M5s spaccato su Draghi. Lezzi e Morra guidano i dissidenti

(Lara Tomasetta – tpi.it) – Il governo Draghi ha incassato la fiducia al Senato. I voti espressi sono così ripartiti: con 304 senatrici e senatori presenti, 262 sono stati i voti favorevoli, 40 i contrari, e 2 gli astenuti.

Dopo la prova espressa a Palazzo Madama, oggi è la volta della Camera, dove dovrebbe essere altrettanto semplice ottenere la fiducia. I fari ora restano puntati sul Movimento 5 Stelle: sono stati molti i senatori pentastellati a votare contro la fiducia. Ben 15 i senatori a votare in dissenso con il proprio gruppo contro il Governo Draghi. Si tratta di Angrisani, Abate, Ortis, Moronese, Morra, Mininno, Giannuzzi, Lezzi, Lannutti, La Mura, Mantero, Granato, Corrado, Crucioli, Di Micco. Molti di loro, dichiarando la propria intenzione di voto, sono stati durissimi nei confronti del Governo nascente. Tra questi nomi, pesano quelli dei volti storici del Movimento, come Barbara Lezzi e Nicola Morra. Numeri che ora aprono uno squarcio all’interno del Movimento. C’è chi già preannuncia una lettera di Crimi per “cacciare” dal gruppo i dissidenti.

Al Senato i ‘frondisti’ contrari al nuovo esecutivo si contano e mirano a una nuova compagine parlamentare. “Ovviamente non posso più essere nel M5S, la scelta di campo è radicale”, dice il senatore Mattia Crucioli annunciando il suo ‘no’ a Draghi. E sulla possibile creazione di un nuovo gruppo osserva: “Me lo auguro e lavorerò per questo” perché “per fare opposizione occorrerà essere organizzati. Se ci saranno i numeri sarà sicuramente molto più utile stare dentro un gruppo”.

La giornata del Movimento è segnata anche dal varo della nuova governance. Il comitato direttivo ottiene l’ok degli attivisti. Con l’istituzione del direttorio, gli scontenti che non vogliono uscire dal M5S – da Barbara Lezzi a Nicola Morra – potrebbero puntare a conquistare un ruolo direttivo interno. Si tratta di personalità che non hanno appoggiato in toto la formazione del nuovo governo Draghi, ma che non hanno lasciato il movimento come Alessandro Di Battista. Nella base pentastellata, se guardiamo al risultato del quesito su Draghi su Rousseau, equivalgono ad un 40 per cento. Se dovesse passare questa linea, significherebbe dare peso ad un’area critica nei confronti del nuovo premier Draghi all’interno della maggioranza. Tra i pronti a candidarsi ci sarebbero la sindaca di Roma Virginia Raggi ed europarlamentari come Dino Giarrusso.

L’esito della votazione viene accompagnato da un post dell’Associazione Rousseau. “Da oggi termina la reggenza della figura del capo politico”, si legge. Un passo che potrebbe portare a un vuoto di potere in questa fase caotica di scelte. Lezzi prende di mira il reggente Vito Crimi: “Da oggi non può più decidere nulla in nome e per conto del M5S”. Crimi in serata replica: “La mia funzione di reggenza non è conclusa e, interpellato in tal senso il garante Beppe Grillo, proseguirà fino a quando non saranno eletti i cinque membri del nuovo comitato”. E pubblica le parole del garante: “Caro Vito, non ritengo di condividere l’assunto secondo il quale con la modifica odierna dello Statuto, cessando l’organo “capo politico”, cesserebbe anche la tua reggenza”.

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7 replies

  1. Spero che ” mollino” Grillo, forse non più
    in grado di garantire alcunché, e costituiscano un nuovo gruppo e un nuovo mov ( da cui tenere accuratamente alla larga Di Battista, dimostratosi inaffidabile).
    Non si può lasciare all’opposizione la sola Meloni, incredibilmente unica a difendere, in questa circostanza, la democrazia da quello che è, in pratica, un golpe.

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    • “…da cui tenere accuratamente alla larga Di Battista, dimostratosi inaffidabile”: io, alla larga, accuratamente, ci terrei proprio quelli come te, figuriamoci.

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    • @paolo diamante Roma
      Francamente non capisco il senso del ragionamento secondo cui auspichi (come me) la formazione di
      un nuovo gruppo parlamentare in opposizione a questo governo fantoccio e contemporaneamente
      vorresti tenere alla larga colui che ha anticipato questo duro dissenso.
      Inaffidabile Di Battista in che cosa?
      Nel voler essere coerente alla lettera e allo spirito del Mov?
      Nel rifiutare la logica del compromesso a tutti i costi?
      Nel non aver già promosso una scissione… che comunque ci sarà?
      Nel non aver preteso, nel momento della farsa degli Stati Generali, una conta degli iscritti pro o
      contro le sue tesi?
      Non con intento polemico, ma poiché stimo la tua opinione vorrei conoscere il motivo della tua
      avversione nei confronti di Di Battista. Ciao, Paolo.

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  2. Povero crimi, un ominicchio che per statuto è decaduto da oltre un anno non ne vuol sapere di lasciare lo strapuntino,
    Ma niente paura, il mv è morto, viva il mv di Morra Lezzi e tantissimi altri.

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  3. @ Cagliostro 10:50
    Perché non ci si può squagliare a farsi i cavoli propri, intervenendo a sprazzi, quando gli gira. La politica non è un bus turistico hip/hop da cui si sale e si scende a piacere e a volontà.

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