La doppia verità

(Andrea Zhok) – C’è una tensione paradossale che si intravede nel discorso pubblico sui vaccini in questo periodo, una tensione che manifesta un problema sotterraneo profondo della cultura contemporanea. Da un lato troviamo la glorificazione della conquista scientifica, del progresso, della ragione umana che debella il male, del rischiaramento delle coscienze, della redenzione dell’umanità attraverso i conseguimenti dell’intelletto. Al tempo stesso, il metodo per ottenere il consolidarsi di una credenza nella bontà dei vaccini evita completamente di passare attraverso la scienza e la ragione. Ci si appella alle mozioni del cuore, alle lacrime dell’infermiere esausto, ai gesti esemplari degli ‘influencer’, al principio di autorità incarnato dai toni assertori di questo o quell’esperto. Perché, al netto della scienza, “si sa” cosa è bene fare.

Ora, c’è chi dirà che è naturale si proceda così: la scienza ha fatto quello che doveva fare, trovando il vaccino, e poi si tratta solo di persuadere la plebe a fare il proprio interesse. E qui si ricorre alle pratiche suggestive e retoriche, agli spot. Già, solo che deve essere chiaro che rassegnarsi a questa “doppia verità” è la bancarotta della democrazia e della ragione come strumento pubblico. Questa è una sorta di versione moderna della teoria medievale della “doppia verità”, dove si immaginava che verità di ragione e verità di fede potessero coesistere una accanto all’altra, anche se divergenti.

Ma come accadde per la “doppia verità” medievale, alla fine il semplice parallelismo non può reggere, e a trionfare rimangono le “verità di fede”, cui le verità di ragione vengono subordinate.

Tuttavia, rispetto a quel nobile antecedente storico (che comunque qualcuno potrebbe trovare discutibile), la situazione odierna presenta un significativo problema.

Il problema è che oggi le “verità di fede” da imporre non sono guidate dalla salvezza delle nostre anime, ma dalla cura degli interessi consolidati, e umani troppo umani, di élite sedicenti illuminate.

5 replies

  1. Se ho capito bene, si non è che sprechi troppo della mia attenzione a, mi sembra, speculazioni di “non troppo impegnati”, diciamo così, ma parti da lontano per poi gettare discredito? Subliminale?
    Se così è……………..uhffff che palle.
    E poi caro Signor Lei, ma sei sceso mai per strada a sentire i discorsi “medievali” che corrono sulle bocche della gente?
    Con quali discorsi vorresti convincere dei medievali? Con quelli del 21° secolo? La verità della Ragione?

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    • gentile adriano gregorio fanelli,
      non dovrebbe prendersela con il popolo perchè “medievale”; la democrazia funzionava benissimo anche in tempi antichi. Pensi all’antica Grecia. Sa cone si regolavano a quell’epoca? Si guardavano intorno.
      Sarebbe stato difficile terrorizzare il globo e azzerare le economie locali, con una malattia che uccide anziani già malati. Beh, sì, in qualche località ci sarebbe senz’altro stato un allarme, ma non certo così.
      Se la prenda piuttosto con chi ha eretto la Scenzah a dinitità indiscutibile e abolito la scienza che non porta interessi economici; con chi ha sostituito tesi e antitesi con il silenzio, sottraendosi alla discussione nascondendosi dietro a parole, come: “gomplottimi” e “negazionismi”. È con questa comunicazione assolutista, supponente, intollerante e martellante che deve prendersela. E soprattutto, con chi la pilota, per riportare la società a modelli di tipo, stavolta sì, medievali.

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      • in effetti ai tempi della Peste di Atene ( (430 a.C. -c’era la guerra del Peloponneso- e poi nel 427/426 a.C..)
        si guardavano intorno, bestemmiavano, sottovoce, Zeus, e cercavano indicazioni negli aurispici locali
        (non quelli romani ne quelli etruschi, troppi pronostici sbagliati i Pelu, Zangrillo dell’epoca)
        magari un ripassino, nè!
        si bello i metodi medioevali, soprattutto la Gabbia, appesa alla torre apposita, per i recalcitranti.

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  2. Ho apprezzato solo “umani troppo umani”, bella citazione!
    Per il resto, non sono un’esperta di Medioevo, ma non mi pare che ragione e fede coesistessero, ma che la ragione esistesse solo nel limitato spazio in cui non metteva in discussione i dogmi della fede.
    Potrebbe articolare meglio.

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  3. Il succo del discorso non fa una grinza, lo approvo al cento per cento, ed anzi lo faro’ mio (citandone l’origine) per suppontare mie opinioni.

    E quindi ne confermerei l’assunto, in quanto utlizzo non importa qual strumento per sostenere una mia verita’ che considero vera e basta e quindi mi interessa solo farla prevalere.

    Il punto di redenzione – spero la mia – sta inchiovato qua:
    “Il problema è che oggi le “verità di fede” da imporre non sono guidate dalla salvezza delle nostre anime, ma dalla cura degli interessi consolidati, e umani troppo umani, di élite sedicenti illuminate.”

    La dimostrazione di una realta’ concorrente al dogma imposto dall’alto e’ un momento rivoluzionario e fondante degli individui e delle colletivita’. Perche’ dimostra la possibilita’ del meglio, del comune, e cerca di scardinare l’atavismo delle gerarchie e delle classi dominanti. Siano i diritti dei bambini e delle bambine, dei lavoratori e delle lavoratrici, dei diritti alla istruzione ed alla salute, del diritto dell’ambiente ad esistere. Ripeto, il succo del discorso non fa una grinza.

    Quindi prego, qualcuno mi dimostri che imporre i vaccini fa piu’ male che bene.

    Occhio che si potrebbe parlare ad esempio di diabete, e quindi per forza di alimentazione, e magari di disturbi della stessa, e poi di come una collettivita’ debba regolarsi per prevenire il disagio. O imporre la prevenzione?

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