Per chi suona la campana?

(Dott. Paolo Caruso) – In una Italia in grosse difficoltà per l’emergenza coronavirus, per le gravi ripercussioni economiche, e ora anche per l’instabilità politica, non potevano che aggiungersi i problemi inerenti la riapertura delle scuole e tutto quello che le ruota intorno come la mobilità; tutto questo a detta di alcuni rischia di provocare sulla scia dell’incremento dei contagiati nel periodo natalizio un ulteriore impennata della curva dei contagi. La circolazione del virus è ancora intensa, e si susseguono chiusure e divieti, ma continuare a tergiversare sulla ripresa delle lezioni come stanno facendo in maniera scriteriata i presidenti di regione risulta dannosa e non più procrastinabile. L’Istituto superiore di sanità ribadisce che la frequenza di contagiosità negli ambienti scolastici non rappresenta motivo di particolare preoccupazione se si rispettano sempre in maniera rigorosa le regole. D’altronde anche il problema del trasporto pubblico locale dovrebbe in gran parte essere stato risolto dalle regioni visto il nuovo stanziamento da parte dello stato di un fondo di 150 milioni di euro che va ad aggiungersi a quello precedente di 300 milioni. La scuola, intesa come luogo dispensatore di cultura e di socializzazione, ma anche potente ascensore sociale, non può essere sostituita a lungo dalla didattica a distanza, e deve assolutamente riaprire; ogni ulteriore rinvio non è più ammissibile. La chiusura prolungata della scuola tra l’altro favorisce la devianza dei giovani e gli assembramenti che spesso sfociano nella violenza urbana. Il decentramento decisionale e l’autonomia delle regioni date dall’articolo 5 hanno accentuato la crisi del sistema scolastico costituendo un vulnus durante questa emergenza pandemica. Ogni regione decide autonomamente, manca un’unica autorità politica decisionale che a livello centrale possa indirizzare le istituzioni locali verso comportamenti comuni. Così lo spirito campanilistico trova in queste ore la massima espressività nei tempi e nelle modalità della riapertura delle scuole oscurando spesso le scelte del governo nazionale, offrendo solo confusione e uno spettacolo indecoroso che colpisce la stessa credibilità delle istituzioni.

2 replies

  1. C’è un grosso problema di efficienza politica e amministrativa nelle regioni come in gran parte dell’apparato pubblico.
    I trasporti non funzionano, si chiudono le scuole. Quattro miliardi di euro spesi mentre i ragazzi stanno a casa ad infettarsi per strada, nei loro circoli, nei loro posti di incontro. I governatori di regioni sempre più presenti nelle trasmissioni televisive nei giornali nei network proclamano di misure, fanno richieste continue di soldi, intimano provvedimenti dei più disparati, ma non risolvono una che sia una emergenza tra quelle di loro competenza. I sindaci da par loro cercano di imitarli in chi la spara più grossa adottando, qualcuno se non molti, provvedimenti che fanno più danno che bene. Della serie oggi mi vedono e sentono e domani chi si ricorderà del mio mal fatto.
    Intanto le scuole restano chiuse, i ragazzi rovineranno un altro anno scolastico, e il nostro futuro, metaforicamente, va a farsi benedire.

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