Italiani, un popolo di santi, navigatori e… voltagabbana!

(Mario Giordano – La Verità) – Noi tutti mai paghi gridiam viva Draghi. C’era una volta l’uomo con il loden, ora c’è l’uomo con la «panda tra vigne e campi di zafferano», il bambino prodigio che a scuola compiva già i miracoli, non faceva mai la spia, era un asso in matematica e probabilmente mormorava il suo primo «whatever it takes» per salvare dal fallimento il bar dell’oratorio.

Una specie di san Domenico Savio, però più devoto, capace di trasformare in oro le merendine dei suoi compagni, per poi fermarsi alla chiesa preferita, inspiegabilmente ancora intitolata a Gesù anziché a superMario. In sintesi «l’esatto opposto del contismo», come dicono tutti coloro che fino a ieri inneggiavano al contismo.

E oggi, come in ogni perfetto 8 settembre italiano, sono già convertiti al draghismo. Giornali, commentatori, Cei, Confindustria. Lo spettacolo è meraviglioso. Prendete padre Antonio Spadaro, uno degli uomini più vicini a Papa Francesco, gesuita direttore della Civiltà Cattolica. Per mesi e mesi si è spupazzato Conte come se fosse il suo miglior amico, se lo è portato in giro alle presentazioni dei libri, lasciando filtrare l’idea di farne il leader del partito dei cattolici, lo ha difeso a spada tratta quando il premier ha impedito per decreto le celebrazioni liturgiche e quando con un dpcm ha cancellato la tradizionale messa di mezzanotte di Natale.

Poi Conte è uscito da Palazzo Chigi. E padre Spadaro ha prontamente commentato: «Draghi garanzia di solidità», speriamo che «finalmente possa rispondere ai cittadini» e che «la democrazia trovi una sua normalità di esprimersi». Lasciando intendere, insomma, che fino a ieri, con Conte, non c’erano garanzie di solidità, non si rispondeva ai cittadini e la democrazia non si poteva esprimere. Peccato solo che padre Spadaro non se ne sia accorto un po’ prima. Altrimenti glielo poteva dire direttamente, mentre se lo coccolava all’ombra del Vaticano.

In effetti: fa un po’ effetto vedere i vertici della Chiesa affannati nello sbarazzarsi della divisa grillo-contista per indossare in tutta fretta quella vincente dell’euro-draghismo. Sembrano Alberto Sordi in «Tutti a casa». Per esempio la Sir, l’agenzia della Cei, oggi fa un tifo spudorato per superMario, «motivo di fiducia», «figura di alto profilo», dotato di «autorevolezza internazionale».

 Eppure dev’ essere la stessa Sir che il 7 aprile scorso celebrava i «750 miliardi» (sic) del Cura Italia di Conte con atti di fede e parole di pia devozione: il decreto non era nemmeno ancora stato scritto, ma già l’agenzia dei vescovi sentenziava «è innegabile che l’operazione sia di portata straordinaria» e «sono numeri per i quali è difficile trovare confronti storici». Si è visto.

Eppure la stessa Sir ancora il 13 gennaio difendeva il governo Conte, attaccando chi aveva aperto la crisi e ispirando i titoli dei quotidiani sedicenti cattolici benedicenti la ricerca dei responsabili. Ora si scopre che non ci credevano nemmeno loro. Non potevano dircelo prima? Non potevano dirci prima che il vero «motivo di fiducia» non erano né i 750 miliardi (per altro inesistenti) del Cura Italia né la ricerca dei responsabili ma solo e soltanto l’ex presidente della Bce, «figura di alto profilo» e dotato di «autorevolezza internazionale»?

Noi tutti mai paghi gridiam viva Draghi. La corsa sul carro del vincitore non è certo una novità, ma forse non è mai stata così smaccata. E frettolosa. E totale. Dai vescovi cattolici ai cardinali dell’imprenditoria, il passo è breve. Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi ci fa sapere attraverso un’intervista alla Stampa che Draghi «ha le qualità che auspicavo in un politico», che è «una persona seria, autorevole ed efficace», che è (ovviamente) un «patrimonio del Paese» (nota bene: urge cambiare copywriter per ridurre il tasso di banalità) e che lui «ammirava Draghi da tempi non sospetti».

 Probabilmente, infatti, lo ammirava già quattro giorni prima, domenica scorsa, quando è andato in Tv da Lucia Annunziata. Soltanto che anziché Mario Draghi gli è venuto da dire Roberto Gualtieri, chissà perché. E ha aggiunto: «Abbiamo bisogno di stabilità». Ed è meraviglioso scoprire che fino a domenica, cioè quando dominava l’ipotesi di un Conte Ter, per il presidente di Confindustria avevamo bisogno di Gualtieri e di stabilità, mentre oggi abbiamo bisogno di Draghi. A volte le idee cambiano in fretta, però, ecco va detto che lui Draghi «lo ammirava da tempi non sospetti», anche se fino all’altro ieri preferiva elogiare il ministro in carica per non farsi scoprire.

 E la terza gamba dell’establishment, cioè i giornaloni? Ovviamente non sono da meno. Stamattina il Corriere della Sera ci faceva sapere tramite editoriale di Mario Monti che «a tutti conviene aiutare» Draghi. Ed è un po’ strano perché qualche giorno fa Urbano Cairo, parlando alla radio, aveva detto che a tutti conveniva aiutare Conte a fare un nuovo governo («Fa bene a cercare responsabili», le sue parole testuali).

Ora, capisco che quello di Monti potrebbe anche essere considerato come il bacio della morte, ma è indiscutibile che le pagine uscite in queste ore da via Solferino grondano di elegia nei confronti dell’ex presidente Bce, l’uomo che viaggia in Panda, che va al supermercato, che è sposato da 48 anni con la moglie Serena (un nome che è già un programma per il Paese) con la quale a volte va persino a Milano «per abbracciare le nipotine» (dev’ essere un altro miracolo come il salvataggio dell’euro).

E poi naturalmente i compagni di liceo, lo sport (era un campione ovviamente «a calcio e a pallacanestro» e chissà cos’ altro ancora), e persino «i capelli pettinati con la riga come adesso». E la domanda è: perché, avendo a disposizione tutto questo bendiddio, riga nei capelli compresa, fino a ieri dovevamo andare a caccia di responsabili per salvare il Conte Ter?Fra l’altro nell’euforia della svolta si rischia di essere anche un po’ ingenerosi.

Prendete il portavoce del premier, il celebre Rocco Casalino. Ieri è stato sbeffeggiato, sempre sul Corriere, da un articolo feroce che ha tirato fuori tutte le sue pecche. Rocco e le sue gaffe, Rocco e le sue pretese («aveva un ufficio con le dimensioni di un campo di calcio»), Rocco lui e i suoi vestiti che appaiono improvvisamente stretti «da buttafuori di discoteca brianzola», Rocco e la sua isteria, Rocco che mente sui master, «permaloso e un po’ mitomane», Rocco che odia il suo passato e che è «troppo disinvolto» nell’usare il cellulare. «Glielo dicevano: ma niente», chiosa velenoso l’autore dell’articolo.

Il quale forse gliel’avrà dette davvero tutte quelle cose a Rocco, prima di ieri. Ma solo in privato. Perché in pubblico noi leggevamo sul Corriere altre cose. Leggevamo che Rocco Casalino era «il grande regista di tutte le operazioni» del governo.

 Che sedeva «biblicamente alla destra del padre». Che «come Hitchcock metteva il suo cameo nei film del premier». Che era «così bravo da essere portavoce più famoso della voce». Leggevamo così, fino a ieri. Forse perché Rocco Casalino era potente e passava le veline e dunque andava incensato. Ora che fa gli scatoloni, invece il Corriere gli intima bruscamente «esci da quell’ufficio» e scopre all’improvviso che è «mitomane» e che gli si sono pure ristretti i vestiti. Così va il mondo, si capisce. Noi tutti mai paghi, gridiam viva Draghi. Ma che schifo.

14 replies

  1. Ma …i ristoratori, gli studenti, i”privato della libertà” sono già spariti da te e giornali? San Mario Draghi ha già fatto il miracolo?

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  2. Uèè clown lecchino, ma sono voltagabbana pure a destra?

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  3. Non seguo Giordano, non mi piace il suo modo di fare informazione, non mi piace nulla di lui. Quindi, non so come sia posizionato verso Draghi. So che il Corriere, fra Meli e Fontana mi è sempre sembrato ostile a Conte e che Radio24 ha sempre sparato contro Conte senza mezzi termini. Quindi, questo articolo mi pare un artifizio retorico: mi invento un nemico, per vincerlo. Ho vinto. Che poi l’Italia sia piena di voltagabbana, mi pare chiaro: Parenzo ne è il fulgido esempio.

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  4. Mario Giordano, altro velino della Lega e della Meloni. Sarà divertente sentirlo starnazzare insieme a Porro e a Del Debbio adesso che i suoi idoli dalle certezze granitiche andranno avanti separati contro Draghi…

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  5. Fuori dai denti. Mario Giordano è una merda. Uno che riesce a scrivere che il Corriere “coccolava” Casalino, quando lo ha sbertucciato da mane a sera ( e ci può stare, anche a me Casalino sta sul cazzo), con tutte le sue firme, ed ora lo abbandona, è l’esempio classico della merda giornalistica. E pure citare Bonomi come uno che si riposiziona è un’altra fake, visto che il presidente di Confindustria è stato sempre nemico di Conte e dei 5stelle ( che gli piaccia Gualtieri non cambia la sostanza della sua inimicizia al Governo). Un pagliaccio ridicolo, degno di questo cancro chiamato giornalismo italiano.

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  6. Io devo vivere in ul altro pianeta, perché sulla stampa italiana, salvo contate pecore nere, ho letto solo articoli e opinioni denigratorie verso il presidente Conte ed il suo governo. E questo buffone passa oltre le cannonate ad alzo zero dei grandi e piccoli giornali e TV , compresa la sua patetica trasmissione,contro Conte per soffermarsi sull’agenzia di stampa Sir (e chi la conosce?). Devo riconoscergli però di avere sottolineato l’italica storica piaggeria verso il nuovo deus ex maquina. Cuique suum.

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