aziende chiuse per ristori per viaggiano tra l’1 e il 5% e le perdite nel 2020, autorizzare banche a dichiararti cattivo pagatore per 100 euro di scoperto in tre mesi?”, ha incalzato la leader dell’unico partito all’opposizione.

Sull’argomento, come spiegato qui, Palazzo Koch ha recentemente chiarito la sua posizione. Giorgia Meloni, poi, ha proseguito: “Qualcuno si rende conto di cosa significa per le banche, che saranno costrette a fare pesanti accantonamenti per evitare di incappare nella norma, a scapito ovviamente del credito?”. Infine, il leader di FdI, aggiunge: “È una norma che impatta sulle banche, sul credito, sui cittadini e sulle imprese: rischia di essere una bomba e fare una ecatombe. Perché non ce ne rendiamo conto in Italia?”.

La leader dell’opposizione, quindi, si rivolge al presidente del Consiglio: “Mi appello a Mario Draghi, da ex presidente della Bce, che conosce l’impatto che avrebbe questa materia, mi appello anche a Paolo Gentiloni e al presidente Visco di Bankitalia”. Giorgia Meloni ha lanciato l’allarme: “È una situazione esplosiva, su cui Fdi lavora da mesi su cui c’è il silenzio”. Fratelli d’Italia si è già mossa a vari livelli: “Fitto ha presentato una interrogazione per fermare la normativa in Europa. In Parlamento, qui in Italia, abbiamo chiesto al governo di porre la questione in Europa, ma il nostro ordine del giorno è stato bocciato”.

6 replies

  1. Bene, brava, bis. Però, si è scordata di quel che già accade in casa nostra: la banca FINECO ha appena comunicato che i conti superiori a 100 mila e rotti euro, non movimentati per investimenti o speculazioni finanziarie, li vuole CHIUDERE. Perché? Le banche se hanno troppi soldi liquidi dei clienti, debbono ” coprirsi” con somme ingenti bloccate. Queste somme sono un costo e non uno strumento di guadagno. Pertanto, fuori dai piedi. Si chiama rischio d’impresa: per le banche non esiste, c’è solo l’utile. Troppo facile.

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    • Questa cosa non la sapevo ed è scandalosa!
      Potrebbe essere per questo che gli interessi nei conti correnti e i libretti sono stati azzerati e anzi passivi per costi e tasse?
      Per incentivare gli “investimenti” speculativi? Interssante…

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    • Invece le banche fanno la cosa giusta.
      Se vuoi tenere i soldi fermi ci sarebbe il materasso. Oppure la soffitta. Ma andrebbe bene pure un sacchetto impermeabile immerso nel posso del giardino.
      Il tasso primario a cui si riforniscono le banche dalla BCE è negativo. Affinchè venga tenuto basso pure ai clienti che richiedessero finanziamenti o aprissero mutui.
      Per starci dentro le banche dovrebbero riconoscere ai depositanti degli interessi negativi, ma poi si solleverebbero le urla belluine dei clienti, dei cittadini spiantati, del Codacons, dei politici. In pratica tutti vorrebbero restare col Q.lo al caldo mentre le banche comincerebbero a perdere denaro.
      E a chi toccherebbe pagare alla fine?
      Vorrei ricordare a tutti che le banche sottoscrivono, assieme alle assicurazioni, gran parte dei titoli di debito pubblico emessi dallo Stato Italiano. Che hanno interessi attorno allo ZERO.

      L’uscita della Meloni poi, dimostra una volta di più la sua più totale INADEGUATEZZA a ruoli di responsabilità istituzionale.
      A partire dal 2015 le banche italiane hanno dovuto far ricorso ad aumenti di capitale e a svalutare per SVENDERLI, centinaia di MILIARDI DI EURO di crediti incagliati o inesigibili.
      Molte stanno passando in mani straniere, che con l’occasione mettono le mani pure sul malloppo di migliaia di miliardi che i risparmiatori italiani hanno affidato loro per investirli. Preferibilmente in titoli di stato e azioni italiche.
      Ma nulla vieta che le nuove proprietà decidano di dirottarli in titoli tedeschi, francesi, americani o per finanziare multinazionali non italiche.
      Da una parte vorrebbero che gli azionisti di maggioranza fossero italiani, dall’altra che venissero finanziati cani e porci amici, i quali alla fine non restituiscono i prestiti portando la banca al default.
      La banca della Massoneria italiana, quella dove Berlusconi tiene DA SEMPRE i suoi conti correnti personali NON AZIENDALI, PARLO DI MPS, E’ FALLITA, tra i tanti motivi, oltre che per le speculazioni e le mazzette miliardarie attorno all’acquisto dell’Antonveneta, pure per le mancate restituzioni dei prestiti concessi.

      Nella lista nera dei grandi debitori morosi, che hanno affossato Mps portandola a cumulare 47 miliardi di prestiti malati, ci sono nomi eccellenti dell’Italia che conta. Dai grandi imprenditori, agli immobiliaristi, al sistema delle coop rosse fino alla giungla delle partecipate pubbliche della Toscana. Il parterre è ecumenico sul piano politico. Centro-sinistra, Centro-destra pari sono. Del resto per una banca guidata per decenni da una Fondazione espressione della politica era quasi naturale l’arma del credito come strumento di consenso e di scambio.

      Tra i protagonisti di spicco più emblematici, come ha ricostruito Il Sole24Ore, figura sicuramente la famiglia De Benedetti e la sua Sorgenia.
      Emblematica per dimensioni e per quel ruolo innaturale che ha svolto Mps. La Sorgenia si è indebitata per 1,8 miliardi con il sistema bancario.
      La sola Mps, chissà come, si è caricata di ben un terzo di quel fardello. Seicento milioni erano appannaggio del solo istituto senese che ha fatto lo sforzo più ingente rispetto al pool di 15 istituti che avevano finanziato la società elettrica finita a gambe all’aria.
      I De Benedetti capita l’antifona della crisi irreversibile non si sono resi disponibili a ricapitalizzare come da richiesta delle banche. Alla fine il «pacco» Sorgenia è finito tutto in mano alle banche che hanno convertito l’esposizione creditizia in azioni.
      E Mps si ritrova ora azionista della Nuova Sorgenia con il 17% del capitale. Per rientrare dal credito prima o poi, occorrerà risanare la società e venderla. Oggi Sorgenia è tra gli incagli di Mps. Non solo, nel 2015 la banca ha svalutato i titoli Sorgenia per 36 milioni di euro.

      Ma Mps da anni si porta dietro (insieme ad altre banche) anche la fiducia accordata a Luigi Zunino. L’ex immobiliarista rampante cumulò debito con il sistema bancario per 3 miliardi. Tuttora la sua ex Risanamento è inadempiente con Mps che ha, sempre nel 2015, svalutato titoli in portafoglio per 11,6 milioni. Tra i grandi incagli di Siena ecco spuntare anche un altro nome di spicco.

      È Gianni Punzo azionista di peso di Ntv e patron e ideatore dell’interporto di Nola, la grande infrastruttura logistica del meridione. Da tempo la Cisfi, la finanziaria che sta in cima al complesso reticolo societario è in affanno per l’ingente peso debitorio. Anche qui le banche Mps in testa hanno convertito parte dei prestiti in azioni. Mps è oggi il primo socio della Cisfi sopra il 7% (con Punzo al 6,1%).

      Anche la Cisfi Spa che recepisce la crisi dell’interporto di Nola è un incaglio per Mps che ha titoli in pegno svalutati anch’essi per 11 milioni a fine del 2015. Ed ancora la ex banca di Mussari deve tuttora metabolizzare il disastro della BTp, il general contractor della ditta Bartolomei-Fusi, che aveva in Verdini un grande sponsor, protagonista più delle cronache giudiziarie recenti che di quelle economiche.

      E c’è il capitolo amaro della Impreme della famiglia di costruttori romani Mezzaroma che hanno portato i loro guai in casa Mps. E poi residua a bilancio dal 2007 il disastroso progetto immobiliare abortito di Casalboccone a Roma eredità dei Ligresti che vede Mps azionista (in cambio dei crediti non pagati) con il 22% del capitale. Il capitolo Coop vede Mps protagonista della ristrutturazione del debito di Unieco.

      Tra i dossier immobiliari c’è il finanziamento di alcuni fondi andati in default: come un veicolo gestito da Cordea Savills, finanziato con eccessiva leva da Mps, che aveva in portafoglio gli ex-immobili del fondo dei pensionati Comit. Ma Mps ha finanziato anche alcuni dei fondi di Est Capital, società finita in liquidazione che gestiva il progetto del Lido di Venezia.

      E infine c’è il capitolo della partecipate pubbliche. Mps è inguaiata con pegni o titoli in Scarlino Energia; Fidi Toscana; Bonifiche di Arezzo; l’Aeroporto di Siena e persino le Terme di Chianciano. La banca si ritrova a fare l’imprenditore di società in crisi quando avrebbe dovuto solo fare la banca.
      Poi Zamparini, ex presidente bancarottiere del Palermo, Alfio Marchini, La famiglia Cordero di Montezemolo, il bresciano Gnutti

      In questa lista redatta dal Sole24Ore manca però pure un’ex Presidente di CONFINDUSTRIA, quella a capo della società che produce acciaio Marcegaglia.

      Ma a destra sono orbi quando si tratta di guardare alla classe PRENDITRICE.
      Meglio concentrarsi ESCLUSIVAMENTE sui percettori del reddito di cittadinanza.

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  2. Egregio Jerome se posso replicare senza che lei si in…quieti e si metta a insultare mezzo mondo, vorrei dirle:
    i soldi si potrebbero pure tenere nel pozzo in giardino o investiti in solidi d’oro bizantini SE FOSSE POSSIBILE. Non lo è, perché se si chiedono banconote o si paga per la numismatica si viene segnalati alla Vigilanza bancaria come possibili, pericolosi criminali.
    Inoltre, provi a chiedere in un qualche istituto di credito un prestito personale di, che so, 15.000 euro e poi mi racconti con quale entusiasmo è stato accolto.

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  3. Sono fortemente preoccupato ..🤣😂🤣ogni volta che l meloni parla mi rendi sempre più conto di quando sono inutili itagliani…. E non solo lei 🤣😂😂😂😂😂

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