
(dagospia.com) – Giorgia Meloni ha avuto troppa fretta. Ed è finita in un pantano. Lo Stabilicum, la legge elettorale messa insieme in quattro e quattr’otto da Fdi, e altrettanto frettolosamente modificata nel Melonellum, rischia di finire il suo cammino prima di ottenere l’ok definito del Parlamento.
Non bastava lo scontro sulle preferenze, che vede contrapposti da una parte i Fratellini d’Italia e dall’altra Forza Italia e Lega. Non bastava neanche la “mina” Vannacci, che con il suo Futuro Nazionale continua a scippare consensi al centrodestra, ha fatto saltare i piani della Statista della Sgarbatella e ha reso un miraggio il raggiungimento del premio di maggioranza previsto dalla riforma.
Il nuovo ostacolo è rappresentato dai comitati costituiti da Roberto Zaccaria, una rete di associazioni pronte a fare ricorso alla Consulta contro la riforma subito dopo l’approvazione: “La legge inserisce un mostruoso premio che pone un problema di equilibri democratici, chi vince prende tutto”.
L’eventuale ricorso alla Corte Costituzionale, infatti, innescherebbe un problema di tempi per Meloni, che vede erodersi il gradimento del governo e smania per andare alle urne in anticipo, ad aprile 2027.
I giudici della Consulta, se interpellati, dovranno discutere della questione per almeno due mesi e daranno una risposta solo con il nuovo anno. Ii tempi tecnici per andare alle urne in primavera sarebbero stretti. Tradotto: tanti saluti al voto anticipato.
A questo punto l’unica strada che ha “Gigiorgia” per provare ad accorciare i tempi per le elezioni è accantonare il Melonellum e tenersi l’attuale legge elettorale. Un’opzione che, in verità, a questo punto non dispiacerebbe a molti nel partito delle sorelle Meloni.
In uno scenario così caotico, con la variabile vannacciana con cui è complicato fare i conti, il Rosatellum permetterebbe a Fratelli d’Italia di non dover indicare prima del voto i partiti che fanno parte della coalizione e di rimandare il problema a dopo le urne, per poi eventualmente trattare con il Generale.
Quello che è certo è che, da grande para-guru, per salvare la faccia, Giorgia Meloni darà l’ordine ai suoi di presentare l’emendamento sulle preferenze, che inevitabilmente sarà bocciato dall’aula anche con i voti di Forza Italia e Lega.
Così la premier potrà dire di essere stata coerente e di aver portato avanti una battaglia per permettere agli italiani di scegliere gli eletti.
Peccato che, al momento, il testo della riforma elettorale, che porta la firma di Fratelli d’Italia, preveda ancora i listini bloccati. La coerenza meloniana è a corrente alternata…
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