Scade il taglio delle accise e gli automobilisti dicono addio al mini-sconto. Ma il problema è che i prezzi scendono troppo poco.

(di Stefano Rizzuti – lanotiziagiornale.it) – Non se ne parla più, guarda caso. Il taglio delle accise sui carburanti è scomparso dai radar. Dei giornali, della politica e soprattutto del governo. Facile capirne il motivo: oggi lo sconto sui carburanti scade. Uno sconticino, a dire il vero, perché del taglio iniziale ormai è rimasto ben poco e la riduzione dei prezzi di benzina e diesel è stata limitata fino a scendere a 6,1 centesimi in meno al litro. Insomma, se domani il taglio non verrà confermato la differenza non sarà poi così tanta. Anche perché, fortunatamente, i prezzi alla pompa continuano a scendere ormai da settimane.
E allora perché parlarne? Ecco, qui sta l’inghippo. Perché il governo che si è tanto vantato di aver contenuto in ogni modo i rincari causati dalla guerra in Iran, dalla chiusura dello Stretto di Hormuz e dal conseguente rialzo delle quotazioni del petrolio, è stato smentito, ancora una volta, dai dati. Perché oggi, con le quotazioni del petrolio crollate e tornate sui livelli pre-guerra ormai da giorni, la benzina e il diesel costano molto più che a febbraio. Con tutto lo sconto, figuriamoci se dovesse essere cancellato. E allora meglio non parlarne, perché altrimenti il rischio è che tutto ciò che viene detto sul taglio delle accise suoni un po’ come una presa in giro. Partiamo dai numeri: la benzina, stando alle medie nazionali rilasciate dal Mimit, oggi costa 1,804 euro al litro e il gasolio 1,882. Senza proroghe sulle accise, da sabato si salirà a circa 1,86 per la benzina e 1,94 per il gasolio (superando i 2 euro in autostrada).
Nella settimana del 28 febbraio, giorno in cui Trump e Netanyahu hanno avviato la guerra in Iran, dopo i primi rincari causati dal conflitto, la benzina costava 1,670 euro al litro e il gasolio 1,720. Il petrolio oggi si aggira intorno ai 70 dollari al barile per il Brent e da una settimana è stabilmente sotto i 75. Negli ultimi dieci giorni di febbraio si attestava sugli stessi livelli, intorno ai 72 dollari al barile. La differenza la calcola l’Unione Nazionale Consumatori sottolineando che il governo “non ha fatto nulla per combattere le speculazioni”: nonostante quotazioni del petrolio al di sotto del 27 febbraio, “oggi il gasolio in autostrada costa ancora 14,4 cent in più” di allora e per un pieno di 50 litri sono 7,20 euro di maggior spesa. Per la benzina l’aumento è di 11,8 centesimi al litro, ovvero 5,90 euro a pieno. Come ricorda il Codacons, il Brent è sceso del 25,5% da inizio giugno mentre nell’ultimo mese il calo del prezzo per gasolio e benzina è stato solo “di circa il 6%”.
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