
(Di Marco Travaglio – ilfattoquotidiano.it) – C’è una donna, in Uruguay, che ha bisogno di aiuto. E lo chiede, lo grida per tre mesi. È Graciela Mabel De Los Santos Torres, 51 anni, massaggiatrice disoccupata. Dice di aver subìto molestie sessuali da Giuseppe Cipriani nel suo ranch “Gin Tonic” a Punta del Este, di aver visto festini per vip con ragazze anche molto giovani, selezionate da Nicole Minetti e portate lì dai bordelli locali e […]
Sola contro tutti
(Di Marco Travaglio) – C’è una donna, in Uruguay, che ha bisogno di aiuto. E lo chiede, lo grida per tre mesi. È Graciela Mabel De Los Santos Torres, 51 anni, massaggiatrice disoccupata. Dice di aver subìto molestie sessuali da Giuseppe Cipriani nel suo ranch “Gin Tonic” a Punta del Este, di aver visto festini per vip con ragazze anche molto giovani, selezionate da Nicole Minetti e portate lì dai bordelli locali e dall’estero. Lo dice come fonte coperta a un giornalista tv uruguayano, ben prima che il 18 febbraio in Italia il presidente Mattarella dia la grazia alla Minetti. Il servizio va in onda il 20: mancano due mesi al 21 aprile, quando la notizia esce sul Fatto e diventa un caso politico. Poi Graciela ripete tutto e rincara la dose in un’ora e mezza di telefonate, 766 messaggi in chat e decine di foto scambiati con il nostro Thomas MacKinson, che la contatta appena sa della grazia e tiene i contatti con lei per tre settimane, dal 22 aprile all’11 maggio. Graciela gli apre il suo cuore perché non sa più dove aggrapparsi. Non si fida delle autorità locali, siano esse magistratura o polizia. Inutile denunciare: dice di aver visto troppi Vip in quei festini e troppi poliziotti che arrotondano come guardie private al Gin Tonic. Ha pure un ex-marito agente. E sa che nel suo Paese la vita umana vale meno di due spiccioli.
Ma l’Italia è un’altra cosa: legge che il presidente della Repubblica e la magistratura di Milano vogliono la verità e le si accende una speranza. Ai giudici italiani dirà tutto quello che sa, e solo a loro, purché la proteggano. Lo dice al Fatto, in forma anonima poi col suo nome nell’intervista dell’11 maggio. Poi si arrabbia con Thomas perché, dopo averlo autorizzato a fare il suo nome, ha cambiato idea, sempre per paura, ma gliel’ha detto troppo tardi, quando il giornale era già in stampa. Ma lo stesso giorno, alle 16.26, l’Ansa batte la notizia: “La Procura generale di Milano valuta interrogatori all’estero sul caso Minetti”. È ciò che Graciela sperava: sarà finalmente sentita in Italia. Infatti rifiuta la protezione della polizia, di cui diffida. E parla subito con Francesco Battistini, l’inviato del Corriere, che il 12 maggio pubblica l’intervista: “Là dentro ho visto di tutto. Ho paura e vivo nascosta. Ma sono pronta a testimoniare a sostegno dell’inchiesta milanese sulla grazia”, anche se ancora “nessun investigatore italiano mi ha contattato”. Decide di esporsi ancora, di non perdere la speranza. Infatti il giorno 13 appare di persona, con la sua voce e il volto schermato, nel programma televisivo Sin piedad. Ritratta? Nemmeno per sogno. Ha paura, questo sì, ma conferma molte cose dette al Fatto e al Corriere, mentre le altre non le smentisce: le riferirà “solo alla magistratura italiana quando mi convocherà”.
Ma il 14 maggio, sempre via Ansa, arriva la doccia fredda dal Pg: “Non serve sentire la testimone su Minetti. Non c’è riscontro alle sue parole”. Sin piedad. Per Graciela è la fine: non può più fidarsi neppure del suo ultimo appiglio, i magistrati milanesi. Il terrore tracima. Sui siti di gran parte della stampa italiana c’è spazio solo per le tesi di Minetti e Cipriani, che minacciano cause stratosferiche, mentre lei passa per una che s’è inventata tutto: bugiarda, visionaria, o peggio. Tutti interessati a sentire chi la smentisce (gli amici di Minetti e Cipriani), nessuno ad ascoltare Graciela. La partita è ìmpari: da una parte lei, che non ha i soldi per rinnovare il passaporto o pagarsi il volo per l’Italia; dall’altra un imprenditore miliardario con amici influenti, legami con Epstein e Weinstein, società e sedi in mezzo mondo, che in Uruguay conosce tutti e tutto e investe in alberghi e palazzi.
Il 15 maggio Graciela scompare da casa e stacca il cellulare. Ricompare il 29 nello studio di un notaio, accompagnata da un avvocato, per firmare una dichiarazione giurata in cui, con l’aria di ritrattare tutto, ritratta poco o nulla: conferma la “molestia” precisando di averla subita “sul lavoro” ed esclude che la Minetti “cercasse o reclutasse o assumesse o inducesse o invitasse prostitute” al “Gin Tonic” (ma questo non l’aveva detto neppure nelle interviste, dove invece raccontava che la Minetti le sceglieva all’arrivo, le vestiva e le truccava dopo che altri le avevano ingaggiate). Restano in piedi tutti i suoi racconti sui festini di sesso e droga nei due programmi tv e sui due quotidiani italiani e i suoi colloqui con i quattro giornalisti da febbraio a maggio, sempre lineari e coerenti, confermati da due ex colleghe che la lodavano per il “coraggio” e da tre autisti che portavano le prostitute al “Gin Tonic” e l’hanno raccontato al Fatto (ma senza nomi: “Non voglio finire bruciato o in un fosso…”). Nessun “travisamento” e nessuna smentita sul nocciolo della questione: le feste con prostitute in casa di chi ha avuto la grazia perché avrebbe “cambiato vita”. Nella foga di dar torto al Fatto (il Corriere è già dimenticato), tutti hanno commentato la “ritrattazione” prima di leggerla. Perché era ciò che tutti si aspettavano da Graciela. Così la faccia di Minetti e Cipriani, e dunque dei Pg, di Nordio e di Mattarella era salva. Quella di Graciela un po’ meno, anche se ora che pareva rimangiarsi tutto diventava attendibilissima. Però non l’ha fatto. Si è tenuta in equilibrio, per non doversi guardare le spalle per tutto il resto dei suoi giorni. Ma, anche nella dichiarazione giurata, ha avuto molto più coraggio delle nostre istituzioni. A noi resta il rammarico di averla illusa che in Italia si cercasse la verità. Se fosse stata un’italiana, a denunciare molestie e festini di sesso e droga, schiere di politici, giornalisti e femministe strillerebbero che “la donna ha sempre ragione” a prescindere. Invece Graciela, massaggiatrice disoccupata uruguayana, aveva torto a prescindere. E non ha potuto neppure guardare negli occhi un magistrato. Forse perché il magistrato avrebbe faticato parecchio a reggere il suo sguardo.
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ha dato della ignobile vigliacca alla procuratrice generale di Milano
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La Procura di Roma era specializzata in insabbiamenti (“il porto delle nebbie”), ma pare che ora lo scettro sia passato nelle mani di quella di Milano. 🤔
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La vera figuraccia di m@rda l’ha fatta Mattarella che, nonostante l’ASSENZA di indagine ulteriore della magistratura, si è accontentato di ciò che pubblicavano gli altri giornali, cioè tesi inventate senza alcun riscontro di testimonianze purché avverse a quelle del FQ. E tanto bastava. Parafrasando Woody Allen: il presidente dello stato libero di Bananas. Che tristezza.
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