Matteo d’Arabia

(Francesca Paci – La Stampa) – Chissà cosa gli ha detto dietro le quinte. Mica a Conte o Mattarella. Quello si sa. Chissà cos’ ha detto Renzi senza macchia e senza paura al principe ereditario bin Salman prima d’ intervistarlo per la Future Investment Initiative nella Riad aspirante capitale della finanza mondiale.

Sì perché on record Renzi ha incensato la petrol-monarchia, cui l’ Italia dovrebbe passare il testimone del «Rinascimento» e «invidiare il costo del lavoro». Off record però, deve aver picchiato duro sul blasonato saudita che, al netto della fama di riformista, è associato allo spezzettamento di Kashoggi e alla suffraggetta Loujain al Hathloul, condannata a 5 anni per l’ ardire di guidare. Renzi sarà stato spietato.

Sennò vai a parlare di costo del lavoro alla ex bracciante Bellanova nell’ Arabia della kafala, la servitù della gleba. No, no, Renzi e MbS hanno certamente parlato di «contenuti».

“L’ARABIA È IL RINASCIMENTO” L’EX PREMIER SOTTO ATTACCO

(Giuliano Foschini – la Repubblica) – In questa crisi di governo è intervenuta una variante non prevista che, però, sta spostando non pochi tasselli in questo delicato momento politico: “La variante saudita”, scherza, ma non troppo, un influente membro del Copasir, il Comitato di controllo sulla sicurezza nazionale.

Che, al momento, nonostante alcune sollecitazioni, non ha compiuto alcun passo sulla vicenda, essendo in stand by per via delle consultazioni. La storia parte dal racconto fatto nei giorni scorsi dal Domani: nel mezzo della crisi il premier Matteo Renzi, nella sua veste di conferenziere, ha partecipato a Riad, in Arabia Saudita, al panel “Il futuro di Riad”.

Si trattava di un incontro che si è tenuto nell’ ambito di una manifestazione – “La Davos del deserto”, laddove Davos è la città svizzera dove si tiene il forum economico mondiale – organizzata dalla Future Investment Initiative (Fii), fondazione saudita nel cui board Renzi siede da quasi un anno. Fin qui nessun problema.

A creare qualche imbarazzo politico sono state però due circostanze emerse in queste ore: la prima, che Renzi viene pagato (80mila euro l’ anno) per sedere in quel board. La seconda che la fondazione sia stata creata con un decreto del re Saudita, Salman bin Abd al-Aziz Al Sau. E che fa capo in qualche modo a suo figlio, Mohammad bin Salman. Ora, Renzi è capo di un partito di un altro Stato.

E in Italia è senatore, membro della commissione Difesa oggi ed Esteri fino a qualche mese fa. Può incassare denaro, lecitamente, per la sua attività di conferenziere da una fondazione che fa capo a un altro Stato? «Non c’ è nessun conflitto di interessi, è tutto regolare perché si tratta di una no profit, e la legge lo consente» ha fatto sapere in queste ore il leader di Italia Viva.

Mentre dall’ Arabia pubblicavano il video della sua performance. Renzi intervista proprio il principe Mohammed bin Salman lasciandosi andare a considerazioni e giudizi di vario tipo. «Ci sono le condizioni perché l’ Arabia Saudita sia la culla di un neo risarcimento» ha detto. «A Firenze è nato proprio dalla peste, una pandemia», sottolineando anche il ruolo «delle città», sulla scia proprio del piano che ha per Riad Mohammed bin Salman.

Renzi ha parlato dell’ Italia e del trilione di dollari di investimenti previsti in Arabia Saudita come «incredibili se paragonati al debito pubblico del nostro paese: la sfida della politica oggi è mettere insieme tradizione e innovazione, passato e futuro».

«Penso che con la tua leadership e quella di re Salman il regno possa svolgere un ruolo cruciale e per me come ex sindaco è molto bello comprendere il ruolo delle città in questo progetto». Subito dopo la conferenza Renzi è rientrato in Italia per le consultazioni, a bordo di un aereo privato messo a disposizione dalla fondazione. Si tratta di un benefit previsto per tutti i membri del board. Come Matteo Renzi, per l’ appunto.

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6 replies

    • che poi, premier in Italia non esiste
      è che quei nullafacenti dei giornalisti ci vogliono fare credere del contrario.
      come per i governatori, stesso sciocchezzaio

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  1. Però consoliamoci così: anche i giornali e giornaloni (Repubblica, Domani, Stampa) spesso accusati di concedergli troppo spazio (paginate di interviste) e di tacere sulle sue malefatte ora maltrattano il Bomba, reo di alto tradimento nei confronti del proprio Paese. Che succederà? Sarà finalmente travolto dalla sua stessa tracotanza? Senatore Renzi, si vergogni, si dimetta, si nasconda sotto un tappeto della reggia di Riad. Confido che l’osceno discorso di ieri all’uscita dalla consultazione con il Presidente della Repubblica sia l’ultimo suo atto pubblico in Italia.

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    • Penso che la ciliegina non se ne avrà a male se uso wiki per i DATI: non era jo (non joe) condor, ma: “Salomone pirata pacioccone è un cartone animato andato in onda tra il 1965 e il 1976 nel Carosello per pubblicizzare i prodotti della ditta Fabbri.”.

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      • …”In ogni episodio il capitano piemontese Salomone navigava per i sette mari alla ricerca di fantomatici bottini e tesori con altri due pirati, il siciliano MANO DI FATA e il veneziano nostromo Fortunato. Verso la fine della puntata Mano di fata chiedeva con forte accento siculo «Capetano, lo possiamo torturare?» riferendosi allo sfortunato nemico di turno che non voleva collaborare, mentre Salomone rispondeva sempre benevolmente «Ma cosa vuoi torturare tu? Porta pazienza! So ben io come fargli aprire la bocca. Basta offrirgli…»”

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