Il MES. Senza bugie e senza inganni. Per non dire “Io non lo sapevo”

(Stefano Rossi) – Ho sentito troppe volte Matteo Renzi e Rosato, e tanti altri, sostenere l’impossibile, cioè, che il Mes è più vantaggioso del Recovery, che non ci sono condizionalità e che si restituirà meno di quanto potremmo prendere in prestito per il tasso in negativo.
Quest’ultima castroneria è stata partorita da Rosato.
Ora, con molta calma vediamo e tocchiamo con mano cos’è il Mes.
Premetto che tutti possono leggere e toccare con mano.
Il Trattato qui https://www.esm.europa.eu/sites/default/files/20150203_-_esm_treaty_-_it.pdf
possiamo leggere dove si trova, cos’è (società privata con soldi pubblici lussemburghese), chi vi fa parte, le quote partecipative, lo status,  le funzioni, financo la sede legale. Ma quello che ci interessa non lo troviamo.
Invece qui il suo Regolamento
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32013R0472&from=IT
possiamo verificare di persona quello  che Renzi, Rosato, Gentiloni, Zingaretti tutti quelli del Pd non ci dicono, anzi, ci dicono il contrario.
Chi preferisce un piccolo sunto, può continuare a leggere.
Dunque, il Mes è nato in anni in cui non sapevamo nulla di Covid e dell’emergenza economia e sanitaria che è in atto in tutto il mondo.
Si tratta di un meccanismo che consente di ottenere un prestito a tutti gli Stati membri.
Ma giustamente i soldi non vengono regalati e, anche dopo il trattato, sono stati necessari aggiustamenti per rendere più stringenti le regole per la restituzione.
E’ doveroso premettere che, i documenti che lo regolano sono giuridicamente dei trattati internazionali, quindi, le castronerie alla Gentiloni, secondo cui è bastata una cartuccella firmata da lui e da Dombrovskis per rendere inefficaci questi documenti, sono una bugia che dovrebbe essere punita.
E solo un giuggiolone potrebbe crederci.
Pertanto, il REGOLAMENTO (UE) N. 472/2013 (MAI CITATO IN TV!), che ho citato come secondo documento, prevede quanto segue:
nella premessa, si comincia subito duramente.
Punto 4, “È opportuno che l’intensità della sorveglianza economica e di bilancio sia commisurata e proporzionata alla gravità delle difficoltà finanziarie incontrate e tenga nel debito conto la natura dell’assistenza finanziaria ricevuta, che può variare da un semplice sostegno precauzionale sulla base delle condizioni di ammissibilità fino a un programma completo di aggiustamento macroeconomico subordinato a condizioni politiche rigorose….”.
Il programma completo è tutto un programma e lo vedremo alla fine.
Punto 5,  è già precisato che “Uno Stato membro la cui moneta è l’euro dovrebbe essere soggetto a una sorveglianza rafforzata a norma del presente regolamento se è colpito, o rischia di essere colpito, da gravi difficoltà finanziarie, al fine di garantire un rapido ritorno alla normalità e di proteggere gli altri Stati membri della zona euro da potenziali ripercussioni negative. Tale sorveglianza rafforzata dovrebbe essere proporzionata alla gravità dei problemi e adeguata di conseguenza”.
Al punto 6, è ribadito: “Lo Stato membro soggetto a sorveglianza rafforzata dovrebbe inoltre adottare misure volte ad affrontare le cause o potenziali cause delle proprie difficoltà. A tal fine dovrebbero essere prese in considerazione tutte le raccomandazioni ad esso rivolte nella procedura per i disavanzi eccessivi o nella procedura per gli eccessivi squilibri macroeconomici”.
Attenzione alle parole. Fin qui sono state delle raccomandazioni che suonano come minacce.
Ora si passa alle maniere più forti.
Punto 7: “È opportuno rafforzare decisamente la sorveglianza economica e di bilancio degli Stati membri soggetti a un programma di aggiustamento macroeconomico. A causa della portata generale di quest’ultimo, è opportuno sospendere o eventualmente snellire gli altri procedimenti di sorveglianza economica e di bilancio per la sua durata, onde assicurare una sorveglianza coerente delle politiche economiche ed evitare la duplicazione degli obblighi di comunicazione…”.
Tra poco capiremo cosa significa “evitare la duplicazione”, e c’è da tremare.
Cominciamo subito.
Art. 1.
Oggetto e ambito di applicazione.
Il presente regolamento fissa le disposizioni volte a rafforzare la sorveglianza economica e di bilancio degli Stati membri la cui moneta è l’euro nel caso in cui tali Stati membri:

  1. a) si trovano o rischiano di trovarsi in gravi difficoltà per quanto riguarda la loro stabilità finanziaria o la sostenibilità delle loro finanze pubbliche, con potenziali ripercussioni negative su altri Stati membri nella zona euro, o
  2. b) richiedono o ricevono assistenza finanziaria da uno o più altri Stati membri o paesi terzi, dal Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (MESF), dal Meccanismo europeo di stabilità (MES), dal fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) o da altre istituzioni finanziarie internazionali pertinenti quali il Fondo monetario internazionale (FMI)”.

Spiegazione: in pratica questo regolamento serve solo a mettere in funzione tutta una serie di accorgimenti per chi avesse ottenuto prestiti dal Mes e si trovi in difficoltà economia.
Ora, anche un babbeo lo capirebbe, chi richiede un prestito al Mes si trova in grave difficoltà economica. Una volta spesi, i soldi li deve restituire e, io credo di non sbagliare, si ritroverà in difficoltà per la restituzione.
Ma questo è solo l’inizio. Quel “potenziali ripercussioni negative” è una palude senza fine e senza confini. Ma cosa vuol dire? Tutto e niente. Dipende. Ma non da chi ha ricevuto i soldi e li deve restituire. Ma dalla finanza, dai mercati, dalla Germania, dal Fmi, da gente che non sapremo mai i nomi e cognomi,  un giorno potrebbero decidere che il Paese che ha preso i soldi non è più in grado di restituirli (anche se ha cominciato a pagare le rate) ovvero che non SARA’ più in grado di restituirli.
Il dramma si apre anche se questo Stato ha preso in prestito soldi da altri enti, Stati, fondi o altre entità extraterrestri. Questo perché il Mes capisce che ci sono difficoltà anche future per la restituzione.
Ed ecco finalmente la tragedia, il bagno di sangue sociale che, in confronto, il governo Monti è disneyland.
Art. 2.
Stati membri soggetti a sorveglianza rafforzata.

  1. La Commissione può decidere di sottoporre a sorveglianza rafforzata uno Stato membro che si trovi o rischi di trovarsi in gravi difficoltà per quanto riguarda la sua stabilità finanziaria, con probabili ripercussioni negative su altri Stati membri nella zona euro. …

Art. 3.
 Sorveglianza rafforzata.

  1. Uno Stato membro soggetto a sorveglianza rafforzata adotta, previa consultazione e in collaborazione con la Commissione e d’intesa con la BCE, le AEV, il CERS ed eventualmente l’FMI, misure atte a eliminare le cause, o le cause potenziali, di difficoltà. Nel far ciò lo Stato membro tiene conto di ogni raccomandazione indirizzatagli…” .

Ciò significa che le autorità europee potranno scrivere tutte le misure che loro riterranno necessarie per risanare l’economia del Paese interessato.
Per esempio, potranno pretendere la chiusura di aeroporti, stazioni metropolitane, riduzione stato sociale, che si licenzi nel pubblico impiego, che vengano chiusi ministeri, enti, ospedali, riduzione di personale e di strutture e riduzione di stipendi ed emolumenti fino a scrivere la legge di bilancio.
Basta guardare cosa è successo alla Grecia e, soprattutto, cosa è successo DOPO la crisi della Grecia e chi ci ha guadagnato e chi ci ha perso (la Grecia restituirà, forse, il suo debito con il Mes nel 2070).
Non è necessaria la prova della difficoltà. E’ sufficiente che vi sia il potenziale pericolo.
Insomma, basta una previsione negativa e non una certezza per far scattare tutte le misure che chiamiamo condizionalità.
Ed ecco cosa significa evitare le duplicazioni. Non servirà più il ministro dell’Economia e Finanze. Sarà sufficiente nominare uno o più commissari per adottare quelle misure tanto invocate da questo regolamento.
Chiudo con due importanti precisazioni.
L’art. 7, prevede alla sua fine: “La Commissione informa verbalmente il presidente e i vicepresidenti della competente commissione del Parlamento europeo dei progressi compiuti nella preparazione del progetto di programma di aggiustamento macroeconomico. Tali informazioni sono considerate riservate.”.
Con poche parole, messe alla fine, si predispone un potere immenso e privo di controlli esterni. Sono riservate le informazioni sui progressi ma chi ci dice che al seguito di questi non si prendano altri provvedimenti e le motivazioni e le conseguenze rimangano riservate e, quindi, sconosciute a chi le subirà?
Quindi, con questa parolina messa alla fine sono del tutto inutili tutti i passi del Trattato volti a rendere più chiaro e trasparente il rapporto tra il Mes e il Paese che ha richiesto il prestito.
Infine la ciliegina.
Art. 3, VIII, b),  “L’assistenza tecnica può comprendere la nomina di un rappresentante in loco e di personale di supporto per consigliare le autorità in merito all’attuazione del programma…”.
Quel “consigliare” ha un non so che di sinistro.
Questo Regolamento è stato firmato dai governi degli Stati membri, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della UE ed avente forza di legge superiore alle leggi nazionali.
Mi viene da sorridere quando penso che ci sono tanti politici che prendono per i fondelli i loro elettori dicendo che Gentiloni avrebbe firmato un foglietto con un suo collega europea con il quale non si applicherebbero le condizionalità del Mes.
Ed infine c’è la mannaia che rende vano ogni puerile tentativo di disapplicare le condizionalità: l’art. 136, III comma, del Trattato sull’Unione Europea: “Gli Stati membri la cui moneta è l’euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità”.
Questo articolo è la carta giuridica più importante, fondante l’Unione che non potrà mai essere violato, superato, disapplicato se non con la firma di tutti gli Stati firmatari.
Tutte le condizionalità che ho riportato del Regolamento al Mes si basano su questo articolo che racchiude il principio di garanzia, non del prestito Mes, ma di tutti i prestiti in ambito della Comunità Europea.
Nessuno, dico nessuno ha mai detto che il Paese che richiede ed ottiene il Mes non incontrerà le condizionalità di cui all’art. 136, III comma del Trattato UE.
ps1
L’agenzia internazionale Fitch conferma che il Mes entra a far parte di un giudizio negativo sul rating (c.d. Stigma).
Se lo chiedi c’è il caso che il rating venga abbassato.
Ma questo Renzi, Rosati, Zingaretti non lo diranno mai.
Chissà se lo hanno mai saputo.

ps2
101 economisti e professori universitari hanno firmato un documento con il quale, accoratamente, invitano il governo a non firmare il Mes.
“L’accordo raggiunto dall’Eurogruppo il 9 aprile scorso sugli interventi europei per fronteggiare la pandemia e le sue gravissime conseguenze economiche è insufficiente, prefigura strumenti inadatti e segna una continuità preoccupante con le scelte politiche che hanno fatto dell’eurozona l’area avanzata a più bassa crescita nel mondo.Non prende atto dell’eccezionalità della situazione, senza precedenti almeno nell’ultimo secolo, né del fatto che questo sconvolge i paradigmi che hanno guidato la politica economica negli ultimi decenni.Tra i ministri delle Finanze sembra prevalere l’idea che quanto sta accadendo possa essere circoscritto nel tempo a una parentesi relativamente breve, chiusa la quale si possa tornare senza problemi a comportarsi come prima. Non è così, come ha ben spiegato una personalità di riconosciuta competenza come l’ex presidente della Bce Mario Draghi.L’eccezionalità delle circostanze dovrebbe far prendere in esame provvedimenti eccezionali, che dovrebbero avere almeno due caratteristiche essenziali:
– essere attivabili in tempi il più possibile brevi;
– ridurre al minimo possibile l’aumento dell’indebitamento degli Stati, già destinato inevitabilmente a crescere per finanziare gli interventi indifferibili per ridurre i danni della crisi.
La sola opzione che risponda a questi due requisiti è il finanziamento monetario di una parte rilevante delle spese necessarie da parte della Banca centrale europea. Si tratta di una opzione esplicitamente vietata dai Trattati europei. Ma anche i trattati, in caso di necessità, possono essere sospesi nel rispetto del diritto internazionale e questo è oltretutto già avvenuto.La monetizzazione di spese giudicate inderogabili non è una procedura inusitata. È stata appena formalizzata nel Regno Unito, mentre le più importanti banche centrali del mondo – Federal Reserve e Bank of Japan – la praticano di fatto. In Italia viene ormai proposta da economisti dei più diversi orientamenti: è raro che una proposta venga condivisa da diverse scuole di pensiero.Al prossimo Consiglio dei capi di Stato e di governo, che dovrebbe ratificare l’accordo dell’Eurogruppo, l’Italia dovrebbe invece rigettarlo, e proporre che la parte più importante degli interventi anti-crisi, il cui volume dovrebbe raddoppiare per estendersi almeno al prossimo anno, sia attuata con un intervento della Banca centrale europea.In caso di rifiuto da parte degli altri partner, la strada meno dannosa sarebbe quella di dare seguito a ciò che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha detto di recente: per questa emergenza, “Faremo da soli”.
Tra i firmatari dell’appello anche Jean-Paul Fitoussi e James K. Galbraith.

FIRMATARI
Nicola Acocella (univ. Roma La Sapienza)
Giorgio Alleva (univ. Roma La Sapienza)
Davide Antonioli (univ. Ferrara)  
Amedeo Argentiero (univ. Perugia)  
Pier Giorgio Ardeni (univ. Bologna) 
Alberto Avio (univ. Ferrara)  
Lucio Baccaro (Managing Director, Max Planck Institute, Colonia)
Alberto Baccini (Univ. Siena)  
Roberto Balduini (economista, Roma) 
Federico Bassi (univ. Paris Nord)
Annaflavia Bianchi (economista, Bologna)
Maria Luisa Bianco (univ. Piemonte Orientale)
Francesco Bogliacino (Univesidad Nacional de Colombia)
Paolo Borioni (univ. Roma La Sapienza) 
Luigi Bosco (univ. Siena)  
Alberto Botta (univ. of Greenwich)
Carmelo Buscema (univ. della Calabria) 
Sergio Bruno (univ. Roma La Sapienza) 
Eugenio Caverzasi (univ. dell’Insubria)
Elena Cefis (univ. Bergamo)
Sergio Cesaratto (univ. Siena)  
Federico Chicchi (univ. Bologna)
Roberto Ciccone (univ. Roma Tre)
Giulio Cifarelli (univ. Firenze)
Valeria Cirillo (univ Bari) 
Carlo Clericetti (giornalista)
Caterina Colombo (univ. Ferrara)
Andrea Coveri (univ. Urbino)
Antonio Cuneo (univ. Ferrara)  
Salvatore D’Acunto (univ. della Campania)  
Massimo D’Antoni (univ. Siena)  
Antonio Di Majo (univ. Roma Tre)
Giovanni Dosi (Scuola Superiore Sant’Anna)
Luigi Doria (univ. Ca’ Foscari) 
Lucrezia Fanti (ricercatrice, Roma) 
Caterina Ferrario (univ. Ferrara)
Jean-Paul Fitoussi (Sciences Po, Parigi)
Thomas Ferguson (univ. of Massachusetts, Boston)
Guglielmo Forges Davanzati (univ. del Salento) 
Maurizio Franzini (univ. Roma La Sapienza)  
Andrea Fumagalli (univ. Pavia) 
James K. Galbraith (univ. of Texas at Austin) 
Mauro Gallegati (univ. Politecnica delle Marche)
Claudio Gnesutta (univ. Roma La Sapienza) 
Antoine Godin (univ. Sorbonne Paris Nord)
Dario Guarascio (univ. Roma La Sapienza) 
Andrea Guazzarotti (univ. Ferrara)  
Alan Kirman (univ. Aix-Marseille)

Heinz D. Kurz (univ. Graz)
Valentino Larcinese (London School of Economics)
Andres Lazzarini (univ. of London e Roma Tre)
Riccardo Leoncini (univ. Bologna) 
Emanuele Leonardi (univ. Parma)
Riccardo Leoni (univ. Bergamo) 
Enrico Sergio Levrero (univ. Roma Tre)
Gianna Lotito (univ. Torino) 
Stefano Lucarelli (univ. Bergamo) 
Ugo Marani (univ. Napoli l’Orientale) 
Maria Cristina Marcuzzo (univ. Roma La Sapienza e Acc. Lincei)
Massimiliano Mazzanti (univ. Ferrara) 
Marco Missaglia (univ. Pavia) 
Antonio Musolesi (univ. Ferrara)
Nicola Negri (univ. Torino) 
Guido Ortona (univ. Piemonte orientale)
Ugo Pagano (univ. Siena) 
Ruggero Paladini (univ. Roma La Sapienza)
Thomas Palley (Independent economist, Washington D.C.)
Dimitri B. Papadimitriou (Levy Economics Institute)
Valentino Parisi (univ. Cassino)
Gabriele Pastrello (univ. Trieste)
Paolo Piacentini (univ. Roma La Sapienza) 
Paolo Pini (univ. Ferrara)
Paolo Polinori (univ. Perugia) 
Cesare Pozzi (Luiss Guido Carli e univ. di Foggia)
Felice Roberto Pizzuti (univ. Roma La Sapienza)
Lionello Franco Punzo  (univ. Siena)
Michele Raitano (univ. Roma La Sapienza)
Simonetta Renga (univ. Ferrara)
Riccardo Realfonzo (univ. del Sannio)
Louis-Philippe Rochon (Laurentian University, Canada)
Umberto Romagnoli (univ. Bologna)  
Roberto Romano (economista) 
Sergio Rossi (univ. di Friburgo)
Vincenzo Russo (univ. Roma La Sapienza)
Roberto Schiattarella (univ. Camerino)  
Mario Seccareccia (univ. Ottawa)
Alessandro Somma (univ. Roma La Sapienza)
Antonella Stirati (univ. Roma Tre) 
Giuseppe Tattara (univ. Venezia) 
Pietro Terna (univ. Torino)  
Mario Tiberi (univ. Roma La Sapienza)
Stefano Tomelleri (univ. Bergamo)
Leonello Tronti (univ. Roma Tre)
Gianni Vaggi (univ. Pavia)
Marco Valente (univ. dell’Aquila) 
Vittorio Valli  (univ. Torino) 
AnnaMaria Variato (univ. Bergamo) 
Carlo Vercellone (univ. Paris 8) 
Matias Vernengo (Bucknell University, Usa)
Marco Veronese Passarella (Leeds University Business School)
Giulia Zacchia (univ. Roma La Sapienza) 
Maurizio Zenezini (univ. Trieste)
Gennaro Zezza (univ. Cassino)

Nuove adesioniEnzo Valentini (univ. Macerata)
Antimo Verde (univ. Tuscia)
Neri Salvadori (univ. Pisa)
Alberto Lanzavecchia (univ. Padova)
Salvatore Madonna (univ. Ferrara)
Jean Marie Monnier (univ. Paris 1 La Sorbonne)
Gianfranco Viesti (univ. Bari)
Carlo Giannone (univ. del Sannio)
Arsenio Stabile (univ. Siena)
Pasquale De Sena (univ. Cattolica Milano)
Francesca Coin (Lancaster University)
Davide Romaniello (Università Cattolica del Sacro Cuore)
Matteo Deleidi (Università Roma Tre)
Lorenzo Di Domenico (Università Roma Tre)
Michele Bavaro (Università Roma Tre)
Lorenzo Germani  (Università La Sapienza)
Stefano Di Bucchianico (Università di Siena)
Gianluigi Nico (Food and Agriculture Organization)
Giacomo Cucignatto (Università di Roma Tre)

Sergio Bianchi (univ. Roma La Sapienza)
Luciano Vasapollo (univ. Roma La Sapienza)
Riccardo Pariboni (univ. Siena)
Walter Paternesi Meloni (univ. Roma Tre)
Fabrizio Antenucci (univ. Roma Tre)
Marc Lavoie (univ. of Ottawa)
Massimo D’Angelillo (economista, Ravenna)
Domenico Mario Nuti (univ. Roma La Sapienza)

(14 aprile 2020)

5 replies

  1. Le faccio I complimenti sinceri per l’articolo
    Ma credo sia tempo perso, questo è un paese dove una diplomata all’alberghiero insegna la costituzione ad un docente universitario e libero professionista con lauti onorari(meloni/conte) un signora lombarda( gelmini) che spara improperi contro il governo, Lei che proviene dalla regione con il record mondiale di morti e si vanta di essere una eccellenza sanitaria
    Lei che non nomina il suo assessore alla sanità (gallera) dovuto scappare per superincompetenza,,, con la sanità in mano alle regioni. Sentirla parlare contro conte è vomitevole
    Ma tranquilli i sondaggi danno il centro destra al 110% in caso di elezioni anticipate

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    • E il bello dottore stefano rossi è che in lombardia al posto del capace gallera hanno messo la super capace moratti: il governo nella distribuzione del vaccino prima deve tenere conto delle regioni con maggior Pil… Leggi chi ha i soldi prima poi e solo poi gli altri…. Uno vorrebbe essere analfabeta mi creda, vivrebbe 100 volte meglio,
      Anonimo, senza libri e con una vanga in mano, in questi giorni di tristezza infinita……

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      • La Moratti ha negato di aver espresso quel concetto.
        Dice che si riferiva non ai vaccini, ma alla zona rossa, cioè, in pratica, siccome la Lombardia è IL MOTORE D’ITALIA, metterla in zona rossa significa FERMARLA.
        Non cambiano, eh? Stessa identica considerazione che li ha portati a privilegiare l’apertura delle aziende rispetto alla vita delle persone. I 70 camion pieni di bare non hanno insegnato niente.
        Danè danè

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  2. La ringrazio per queste informazioni molto utili e necessarie, che tutti dovrebbero leggere. Mi sono permessa di condividerle su Fb.
    Purtroppo sono d’accordo anche sui commenti successivi.

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