La tecnologia “flash charging” consente di caricare le auto elettriche in pochissimi minuti

(di Biagio Simonetta – ilsole24ore.com) – Da sempre, i tempi di ricarica rappresentano uno dei maggiori ostacoli per chi valuta l’acquisto di un’auto elettrica. Certo, esistono colonnine molto rapide, ormai. E vetture con batterie tecnologicamente evolute (come quelle a 800 volt montata su alcune auto come la Ioniq 5 di Hyundai, che si ricaricano molto più in fretta rispetto alle altre).

Eppure, il tempi di ricarica rimangono il tallone d’Achille (almeno psicologico) del settore. Per questo la corsa a costruire infrastrutture sempre più performanti non si arresta. Per questo il gigante cinese BYD ha stanziato quasi 2 miliardi di euro per costruire, in Europa, una rete dedicata alla ricarica ultrarapida. L’obiettivo, del quale in realtà si parla già da un anno, è accompagnare la diffusione della tecnologia “flash charging” (ne avevamo scritto qui) che consente di recuperare centinaia di chilometri di autonomia in pochi minuti, e rafforzare la propria posizione in un mercato europeo sempre più strategico.

Il gruppo cinese prevede di installare 3.000 punti di ricarica in Europa entro il 2027. Ogni stazione richiederà un investimento di circa 580 mila euro. Un progetto che di fatto segue il piano annunciato in Cina, dove BYD intende realizzare 20.000 punti di ricarica ultrarapida entro la fine del 2026.

«La priorità è costruire una rete infrastrutturale molto forte», ha dichiarato Stella Li, vicepresidente esecutiva e responsabile delle attività internazionali del gruppo, durante l’inaugurazione della prima stazione flash charging nel Regno Unito.

La tecnologia rappresenta uno dei principali elementi della strategia europea di BYD. Le nuove stazioni raggiungono una potenza di 1.500 kW, ben superiore ai circa 500 kW dei più recenti Supercharger Tesla. Secondo l’azienda, i modelli compatibili possono recuperare fino a 400 chilometri di autonomia in circa cinque minuti.

Chiaramente, non tutti i veicoli elettrici saranno compatibili. Tecnicamente per sfruttare la ricarica da 1.500 kW c’è bisogno di auto con architettura a 1.000 volt. Inoltre, alcuni test in Cina – dove la tecnologia è già stata sviluppata – hanno riscontrato diverse vicissitudini.

Va detto che il piano ricalca in parte la strategia seguita da Tesla negli anni passati: non limitarsi a vendere automobili ma sviluppare direttamente l’infrastruttura necessaria per sostenerne l’utilizzo. BYD sostiene inoltre che le nuove stazioni non dovrebbero gravare eccessivamente sulle reti elettriche locali grazie all’impiego di sistemi di accumulo che vengono ricaricati nelle ore notturne. Le “flash charging” di BYD, infatti, usano infatti una tecnologia diversa dalle colonnine tradizionali. Non prelevano dalla rete istantaneamente 1.500 KW, ma ricaricano (a una potenza più bassa) costantemente delle superbatterie che, a loro volta, vengono poi utilizzate per le ricariche delle auto.

L’obiettivo è chiaro: se BYD riuscirà a portare su larga scala in Europa tempi vicini a quelli di un rifornimento tradizionale, potrebbe ottenere un vantaggio competitivo significativo nei confronti sia dei costruttori europei sia degli altri produttori cinesi presenti sul continente.