Omicidio Khashoggi, Di Battista: “Se l’Italia fosse un Paese civile oggi Renzi si sarebbe già dimesso da senatore”

(Alessandro Di Battista) – Se l’Italia fosse un Paese civile oggi il Senatore Renzi avrebbe rassegnato le dimissioni. Come ricorderete in piena crisi di governo, una crisi, tra l’altro, da lui provocata, Renzi volò in Arabia Saudita per partecipare ad una conferenza e per incontrare il Principe Mohammed bin Salman. Oggi l’intelligence USA ha confermato quel che tutti sapevano, ovvero che fu proprio Mohammed bin Salman ad autorizzare l’omicidio di Jamal Khashoggi, un giornalista molto critico verso il regime saudita. Khashoggi, il 2 ottobre del 2018, entrò nel consolato saudita di Istanbul per richiedere alcuni documenti. Non è più uscito. O meglio è uscito a pezzi, dopo essere stato assassinato dall’intelligence saudita arrivata appositamente da Riad. Il Senatore Renzi, lo scorso 28 gennaio, ha intervistato Mohammed bin Salman offrendogli una serie di indecorose genuflessioni. Renzi, mentre aveva davanti il Principe saudita, sapeva benissimo che fosse sospettato di essere il mandante di un omicidio politico. Eppure stava lì ad elogiarlo, a leccargli le principesche natiche, a descrivere l’Arabia Saudita come il paese del nuovo Rinascimento. Perché tutto questo? Perché i sauditi lo ricoprono d’oro strapagandogli interventi alle conferenze organizzate dai fondi di investimento del Paese. Se l’Italia fosse un Paese civile Renzi si sarebbe già dimesso da senatore. Ma non siamo ancora un Paese civile. Non lo siamo perché è legale che un senatore della Repubblica, pagato profumatamente dal Popolo italiano, che da Costituzione dovrebbe rappresentare la Nazione, riceva decine di migliaia di euro da un regime estero. Non siamo un Paese civile perché in troppi ritengono che esser furbi sia meglio che essere intellettualmente onesti. Ed il dramma è che quasi nessuno oggi, in Parlamento, ha la forza di opporsi a cotanta indecenza anche perché c’era un solo modo per stare dalla parte giusta della Storia: non governare più con lui. Punto.

9 replies

  1. Caro Dibba, spero che il nostro stratega geniale Matteo d’Arabia di Rignano non legga il tuo articolo. Dopo il gran successo di portare un partito dal 42% al 2% il Matteo d’Arabia guiderà il rinascimento sotto il segno illuminato del principe ereditario direttamente dalla Mecca. Già oggi ne vediamo i primi segni: tagliuzzare un giornalista, avere un costo del lavoro da invidia, cosa vuoi che sia essere pagato da un assassino o da uno schiavista, importante essere pagato in dollari. Caro Dibba, vuoi che ci perdiamo questo statista? Dai, no!
    Mi viene da piangere, pensando che adesso il M5s governo con questo e con gli avvocati di Berlusconi. Dibba che vuoi che sia, torniamo ai tempi dello stalliere Mangano e delle nipoti di Moubarak. Mi domando: che cazzo combina Grillo?

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    • @Domenicoetc.ra
      Combina disastri. Della serie: ” io ti ho creato, io ti distruggo”.
      A mio parere non ragiona più e non riconosco i parlamentari che l’hanno seguito.
      Non riesco ad accettare che abbiano lasciato la sola Meloni a difendere la democrazia da quello che , di fatto, assomiglia molto a un colpo di Stato.

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      • Buonasera Alberto, non l’hai capita? Ovvia, il riferimento è lampante. Non si può essere più espliciti, questi sparano querele a nastro. La MAIALONA è della stessa scuola del suo capo di cazzo! Ora che ha riaperto, io con il mio amico Schianta, a volte lo chiamo anche affettuosamente Schiantino, a fare colazione si va dalla MAIALONA PALLA DI LARDO, se ti volessi unire a noi, ne saremmo onorati.

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  2. Certo Renzi ha buoni amici:il rapporto Cia è stato tenuto segreto dal sovranisti Trump è reso pubblico dall’amico Biden..mi aspetto una bella intervista dalla Annunziata…

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  3. Sono tutte chiacchiere quel che contano per il senatore e per la stragrande maggioranza di noi italiani sono i furbastri e i soldi e amen tutto il resto. Con questa informazione fasulla lasciamo perdere il paese civile.

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  4. Considerazioni incontestabili.
    Che percentuale di italiani sia informato su ciò e a che percentuale ciò importi?
    Chi fa della spregiudicatezza e della menzogna la propria cifra politica lo fa nella misura in cui nella società tali semi malati attecchiscono e crescono.

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  5. Ahia, il giornalista fallito, il falegname sfaticato e teppista a tempo perso in Francia si è svegliato tardi, come suo solito, ed ha perso la coincidenza con i lavori parlamentari.
    E ci sono suoi ottusi seguaci che gli danno pure credito.

    Impara come si sta sul pezzo.

    Giusto per ristabilire un minimo di verità, evitando di dar credito alle voglie oscene di sovranismo fascio legaiolo di alcuni troll ignoranti e paranoici.:

    Khashoggi, Pd, M5S e Leu contro Renzi: “Spieghi i suoi rapporti con l’Arabia Saudita”. La replica: “Giusto avere legami con quel Paese”

    “Renzi chiarisca i suoi rapporti con il principe ereditario dell’Arabia Saudita Mohammed Bin Salman e tronchi la collaborazione con la fondazione Future Investment Iniziative”.
    Arriva da Pd, M5S e Sinistra italiana la richiesta di chiarimenti al leader di Italia viva Matteo Renzi. A riaccendere le polemiche la pubblicazione da parte dell’amministrazione americana del rapporto della Cia con le prove del coinvolgimento del principe saudita nell’omicidio del giornalista del Washington Post Jamal Khashoggi.
    “Matteo Renzi aveva detto che dopo la crisi avrebbe chiarito i suoi rapporti con l’Arabia Saudita e il ‘grande principe ereditario’.
    Lui non ha ancora detto nulla, ma ci ha pensato Joe Biden. Chiarire ora non è solo questione di opportunità, ma di interesse nazionale”, scrive allora l’ex ministro del Sud e dirigente del Pd, Peppe Provenzano.

    Ma sulla sua Enews Matteo Renzi replica alle accuse risponendo puntalmente a ogni punto della polemica.
    “Intrattenere rapporti con un Paese come l’Arabia Sauita è giusto e necessario, perchè è un baluaro contro l’estremismo islamico ed è uno dei principali alleati dell’Occidente da decenni”.
    Poi, rispetto all’omicidio del giornalista Khashoggi, aggiunge: “Ho condannato già tre anni fa quel tragico evento. Difendere i giornalisti in pericolo di vita è un dovere per tutti, così come difendere la loro libertà”.
    Le accuse di Pd e M5S, quindi, per il leader di Italia viva sono un espediente “per coprire le difficoltà interne italiane e per giustificare un’alleanza dove – come spesso accaduto a una certa sinistra – si sta insieme contro l’avversario e non per un’idea”.

    Il Pd: “Renzi spieghi i suoi rapporti con l’Arabia Saudita”

    Una richiesta di chiarimento condivisa con il compagno di partito e vicepresidente dei deputati dem, Michele Bordo.
    “Renzi ci dica anche se è ancora convinto che in Arabia Saudita sia in atto un nuovo Rinascimento e che il principe ne sia addirittura l’interprete. Da quello che emerge in queste ore non mi pare proprio.
    Verificheremo se sia il caso di assumere una iniziativa parlamentare: dobbiamo chiarire questa vicenda.
    Si tratta di un tema di sicurezza nazionale ed è utile che un senatore della Repubblica, che ha avuto un ruolo importante nella nascita di questo governo, chiarisca realmente i suoi rapporti”.
    E il dem Gianni Cuperlo aggiunge su Facebook: “Renzi aveva annunciato che, una volta archiviata la crisi di governo, avrebbe offerto le motivazioni di quella sua iniziativa. E’ opportuno che lo faccia. Se possibile presto”.

    L’attacco di M5S e Sinistra italiana

    Anche il Movimento Cinque Stelle incalza l’ex presidente del Consiglio.
    Gianluca Ferrara, capogruppo nella commissione esteri del Senato rievoca l’omicidio di Khashoggi: “Roba degna del più buio Medioevo, altro che Rinascimento. Mentre Renzi andava in Arabia Saudita a tessere le lodi di un regime assassino, il governo di Giuseppe Conte e la Farnesina guidata da Luigi Di Maio bloccavano ogni vendita di armi verso quello stesso regime. Tra cui le bombe usate in Yemen che Renzi aveva deciso di vendere all’Arabia Saudita nel 2016”.

    Ma a suscitare le proteste dei grillini è anche il modo in cui i tg della Rai hanno affrontato la questione.
    “Sorprende come tutti i telegiornali del servizio pubblico Rai, nel dare notizia del documento Usa che accusa il principe Bin Salman per il barbaro assassinio del giornalista dissidente Khassogi, abbiano accuratamente evitato di parlare delle gravi ricadute politiche interne di questa vicenda, legate ai rapporti tra Renzi e il sovrano saudita”, protesta Sabrina Ricciardi, capogruppo M5s nella commissione di Vigilanza Rai.
    “Su quei rapporti – prosegue – utto il mondo politico italiano sta chiedendo chiarimenti. Ci auguriamo che un caso controverso come questo abbia lo spazio che merita sull’emittente pubblica”.

    Dure anche le critiche di Nicola Fratoianni, sottosegretario di Sinistra italiana: “Renzi aveva promesso di rispondere sui suoi rapporti con quel regime dopo la fine della crisi di governo, è arrivato quel momento.
    Ora chiarisca per trasparenza e per dovere di onestà nei confronti dei cittadini italiani”.

    Il leader di Iv e il legame con Future Investment Iniziative

    Renzi fa parte del board della Future Investment Initiative. il cuore del potere di Mohammed bin Salman, la vetrina che ha costruito per il mondo. Creata cinque anni, la Davos nel deserto (come è chiamata) ha puntato in questo periodo a portare nel regno i più importanti protagonisti della finanza e dell’economia mondiale, da Christine Largarde a Masayoshi Son per convincere il mondo del nuovo corso saudita: solo i fedelissimi hanno una poltrona nel Board o personaggi il cui prestigio internazionale serve ad elevare e legittimare il profilo del principe.

    E’ gestita dal Pif, il fondo di investimento sovrano che è la longa manus del principe nel mondo della finanza e degli affari internazionali e che controlla buona parte dell’economia saudita.
    Qui Mbs ha fatto alcuni dei suoi annunci internazionali più importanti, dalla lotta all’Islam estremo all’investimento di miliardi di dollari in Neom, la cosidetta città del futuro.
    Non c’è altra piattaforma che il principe abbia usato nella stessa maniera per lanciare la sua immagine di riformatore devoto alla modernità e a un futuro diverso per il suo Paese: non a caso è qui che è stato evidente il ruolo di pariah che il principe si è guadagnato nella comunità internazionale dopo il delitto Khashoggi.
    Nel 2018, buona parte degli invitati disertarono l’evento proprio dopo l’omicidio del giornalista.

    La protesta di Amnesty International

    Intanto, anche i Verdi chiedono a Renzi di chiarire. Diverso, invece, il punto di vista di Amnesty International.
    “Certamente è inopportuno essere invitati in forum internazionali che sono emanazione diretta della monarchia saudita e tacere sul sistema di violazioni dei diritti umani”, dice il portavoce Riccardo Noury.
    Che però aggiunge: va capito se “su una scala di gravità” è ancora più censurabile il comportamento dei “governi italiani che hanno intrattenuto rapporti politici ufficiali con l’Arabia Saudita, inviato armi fino al 2019 a un paese in guerra con lo Yemen, partecipato al G20 virtuale” oppure l’organizzazione di partite di calcio come la Supercoppa italiana.
    In Italia, conclude il portavoce di Amnesty, “è stato fatto a gara a chi blandiva di più l’Arabia Saudita, dimenticando i blogger frustati in piazza, gli attivisti per i diritti umani in carcere, i difensori per i diritti delle donne ed i giornalisti sotto attacco”.

    La critica delle toghe di Md

    “Legittimare un despota? E per un piatto di lenticchie?”.
    È con questo titolo che anche Questione giustizia, la rivista online delle toghe di Magistratura democratica, interviene duramente sul caso Renzi-Bin Salman.
    È il direttore Nello Rossi a firmare l’editoriale, con considerazioni estremamente critiche sul viaggio di Renzi. Il cui tono si capisce subito dal sommario che precede l’articolo.
    Scrive Rossi, toga oggi in pensione, ma ex procuratore aggiunto a Roma e avvocato generale in Cassazione:
    “Se l’Italia vuole conservare un accettabile grado di credibilità nel contesto internazionale, deve stringere un cordone sanitario intorno a sortite come quella “araba” di Matteo Renzi, ricordandogli che essere stato presidente del Consiglio comporta oneri anche quando si è cessati dalla carica e che essere parlamentari di una Repubblica democratica non è compatibile – eticamente e politicamente – con l’adulazione dei despoti. Ne va della capacità del nostro Paese – ed è per questo che una rivista di magistrati ritiene di dover intervenire – di svolgere il ruolo cui ambisce, e nel quale ha profuso tante energie e risorse, di protagonista nella tutela dei diritti umani fondamentali nel mondo”.

    Rossi si chiede se esistano “due Mbs”, “Il primo, additato, ieri come oggi, come il mandante dell’efferato omicidio di un giornalista dissidente, come l’utilizzatore della violenza come metodo di governo, come un autocrate detentore di un potere incontrollato e incontrollabile.
    Il secondo, elogiato, riverito, vezzeggiato, adulato. Da molti dei suoi sudditi, con l’attenuante della paura per la propria esistenza e per quella delle loro famiglie.
    Da un rappresentante del popolo italiano, con il corredo del cinismo politico e del tornaconto economico, e senza neppure la possibilità di invocare la foglia di fico della ragion di Stato o della necessità di mantenere in vita accettabili relazioni diplomatiche”.

    Secondo Rossi “la visita aveva uno scopo preciso, legittimare un governante screditato sulla scena internazionale, rinsaldando il suo potere all’interno del Paese e mostrandolo ai suoi sudditi come interlocutore privilegiato di chi ha ricoperto altissimi incarichi istituzionali in un grande Paese democratico.
    Si è assistito a una svendita a prezzi di saldo non dell’immagine di Matteo Renzi ma di quella del nostro Paese, messo in evidente imbarazzo dalla sconcertante performance televisiva di un suo esponente politico di primo piano”.

    QUESTO È QUANTO DAL FRONTE PROGRESSISTA.
    AI SOLITI TROLL FASCIO LEGAIOLI CHE SI SPACCIANO PER MOVIMENTISTI E SI BAGNANO PER IL DIBBBBA RESTANO GLI INSULTI PER DENIGRARE UN’ALLEANZA DI QUESTO TIPO.
    E giusto per ricordarvelo RlMBAMBlTl, Renzi NON È MAI STATO DI SINISTRA, ma è riuscito a scalare con il suo cinismo e spregiudicatezza il partito dall’interno, appoggiato dal nano mafioso e piduista che gli ha fornito supporto esterno in termini di propaganda mediatica a suo favore.

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