Giochi invernali, via il primo miliardo di soldi pubblici

(Anna Lombroso per il Simplicissimus) – C’è un sale sulle molte ferite che ci vengono inflitte, che aggiunge umiliazione al dolore. Parlo della reiterata presa per i fondelli alla quale pare non siamo attrezzati per reagire, se continuiamo a berci le loro fregnacce tossiche dandole per buone, persuadendoci che ne verrà qualcosa di positivo per noi tapini.

Ecco pronto un esempio, la Commissione di Coordinamento del Cio che prosegue i suoi proficui abboccamento con il Comitato organizzatore delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, ne sta apprezzando gli sforzi  e la “visione strategica”  che ruoterebbe, pare,  attorno al desiderio di “far innamorare tutti gli italiani dei Giochi e degli sport invernali e che il mondo si innamori dell’Italia”.

Peccato che certe sbandate  costino care, se l’oggetto dell’infatuazione al caffè sceglie ‘o spumone che è quello   ca costa ‘e cchiu o se la festa di fidanzamento ha luogo al castello del boss delle cerimonie.

Come nel caso appunto di questi Giochi che aspiravano a costituire un “format replicabile” di sostenibilità non solo finanziaria, ma “ambientale e sociale”, rappresentando uno stimolo alla creazione di  nuove opportunità e occupazione a lungo termine e capace di lasciare alle generazioni future un’eredità di impianti (dalle piste di bob e all’ovale dello speedskating), infrastrutture per la mobilità e risorse per il turismo economicamente redditizie.

Un modello, quindi,   per favorire “l’inclusione, la diffusione dei valori olimpici in tutto il Paese e la promozione di stili di vita sani grazie alla pratica sportiva“, e una lezione per promuovere  una maggiore competenza nella gestione dei grandi eventi, offerta a quelle città del mondo, codarde e imbelli, che da anni guardano ai Giochi come a una tentazione suicida cui è bene non cedere, pena voragini di bilancio, debiti, penalizzazione dei cittadini, larghi strati dei quali vengono spostati delle abitazione per far posto a infrastrutture che, a evento finito, si convertono in mesta archeologia agonistica.

Così dal momento della vittoria, quando due città che non hanno brillato per senso della misura e vocazione ecologica, vantando un primato nel campo dell’illegalità e illiceità urbanistica, del consumo di suolo, di gentrificazione, con l’espulsione degli abitanti per la concessione di territorio a grandi gruppi immobiliari, a boss del commercio, a finanziarie, lo slogan che si è sentito ripetere con orgoglio dai promotori e dalle amministrazione è stato che si trattava dei primi Giochi  a “costo zero” per i contribuenti del Paese ospite, un principio raccolto dalla Legge Olimpica approvata nel maggio scorso – che non si dica poi che durante il lockdown il parlamento è stato inoperoso – a simboleggiare l’auspicio per una ripresa dell’Italia provata dalla pandemia e una riconquistata reputazione internazionale.

Peccato che anche la buona fama e il rispetto siano una merce costosa: dopo tutte quelle premesse e promesse sull’autosufficienza economica dell’evento, le cui spese per l’organizzazione, raggiungerebbero i  1.362.000.000 euro, forse, secondo un ragionevole arrotondamento  un miliardo e mezzo, a carico del Cio con mezzo miliardo, mentre il resto dovrebbe arrivare da sponsorizzazioni, merchandising, vendita dei biglietti, lotterie, apprendiamo che  un miliardo di euro è già stato stanziato   dal Governo  (473 milioni vanno alla Lombardia, 325 milioni al Veneto), e “destinato alle opere prioritarie del territorio”, quelle  infrastrutturali cioè “utili ad agevolare l’accessibilità ai luoghi interessati” – e che secondo la Ministra De Micheli cofirmataria del provvedimento  “saranno sicuramente di stimolo per la ripresa economica e il miglioramento competitivo delle imprese anche dopo il 2026” . Al miliardo si aggiungeranno  altri 574 milioni piovuti dal Pirellone, mentre  la giunta di Zaia ne promette 213.

C’è tutto lo spazio dunque per lasciar sbrigliare un po’ della retorica di genere, quella che contrappone tagli alla spesa per la tutela del territorio con le dissipate spese militari, i costi della Tav con le pene dei pendolari. In questo caso si può vincere facile con gli investimenti magri perfino in tempo di Covid per le strutture sanitarie, per l’assunzione del personale, per il rafforzamento della medicina di base e gli oneri a nostro carico per appagare la bulimia costruttiva e la megalomania di ministri e amministrazioni e per alimentare la mangiatoia mai abbastanza colma delle cordate del cemento, degli immobiliaristi, dell’affarismo collegato alla grandeur di opere, interventi e eventi, talmente sfrontato da aver perso la gara con la Francia.

E difatti il programma di Parigi 2024 è stato tagliato di 400 milioni, con il “sacrificio” dello stadio del rugby, di quello acquatico e di alcuni campi di calcio, dopo l’esempio di Tokyo  che, causa Covid, ha scelto di risparmiare  più di 300 milioni di uscite per le infrastrutture.

Invece con il piglio da gradassi provinciali, sembra che non siamo disposti a rinunciare a ben due “location”, maschile  e lombardo e femminile e veneto, per lo sci alpino, a una faraonica tettoia sopra la pista ovale del pattinaggio di velocità di Baselga di Pinè, impianto proverbialmente già in perdita come i tracciati per il bob, accertate macchine mangiasoldi a tutte le latitudini salvo che per il sindaco di Cortina che vuole ridare ai suoi amministrati nuovi brividi, con gli interventi sulla pista Eugenio Monti, quelli della discesa vertiginosa del flop finanziario per via dei  73 milioni del capitolato, 65 per il ripristino e i macchinari di congelamento, 8 per garantire l’utilizzo dopo il Giochi.   

E se voleste essere ottimisti, malgrado l’esperienza dell’Expo, sul volume e qualità dell’occupazione favorita da un Grande Evento, c’è da temere che dovrete accontentarvi dei conflitti di ruoli e di interesse del dinamico management, delle esenzioni fiscali meritate dai  70 dipendenti del gruppo di lavoro di Milano Cortina 2026,  e delle competenze dello staff ( o vogliamo chiamarlo task force?) che vedrà il nucleo centrale del Comitato composto da circa 600 persone, con quattro dipartimenti decentrati che si concentreranno su Governance, Games Delivery, Digital e Revenues. Per il resto  c’è immaginare che si tratterà dell’occupazione poco qualificata, a termine, precaria, quando non “formativa” e “volontaria”, dei cantieri e delle varie tipologie di servitù messi in circolazione dall’eventologia.

Insomma se i cittadini del mondo dopo alcuni prestigiosi rifiuti hanno dimostrato di non volere più le Olimpiadi, bisogna dimostrare se sono cittadini quelli che le sopportano e le pagano.

8 replies

  1. Per chi se lo fosse dimenticato… in Piemonte sarebbe stato sufficiente ripristinare gli impianti della precedente Olimpiade (con costi ridotti), come suggerito dalla miglior sindaca che Torino abbia mai avuto, quella Chiara Appendino la cui unica colpa è la sua appartenenza ai 5 Stelle! L’unico movimento che non ha legami ne’ con le grandi industrie, ne’ con le banche, ne’ con le grandi cooperative, ne’ con la mafia e… neppure con regimi totalitari!
    E’ veramente TROPPO, occorre DISTRUGGERLI!!!

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    • Ma che cazzo stai a di’: c’hanno pensato loro, tutto da soli, a distruggersi e voi a tirar fendenti all’aria fritta! Fate pena!

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  2. CANDIDATURA DI TORINO QUALE SEDE DEI GIOCHI OLIMPICI E PARALIMPICI INVERNALI 2026
    (purtroppo la candidatura doveva essere assegnata non a una sola ma addirittura a DUE regioni leghiste)

    Eccolo il dossier di cui si è tanto parlato in questi mesi e soprattutto in queste ultime settimane, con cui Torino si candida ufficialmente alle olimpiadi invernali del 2026. Si tratta dello stesso studio di fattibilità, firmato dall’architetto Alberto Sasso, consegnato al Coni che deciderà se il capoluogo piemontese può mettersi in lista con altre città per ospitare i Giochi olimpici e paraolimpici per la seconda volta.
    Oltre 170 pagine in cui viene presentato un progetto per Olimpiadi ecosostenibili a impatto zero e in cui gli impianti del 2006 vengono recuperati. Un dossier che tiene conto, come ormai risaputo, dei paletti messi da chi dei Cinque Stelle non condivideva l’idea della candidatura.
    Nel dossier sono elencati i punti di forza di quella che può essere l’esperienza di Torino 2026. Eccoli in cinque aspetti chiave:
    DOPPIA LEGACY
    TORINO 2026 ha a disposizione tra Città e Montagne Olimpiche per tutte le discipline impianti, strutture ed infrastrutture di collegamento che, attraverso un revamping e delle integrazioni, sarebbero già disponibili e collaudabili nel 2024, permettendo una ‘Olimpiade lunga’ rafforzando il concetto di Olimpiade come parte di una strategia di lungo termine in coerenza con gli obiettivi di sviluppo sostenibile e resiliente del Territorio che la ospita, valorizzando Torino come città della cultura, dello sport e dell’innovazione e le sue Montagne Olimpiche come luogo di sport, turismo ed ambiente generatore di occupazione stabile e non de localizzabile.
    MASTERPLAN COMPATTO
    TORINO 2026 è compatta, con distanze ridotte tra Venues del ghiaccio, Medal Plaza e Venues della neve raggiungibili nella misura massima di 85’ con 110 km, dando l’opportunità di una esperienza integrale da parte degli spettatori ed una logistica ottimizzata e poco stressante per atleti e Famiglia Olimpica.
    AGENDA 2020 CIO
    TORINO 2026 è un esempio di sensibilizzazione alla resilienza climatica e sostenibilità ambientale con la gestione la delle risorse, l’eliminazione degli sprechi e dei rifiuti con un progetto efficiente mirato al pre olimpico, all’olimpico ed al post olimpico su scala territoriale, di rigenerazione urbana ad energia quasi zero, riqualificazione energetica, mobilità innovativa, impiantistica delle neve più efficiente ed a quote più elevate, distinzione netta tra discipline di ghiaccio e di neve (senza innevamenti urbani), riusando l’esistente senza consumo di suolo vergine.
    BUDGET CONTENUTO
    TORINO 2026 è una maggiore garanzia di budget contenuto con controllo di spesa in trasparenza, attraverso il sostanziale riuso del patrimonio olimpico esistente con un progetto che mira ad ottimizzare ed a creare una Legacy tra Città e Montagne Olimpiche, in coerenza con i piani strategici territoriali, l’innovazione, la residenzialità diffusa e la garanzia, attraverso il ‘Fondo di Legacy’, del concreto ed effettivo riutilizzo sportivo del futuro rinnovato Parco Olimpico anche in concerto con il territorio.
    OLIMPIADE INNOVATIVA ED EMOZIONATE
    TORINO 2026 è anche terreno di totale innovazione tra Città e le sue Montagne Olimpiche su tutti i temi legati al progetto ed all’organizzazione dell’evento con l’uso di tecnologie 4.0 su impiantistica, strutture, energetica, mobilità, logistica, residenzialità, sicurezza, immagine, fruibilità dell’evento e tanto altro per una esperienza spettacolare per atleti, famiglia olimpica, spettatori e gli abitanti del territorio, coinvolti nella splendida cornice di una Torino e delle sue Montagne Olimpiche.

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    • L’avevo scritto a suo tempo, che sarebbe stata una mangiatoia per il coni e per le due regioni leghiste, avevano detto che non ci sarebbero state spese per lo stato. Un cazzo, perchè vorranno spennare e scialacquare al massimo visto la percentuale canonica che s’intasca la lega per ogni appalto.
      Ma quello che mi fa specie è che il trafficone Malagò sia ancora lì.
      Eppoi, Cortina aveva bisogno di una olimpiade per essere conosciuta?
      Ma quanto vogliono ancora costruire che la zona è già devastata.
      però viva ZAIA, ZAIA,ZAIA LEGA,LEGA,LEGA, shei schei…cervelli buttati all’ammasso

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  3. La solita noiosissima, troppo lunga, querula LAGNA della sig.ra Anna.
    In due parole: le Olimpiadi Invernali saranno una colossale occasione di spreco di denaro pubblico.
    Ma davvero?
    Grazie, ma lo sapevamo già da tempo.

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    • Il solito querulo EDITORIALE di Mrs Mahatma.
      In due parole: il Bomba è il solito bugiardo, traditore e mettinculo di sempre, con il quale c’avete fatto un governo e adesso fate le prefiche?
      Grazie, ma lo sapevamo già da tempo.

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  4. Adriá… ma come te fa specie Malagó? Guarda che Malagó é quello che (oltre a portá le mignotte all’avvocato) ha presidiato i mondiali di nuoto di Roma 2009… si quelli che dovevano svolgersi a Tor Vergata alle “Vele di Calatrava” le quali in quanto non completate malgrado le vagonate di soldi buttati (rubati) piscine sbagliate e tetti crollati si sono svolti al Foro Italico (si quello del 1927) quindi per questi grandi meriti é stato promosso al comando del Coni… é appunto il giusto proseguo dell’opera di Carraro, un altro grande dirigente del Coni e sindaco di Roma (guarda un po’) proprio durante i mondiali Italia ’90.

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