Governo Draghi, fisco e tasse: cosa può cambiare

(Adnkronos) – Tasse e debiti con il Fisco sono tra le priorità del Governo che sta per ricevere la fiducia del Parlamento sotto la guida di Mario Draghi. C’è attesa per il discorso programmatico che il nuovo presidente del Consiglio farà alle Camere (mercoledì al Senato e giovedì a Montecitorio) in cui, per forza di cose, dovrà spiegare come intende realizzare la tanto attesa riforma fiscale e come affronterà la delicata questione delle decine di milioni di cartelle esattoriali che ancora attendono di essere spedite.

Nel frattempo, scrive laleggepertutti.it, si può tracciare un quadro degli interventi di Draghi in materia fiscale, stando a quanto anticipato da lui stesso e analizzando le situazioni più critiche. Il premier, nel corso delle consultazioni con i partiti, ha parlato di una riforma articolata e di ampio respiro. Si pensa, dunque, ad una riduzione del cuneo fiscale seguendo il criterio della progressività (chi più guadagna, più paga). Si attende anche una diminuzione del carico fiscale per i redditi sotto i 40-50mila euro ed una manovra fiscale volta a favorire gli investimenti delle aziende.

Interventi che devono dare fiato ad un Paese in cui la pressione fiscale è insopportabile: basti pensare che, secondo le ultime indagini presentate alle commissioni Finanze di Camera e Senato, l’Italia è il terzo Paese su 30 in Europa per tassazione sul lavoro e 25ma per imposte sui consumi. E che la maggior parte dei lavoratori dipendenti, cioè quelli che rientrano nella fascia di reddito tra 26mila e 40mila euro, potrebbero lasciarsi in tasse circa il 60% del reddito aggiuntivo con l’aumento dell’aliquota dal 27 al 38% e con la diminuzione di bonus e detrazioni.

A proposito di bonus: è più che probabile che il Governo ci metta mano alle circa 600 agevolazioni oggi esistenti, complice anche l’emergenza Covid. Si punterà ad una semplificazione anche perché, come ha ammesso in Parlamento l’Agenzia delle Entrate, risulta davvero complicato elaborare un 730 precompilato con un sistema di bonus così complesso. Semplificazione che potrebbe portare anche a rivedere l’elenco delle detrazioni e deduzioni fiscali.

Per quanto riguarda le partite Iva, Draghi ha già fatto sapere che non ci sarà la flat tax. Piuttosto, è orientato a rivalutare il sistema fiscale degli autonomi: oggi, quasi un milione e mezzo appartiene al regime agevolato.

Ultimo, ma non meno importante, il settore immobiliare. Il Governo Draghi dovrà decidere se andare avanti con il blocco degli sfratti e fino a quando, se aumentare i contributi per i proprietari di immobili che riducono il canone di affitto, se riprendere la possibilità di allargare la cedolare secca alle locazioni commerciali che sono state interessate dal coronavirus e se applicare in tutta Italia la cedolare al 10% sugli affitti abitativi calmierati. Sperando che, volutamente, Draghi non abbia sentito l’allarme lanciato da Bankitalia circa un mese fa: in un’audizione in Parlamento è stato evidenziato il fatto che l’Italia è un «caso anomalo» perché non si applica l’imposta immobiliare sulla prima casa. Insomma, la Banca d’Italia sta praticamente suggerendo di introdurre l’Imu sulla prima abitazione. Tu chiamale, se vuoi, patrimoniali.

3 replies

  1. Sono convinto che Draghi e Mattarella hanno fre.gato tutti . La Meloni forse l’ha indovinata a tenersi in disparte .
    Con la scusa del ” il momento e’ grave , stringiamoci a coorte , siam pronti alla morte (tie’) hanno fatto Bingooooo !
    A sto punto , passata la festa , gabbato lo santo . E pure quella testa di caciocavallo di Salvini ( niente veti , prima il paese ( si di Pulcinella ) ma che caxxo ha da lamentarsi adesso se alla Sanita’ e’ rimsto il trio paura Speranza , Arcuri , il cts e’ sempre quello , e Ricciardi piu’ corvo che mai , etc etc . Ma quando e’ andato a colloquio con Draghi , gli avra’ detto che la musica deve cambiare sulla gestione della pandemia o s’e’ messo a parlare del Milan ? A che serve urlare sempre dopo a babbo morto ! Che fa ora , si tira indietro urla nel deserto ?? Eppure la gestione della pandemia era una delle poche cose sul tappeto di questo nuovo governo o no !
    E allora mi domando Ma perche’ hanno chiamato Draghi , solo per decidere sui soldi pochi o molti che arriveranno ?
    E allora la mia convinzione e’ che a Draghi , non l’hanno chiamato , ma l’hanno mandato , come mandarono Monti , Magari stavolta con uno scambio , Mandiamo Draghi e teniamo basso lo spread , ma forti coliche e atroci dolori non tarderanno ad arrivare . Chiudiamoci in casa e mettiamoci a letto , con la borsa dell’ acqua calda pero’ .

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  2. I regimi forfettari per le partite iva sono delle TRUFFE.
    Sono anticostituzionali perché la Costituzione impone di contribuire alle spese comuni in funzione del proprio reddito.
    Perché sto dicendo questo?
    Perché nel regimi forfettari non puoi portarti in deduzione le spese, però hai in compenso una tassazione e contribuzione agevolata.
    Quindi un avvocato, che guadagna ben più di un artigiano impiantista, può avere pochissime spese ma anche un reddito alto.
    Ha bisogno di un computer e se lavora a casa non paga nemmeno l’affitto del sui ufficio.
    Un impiantista, che ha un reddito più basso, acquista i costosi materiali elettrici.
    Se devo sostituire un inverter che costa 1500 €, il prezzo finale riportato in fattura sarà di 1800 €.
    Ma il mio utile è solo di 300 €, il resto è il costo del materiale.
    Anzi, in realtà il mio utile è inferiore ai 300 € ma tralasciamo i dettagli e guardiamo al nocciolo del problema.

    Quindi se poni un limite di FATTURATO non ci hai capito una emerito CAZZO!

    E l’avvocato, che ha un FATTURATO inferiore al mio ma un REDDITO decisamente superiore, paga meno tasse.

    Ma le tasse dovrebbero essere solo in funzione del reddito non del tipo di attività.
    Ci sono delle attività per le quali un alto fatturato non è indice di un alto reddito.

    Ma c’è un altro punto.
    Non potendo portare in deduzione né materiali, né attrezzature, il regime forfettario spinge ad acquistare in nero prodotti e merci dalla provenienza sospetta. Cosa che ovviamente penalizza gli esercizi commerciali che vendono gli stessi prodotti al giusto prezzo, cioè ad un prezzo più alto (ma hanno la garanzia del costruttore e non sono stati rubati).

    Tra l’altro, non portare in deduzione le spese, scoraggia le imprese, anche piccolissime, ad investire sulla propria impresa.
    E non ingrandendosi, precludono la possibilità a chi potrebbe/vorrebbe farlo di assumere una persona.
    Quindi, ‘sti legislatori ladri ed incapaci, il lavoro vero non lo incoraggiano, lo annichiliscono.

    Mi piacerebbe conoscere l’opinione di Jerome B. su questi regimi forfettari.

    Aggiungo.
    Sopra i 15.000 € di reddito (un netto di circa 800 €, se toglie le spese), l’aliquota Irpef passa dal 23% al 27%.
    L’INPS passa al 25%
    Poi ci sono le addizionali Irpef e l’IINAIL.

    Insomma, se superi il reddito di cittadinanza, la tassazione sul REDDITO è superiore al 50%!!
    Questo non è incoraggiare il lavoro, questo è annichilirlo.
    LE IMPOSTE VANNO CALCOLATE SUL REDDITO!
    Guadagni di più, paghi di più.
    E tutte le SPESE andrebbero portate in deduzione se sono relative all’attività di impresa.
    Questo è un sistema equo, trasparente, chiaro.
    Non questa giungla di forfettari che cambiano di anno in anno.
    Solo per le imprese giovani adotterei delle agevolazioni (tipo il dimezzamento di IRPEF ed INPS) per almeno i primi due anni.
    Ma tutti gli altri devono pagare le tasse in funzione del reddito. PUNTO.

    Ma quando si parla di politica purtroppo si parla quasi sempre di stronzate da pseudopolitologi.

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