Prepariamoci

(di Andrea Zhok) – Ecco, le motivazioni sanitarie di ciò che abbiamo vissuto nell’ultimo anno le conosciamo tutti, e, almeno nelle loro linee generali, hanno un senso, hanno una loro logica. Tuttavia qualche riflessione intorno a cosa stiamo passando e a come ne usciremo diviene sempre più urgente.

La strada presa dai complottisti, di un piano che avrebbe la pandemia come strumento, è dimostrabilmente una dannosa corbelleria, che ha contribuito solo a screditare ogni critica. E’ una corbelleria per molte ragioni, ma in ultima istanza soprattutto perché una svolta storica come quella prodotta dal Covid non sarebbe stata un anno fa nell’interesse dei principali ‘stakeholders’ del capitale internazionale. Ma una volta tolta di mezzo l’idea del grande complotto resta, molto più concretamente, il problema di come il sistema capitalistico cercherà di trarre vantaggio dalla situazione, perché che cercherà di farlo (e che lo stia già facendo) è certo come la morte. Il modo mentalmente più economico per rappresentarsi il sistema è esattamente come un grande animale, furbo ma non intelligente, non lungimirante, ma altamente adattivo, capace di trovare sempre modi in cui sopravvivere e prosperare a discapito di ogni altra cosa (salute, benessere, cultura, ambiente, ecc.).

Ora, il quadro che si sta profilando è il seguente:

1) La situazione economica generale si è pesantemente deteriorata, la disoccupazione è cresciuta, i redditi e patrimoni dei più si sono erosi. Questa situazione produce come riflesso condizionato del sistema capitalistico la tendenza a sfruttare la debolezza di potere contrattuale della controparte (il lavoratore, quale che sia). Ed è perciò che hanno già cominciato ad emergere, e aspettiamoci un loro crescendo, situazioni in cui ci verrà detto: a chi ha ancora un lavoro, che deve piegare la schiena, stare muto e ringraziare Dio per la fortuna di poter ancora lavorare; a chi il lavoro non ce l’ha, verrà chiesto di abbassare le pretese, di non essere schizzinosi (‘choosy’), di accettare tutto a qualunque condizione; dopo tutto il male corrente non è colpa di nessuno, no? (Salvo forse un po’ di quelli che ancora lavorano e che con le loro posizioni di privilegio vi stanno togliendo quel po’ di spazio al sole che vi spetta.)

2) Intanto il lavoro è assurto ad un duplice statuto, di privilegio da un lato e di dovere morale dall’altro. In questi mesi, è utile ricordarlo, non è stato fatto alcun vero e proprio lockdown. La causale “esigenze lavorative” consentiva sempre qualunque spostamento. L’unica fetta dell’esistenza che è stata mutilata è quella estranea al lavoro (e, in parte, allo studio): la socialità, il divertimento, il godimento di beni pubblici (dai musei ai teatri), ecc. In sostanza si è chiesto agli italiani di lavorare e basta. E di ringraziare il cielo di poter ancora lavorare (lo spettro di quelli che hanno pure perso il lavoro può sempre essere agevolmente esibito come ammonimento).

3) In questo contesto l’unica sfera ad essere rimasta sostanzialmente intoccata dalla crisi è stata quella dell’economia virtuale e dematerializzata: quella che passa non attraverso sedi fisiche e produzione materiale, ma quella che fa soldi veicolando beni e servizi. Sono cresciute tutte le forme di consegna a domicilio, tutta l’economia basata sulle comunicazioni elettroniche a distanza, e tutte le attività economiche puramente finanziarie, svincolate dal peso della materialità.

Questo processo ha condotto ad un’ulteriore estrema accentuazione della forbice reddituale, ad un ulteriore ampliamento dell’abisso tra una ristretta oligarchia di soggetti dotati di patrimoni senza precedenti nella storia, neanche presso re o imperatori, e una massa in parte impoverita fino alla nullatenenza e in parte terrorizzata di scivolare verso la prima. Questo è il quadro attuale, questo è il quadro da cui, prevedibilmente, usciremo verso l’autunno dell’anno in corso.

Qualche migliaio di ‘filthy rich’, con leve dirette nel governo, e un paese disunito, sfaldato, senza alcuna forza politica organizzata interessata a fare gli interessi popolari. (Con tutto il rispetto per gli amici pentastellati, ho scritto “forza organizzata”. Con tutto il rispetto per il travaglio piddino, ho scritto “interessata a fare gli interessi popolari”.)Ecco, credo che educatamente, civilmente, con tutte le mascherine e igienizzazioni del caso, dovremmo cominciare a prepararci a una reazione, perché in mancanza di una reazione, di una protesta civile potente, radicale, non dispersa nell’usuale lotta fra poveri, ma capace di prendere di mira lo strapotere delle oligarchie finanziarie (e industriali), senza questa reazione, non dobbiamo farci illusioni su quel che succederà.

Il sistema capitalista non è un’entità astratta, non è un fantasma retorico, se preferite chiamarlo altrimenti troviamo un nome, ma è e resta l’ordinamento istituzionale in cui siamo nati e viviamo. E’ una macchina sociale che fa una cosa, una soltanto, ma la fa benissimo: trova ogni interstizio possibile per estrarre margini di profitto dal lavoro, per pagare meno, per concedere meno diritti sociali, per chiedere di più per meno. A tutti. Questo sta facendo ora, mentre parliamo, questo farà nei prossimi mesi, quando da questa vicenda usciremo tutti snervati, esausti, impoveriti e più soli di prima.

1 reply

  1. Mi ricordo frasi quali “COVID-19 ha un tasso di letalita’/infettivita’/varianza inferiore all’influenza”.

    Turano sull’Espresso mi ha ricordato che di influenza quest’anno si e’ parlato pochissimi negli ambulatori in quanto a causa del distanziamento vi sono stati meno contagi.
    Hai capito aica…

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