Conte riscrive il Recovery ma prepara la sfida a Renzi

La telefonata – Il premier sente il “regista” dem Bettini: la linea è modificare il Piano. In caso di rottura, va in Aula coi responsabili al posto di Iv

(di Luca De Carolis – Il Fatto Quotidiano) – Il presidente che ha un avversario evidente e diversi nemici nell’ombra ha deciso la rotta. Ne ha parlato con i suoi più stretti collaboratori e anche con un dem che ascolta volentieri, Goffredo Bettini, con cui ieri ha avuto un lungo colloquio telefonico. E il succo è che Giuseppe Conte sfiderà il nemico che si mostra, cioè Matteo Renzi, sui contenuti: aprendo ad (alcune) modifiche del Recovery Plan, per poi puntare a un voto condiviso sul documento in Consiglio dei ministri. Ma se Renzi andasse dritto, dicendo no e ritirando le ministre, Giuseppe Conte è pronto a parlamentarizzare la crisi. E a tutto ciò che potrebbe seguirne, comprese le elezioni. Da affrontare come candidato di una coalizione giallorosa: a capo di una sua lista, oppure come guida del Movimento, strada forse più semplice. Ma che si intreccia a un’altra vicenda, l’elezione della segreteria dei Cinque Stelle. Un organo collegiale di cinque membri che dovrebbe essere votato entro fine gennaio, con regole ancora da scrivere (ma di rinvio in rinvio si potrebbe scivolare anche oltre).Ed è anche da lì che potrebbe passare il futuro di Conte e del suo governo. Dai nuovi vertici di un M5S che in due anni e mezzo ha perso decine di parlamentari tra espulsioni e addii, e che è alle prese con la milionesima rivolta, perché 17 eletti protestano per l’annunciata rimozione del deputato Alvise Maniero da “presidente della delegazione parlamentare italiana presso il Consiglio d’Europa”. È la sanzione pensata dal reggente Vito Crimi per Maniero, uno dei 13 che alla Camera votarono contro la mozione sulla riforma del fondo salva Stati. Ma 17 grillini, tra cui Nicola Morra e Barbara Lezzi, protestano. E ieri pomeriggio in un’assemblea dei deputati sono volati stracci sul caso. Conte però ha un’altra priorità, mediare con Renzi. Non è casuale allora che ieri abbia sentito Bettini, teorico di una lista Conte e di una coalizione giallorosa, nonché delle urne come via obbligata in caso di crisi. Il premier, va detto, spera ancora di schivare le urne. Ma le valuta come possibili. Pochi giorni fa, in incontri con alcuni 5Stelle di governo, è stato chiaro: “Sono pronto anche al voto, ma è evidente che a quel punto voi dovrete ragionare sui due mandati”. Regola di nuovo blindata come intoccabile negli Stati generali, sorta di congresso dei 5Stelle. Ma aggirabile, magari con una deroga da far votare dagli iscritti, motivandola con il mancato completamento della legislatura. Ipotesi. Ma prima del liberi tutti c’è il passaggio in Parlamento. Perché Conte, se si arrivasse allo scontro finale, vuole essere sfiduciato in Aula. Dove potrebbero anche trovarsi i voti per salvarlo, nel nome dell’autoconservazione (il gruppo che si raccoglie sotto la dicitura Italia23, raccontato ieri dal Foglio, si propone come pattuglia di responsabili). E sarebbe una nuova maggioranza: magari potabile per Renzi, che ovviamente teme le urne, ma chissà quanto accettabile per diversi 5Stelle. E da qui si torna al tema di chi guiderà il Movimento. E la prima certezza è che, salvo improbabili sorprese, Alessandro Di Battista non sarà della partita. Resterà fuori, pronto a rientrare in gioco in caso di urne.

Un passo di lato che Luigi Di Maio ha cercato di evitare, anche perché da componente della segreteria l’ex deputato sarebbe più “gestibile”. Ma andrà diversamente. E a questo punto anche Di Maio è tentassimo dal restare fuori. Però in queste ore diversi big, tra cui alcuni ministri, sono tornati a chiedergli di candidarsi per stabilizzare il Movimento. E per l’ex capo politico non sarà facile dire di no. Anche perché tutti danno come probabilissimo eletto, assieme a Paola Taverna e Danilo Toninelli, anche Nicola Morra, irregolare che spesso marcia in direzione contraria, in nome dello spirito del M5S originario.

Ed è pronta a correre anche la consigliera regionale pugliese Antonella Laricchia, in ottimi rapporti con Di Battista e ostile a ogni accordo con il Pd, che sta sondando consiglieri a 5Stelle di tutta Italia. In questo quadro, Di Maio potrebbe essere candidato anche per gestire una discesa in campo di Conte. E non lasciargli troppo campo libero sul M5S. Intanto riflette anche Roberto Fico. Disponibile, ma solo come nome di mediazione, voluto e soprattutto votato da tutte le anime. Mentre Di Battista e diversi parlamentari sperano ancora nella candidatura di Virginia Raggi. Ma la sindaca di Roma non pare dell’idea. Almeno per ora.

I PARERI

Alessandra Ghisleri. Meglio mettersi alla guida del Movimento. A settembre il partito di Conte stava intorno al 4-6% ma eravamo in un periodo di grosse polemiche per la riapertura delle scuole. Ed è ovvio che i sondaggi sono molto legati alla stretta attualità e questo è un altro momento critico, in piena seconda ondata. Ad ogni modo, più che fare un partito nuovo, per Conte sarebbe più semplice correre come leader del M5S. Questo perché non si può creare un movimento di opinione in poco tempo: anche Grillo e Berlusconi ci hanno messo un po’ perché queste sono operazioni mediatiche e di emotività più che di territorialità. Sarebbe più nelle sue corde correre come leader di in un movimento strutturato, anche se ci saranno delle reticenze nel M5S. Fare un proprio partito è faticoso come dimostrano Renzi e Calenda, ex premier e ministro, che non superano il 4% nonostante siano presenti sul territorio e sui media. E poi, se è vero che il premier ha un gradimento molto più alto del suo governo, questo non comporterebbe un consenso diretto del suo partito.

Antonio Noto. La pandemia ha già fatto nascere la “lista conte”. Da mesi testiamo un ipotetico partito di Conte e abbiamo anche un trend: rimane abbastanza forte ma con una piccola flessione naturale. Il primo sondaggio l’abbiamo fatto dopo la nascita del governo giallorosso ed era intorno al 15%, mentre gli ultimi dati di dieci giorni fa oscillano tra il 10 e il 12%. Da una parte è chiaro che al governo non si guadagna consenso, dall’altra io interpreto questo dato come uno zoccolo duro intorno al premier. Sono quegli elettori che si identificano in Conte più che nel M5S, Pd, Italia Viva o Leu: nell’immaginario collettivo è come se il partito del premier fosse già stato creato, anche se non esiste ancora. Conte ha un bacino elettorale più ampio del perimetro di Pd e M5S: la sua forza è quella di attrarre anche chi non vota o vota centrodestra. Io penso che Conte ci stia seriamente pensando: la pandemia gli ha dato un’identità politica forte e penso che Conte sia un leader che sta nascendo, non che sta morendo.

Roberto Weber. Non farà la fine di Monti: lo votano anche gli ex di B. Abbiamo testato il partito di Conte in primavera e il risultato era intorno al 9-10%,una percentuale ragguardevole. Un anno dopo non è cambiato granché. La sensazione è che di fronte a una rottura del quadro politico, Conte potrebbe guadagnare qualcosa non solo nell’area dei 5 Stelle ma anche nel Pd e tra i moderati che vogliono stabilità e un tempo votavano Berlusconi. Conte infatti si è fortemente irrobustito politicamente in questo anno di pandemia e noto un’enorme distonia tra commentatori-giornali e opinione pubblica: il premier ha un gradimento ancora altissimo e non è mai successo che ci sia un coro di ostilità nei media così marcato, nemmeno con Berlusconi che almeno aveva i suoi media. Secondo me Conte non metterà su un partito ma se dovesse farlo non farà la fine di Mario Monti perché è molto più intelligente politicamente e non avrebbe problemi ad attirare consenso.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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11 replies

  1. Travaglio per favore manda De Carolis da Stefano Feltri. Un retroscenista che riporta pure le opinioni vacue dei manipolatori di opinione pubblica è buono per il nuovo giornale di de benedetti.

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  2. L’Italia in balia dell’innominabile che si crede Churchill, ma si comporta da avvocatucolo con la valigetta sempre pronta con dentro una mela bacata e una matita senza punta. Ormai anche i più duri di comprendonio hanno capito che la sua intera presa di posizione (se così si può chiamare) e le dichiarazioni dei suoi ministri, fanno parte di un’enorme collettiva supercazzola. Il piano è solo uno, vendicarsi degli italiani che hanno rifiutato le sue idee, anche dentro una pandemia.
    M5S si svegli (ex compresi) si liberi di questo frugale fancazzista, domani torneranno a farsi le pulci, ma la zavorra bisogna pur gettarla, prima di cercare ti tappar buchi alla barca.
    Escano dal letargo e parlino chiaro (soprattutto sincronizzando le dichiarazioni e non facendole a cavolo).
    Gli squali del sistema del 15%, dei commercialisti frivoli e la leader di Fratelli imbarcati ma non li conosco d’Italia, aspettano con le tasche pronte.
    Il PD non pervenuto, sempre trivalente, una botta al cerchio ed una alla botte e ambiguo come un allarme beige.

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  3. Mah!!!
    sembra più un riassunto degli oroscopi che girano in rete,
    penso che mauros748s abbia ragione
    mandatelo da S. Feltri, De Carolis è un inFiltrato

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  4. Sono d’accordo su una entrata di conte dentro i 5 stelle e, sebbene abbia cambiato idea sulla regola dei due mandati, che purtroppo verrà riconfermata, non ritengo giusto derogare se tutto il M5S ha deciso di tenerla in piedi.
    E comunque, un cambio di vertice non può fare che bene al gradimento del movimento

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