(estr. di Alessandro Orsini – ilfattoquotidiano.it) – […] La guerra in Ucraina non fa altro che aggravarsi. Entrambe le parti rifiutano il dialogo, la pace e l’idea di fare concessioni. Mosca ha dimostrato una capacità di rigenerazione militare e industriale che nel 2022 i più avevano sottovalutato. Anziché crollare, la Russia ha aumentato enormemente la produzione militare; acquisito esperienza bellica; ampliato la propria capacità di mobilitazione; sviluppato nuove capacità missilistiche e di guerra con i droni; rafforzato i rapporti con Cina, Iran e Corea del Nord; dimostrato una notevole capacità di sostenere una guerra prolungata. Prevalgono l’angoscia e il pessimismo: sembra che la diplomazia non abbia nessuna possibilità di successo. Eppure, un’ipotesi di compromesso è forse possibile, ideando un piano di pace in tre fasi fondamentali.

[…]

Nella prima fase, l’Ucraina si impegna a cedere alla Russia le roccaforti che conserva in Donbass: questa è la richiesta di Putin per il cessate il fuoco. Tuttavia, l’Ucraina non abbandonerà immediatamente le postazioni promesse per passare alla seconda fase, in cui i russi daranno agli ucraini il tempo di costruire un nuovo sistema di fortificazioni lungo il nuovo confine. Gli ucraini si ritireranno soltanto dopo il suo completamento. Non c’è un’altra soluzione per proteggere i territori a Ovest, giacché Putin non accetterà mai una forza di interposizione della Nato a presidiare la linea di contatto. Il nuovo confine dovrà essere protetto dai soldati ucraini. Tuttavia, la vera difficoltà risiede nel passaggio alla terza fase, in cui la Nato dovrebbe annunciare la rinuncia a espandersi in Ucraina, superando il paragrafo 23 del Comunicato finale del summit di Bucarest del 2-4 aprile 2008. La sconfitta strategica della Nato è nella terza fase, non in quelle precedenti. Se la Nato non porrà fine alle sue mire sull’Ucraina, la pace sarà impossibile nei decenni e la guerra potrà essere risolta soltanto sul campo di battaglia. Il vero problema della guerra non è la questione territoriale immediata, ma l’orientamento strategico dell’Ucraina. Una volta crollate le roccaforti in Donbass, Putin sarà nella condizione di decidere se avanzare ulteriormente, ed è chiaro che l’Unione europea, lasciando invariata la sua posizione intransigente, gli fornirà un incentivo a incedere. Con il passare del tempo, l’intransigenza dell’Unione europea e dell’Inghilterra, e l’aumentare degli attacchi contro Mosca, indurranno i generali russi a meditare mosse sempre più ardite, come l’assalto a Kiev, la presa di Odessa, l’annessione di Sumy e di Kharkiv.

[…]

Tuttavia, un cessate il fuoco, con la garanzia che l’Ucraina lascerà le roccaforti contese, darà a tutti il tempo di ragionare e di scongiurare lo scenario peggiore: Putin che si trova nella condizione di strappare nuove regioni all’Ucraina, mentre Zelensky esaurisce i Patriot. La strategia di Zelensky volta a confinare la guerra al Donbass è fallita. I missili di Putin arrivano dappertutto; i cieli di Kiev sono sempre più scoperti. La guerra contro l’Iran sta riducendo drasticamente i missili intercettori della Casa Bianca, al punto che Guido Crosetto ha dovuto dare quelli italiani all’Arabia Saudita per proteggere le postazioni americane nelle dittature del Golfo Persico alleate della Casa Bianca. L’Unione europea ha sempre rifiutato il cessate il fuoco. Adesso lo invoca, ma non pioverà dal cielo e non arriverà per gentile concessione: dovrà essere costruito con una strategia.