Hic sunt ladrones

(Anna Lombroso per il Simplicissimus) – Come siamo caduti in basso: uno si immagina che le “anime nere”, i Grandi Intriganti abbiano  fattezze diaboliche, un ghigno maligno, menti labirintiche che rispondono a cuori di tenebra.

Invece qui come ti giri  incappi nel faccione scialbo e nei borbottii di Domenico Arcuri e dell’ente che dirige e che fino a non molto tempo fa veniva considerato come una di quelle scatole vuote nelle quali parcheggiare proverbiali incapaci in attesa di destinazione innocua.

Ormai non si può far nulla senza di lui, non c’è grande affare o affaruccio, torbido o traffico opaco nel quale non sbuchino fuori il suo nome, il suo sguardo inespressivo e spento, moltiplicato per tutti  i suoi conflitti di interesse, la molteplice poliedricità dei suoi incarichi. Quelli svolti o sotto l’egida del ruolo di supercommissario: app, banchi a rotelle e non, mascherine, vaccini, siringhe, ventilatori, container refrigerati per “immunoprofilassi” o per dare temporaneo ricetto a morti in attesa di conferimento in apposite discariche,  o in qualità di Ad di Invitalia, la società controllata al 100% dal ministero dell’Economia, autorizzata a entrare, con un tetto fino a 10 milioni dei nostri soldi, nel capitale di grandi imprese per persuaderle a “rischiare” in un Paese inaffidabile e sfigato come il nostro (ne ho scritto quihttps://ilsimplicissimus2.com/2020/11/16/onnipresenti-indecenti-boiardi-boia/ ).

Così si materializza un sistema di aiuti di Stato per sovvenzionare multinazionali criminali immuni e impunite come nel caso di Arcelor Mittal, una particolare tipologia di “ristori” per azionariati che si riproducono invece di produrre, grazie a acrobazie e giochi di prestigio finanziari, mentre invece, tanto per fare un esempio,  il Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività d’impresa del Ministero dello sviluppo economico, che pre a dar credito al susseguirsi di Dpcm,  dovrebbe rivolgersi a tutte le società, indipendentemente dal numero dei dipendenti, che sono in stato di sofferenza a seguito della pandemia, ha una dotazione complessiva di 300 milioni.

E ecco che scopriamo che Invitalia grazie all’alleanza di due menti visionarie e immaginifiche, il suo Ad e il ministro del Mibact Franceschini, si schiude al mondo della cultura e dell’arte, in veste di “Centrale di Committenza” per la progettazione della nuova arena tecnologica del Colosseo, lanciando un bando da 18,5 milioni.

Una volta un sottosegretario ai Beni culturali disse del Colosseo che era “un inutile dente cariato”, definizione icastica e estrema, che non deve stupire, visto che la selezione del personale politico incaricato di combinare valorizzazione e conservazione del nostro patrimonio ondeggia tra quelli che vogliono farci  cassetta, quelli che rimpiangono che non sia salame da poter mettere tra due fette di pane, quelli che pensano sia un peso molesto da sopportare perché condiziona e ostacola la libera iniziativa  che buca il sottosuolo, promuove alta velocità, tira su palazzoni che restano vuoti, e quelli che ci vogliono aggiungere quel pizzico di digitale, per modernizzarla, adattarla alle esigenze di consumatori onnivori e superficiali e ricavarci qualche utile per startup, studi i amici degli amici.

Di esemplari ne abbiamo visti sfilare in questi anni: sindaci con il book dei monumenti da offrire a mecenati dei mocassini, a sponsor del Qatar, vogliosi di fare ostensione della loro generosità in forma di logo, marchio, griffe o di metterci un piede e le mani sui musei dopo aver comprato pezzi di città e squadre di calcio.

Abbiamo visto ministri che si accordavano per lunghi comodati in cambio di valorizzazioni delle quali non abbiamo riscontro, come nel caso di Della Valle o delle Fendi; primi cittadini che concedono siti archeologici per tenere convention, sfilate, cene aziendali e matrimoni.

Abbiamo anche a suo tempo intercettato una di quelle meteore che dovevano riformare il partito riformista indicare come soluzione per Pompei che cadeva a pezzi, di fare una smart city, grazie a “un  progetto che unisce l’innovazione tecnologica con l’innovazione sociale con lo scopo di andare verso uno Smart and Resilience Archaeological Park per poi generare uno Smart@LAND ossia un territorio che comprenda le zone limitrofe a Pompei (Buffer zone) gestito in maniera sostenibile e inclusiva”.  

Va  a sapere perché il Colosseo, anche se si è tentati di dar ragione a quel sottosegretario, sia da sempre oggetto del desiderio di metterci le mani, di guadagnarci sopra, di sfruttarlo, di consumarlo, se non per il fatto che sia rappresentativo di un Paese  dissanguato, lasciato marcire, abbandonato e disgregato, tanto che. come l’anfiteatro Flavio, per svenderlo nell’outlet globale non resta che imbellettarlo con qualche accorgimenti che copra le falle della mancata manutenzione, dalla carente cura e tutela, con le trovate dell’informatica, del virtuale, del digitale, le stesse che  in attesa dell’intelligenza artificiale nascondono l’insufficienza di quella naturale.

Così l’ideona che da anni circolava nella testolina del ministro e che ora, proprio ora, trova realizzazione è quella di creare , cito dall’intervista concessa al quotidiano confindustriale, “una struttura high tech, ma reversibile e non invasiva”, grazie a un “grande intervento tecnologico, che offrirà la possibilità ai visitatori di vedere non soltanto, come oggi, i sotterranei, ma di contemplare la bellezza del Colosseo dal centro dell’arena”.

L’anfiteatro dovrà tornare ad essere “un grande teatro popolare, dotato delle tecnologie più avanzate, montacarichi e complesse macchine di scena per dare vita agli spettacoli più emozionanti , cacce, combattimenti, per un periodo persino battaglie navali”.

Non so a voi ma a me fa agghiacciare il sangue questa fantasia onirica proprio mentre i musei, gli archivi e le biblioteche sono chiuse, quando manca il personale addetto e non viene garantito il turnover delle risorse specializzate, mentre le città d’arte il cui destino unicamente turistico era segnato, tirano giù la serranda delle sedi dei loro tesori, quando i siti archeologici deserti non vengono più sottoposti alla manutenzione che già prima era estemporanea e esclusivamente dedicata alla riparazione di danni rivelati drammaticamente.

E’ che il ministro deve essersi fatto ispirare dai documentari di Focus più che dai testi di storia, per imitare i decisori da Domiziano ai Severi, fino a Berlusconi, che conoscevano bene il potenziale dello spettacolo in qualità di strumento di consenso, così in mancanza di pane e di brioche tenta di crearsi una popolarità con circenses in grado di riprodurre la grandezza del passato grazie a montacarichi azionati da argani usati per far comparire al centro dell’arena , attraverso botole e piani inclinati , gladiatori, animali e macchine sceniche, allagamenti per mettere in scena naumachie e certami.

E’ una grande sfida”, si compiace Alfonsina Russo, Soprintendente per l’Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma, persuasa che la  ricostruzione offrirà al monumento da sempre più visitato d’Italia “nuove potenzialità”, quella di una visita più suggestiva per i turisti e dello sfruttamento di una così speciale  location per eventi culturali “sempre di alto livello”.

Insomma nel 2021, possiamo allinearci con i fastosi luna park mondiali, con le capacità imitatrici degli hotel di Las Vegas, con la rivisitazione non solo virtuale delle grandi città  del Miniatur Wunderland di Amburgo, con la Venezia rifatta in Cina, con gli acquapark che simulano le onde marine della costa romagnola, con Mirabilandia e pure con i “son e lumière” che infelicitano le visite nella Valle dei Templi, per guadagnarci così la reputazione  macchiata da incuria a Pompei, da abusi a Agrigento, dalla rovina in cui versano i 12 chilometri di mura Aureliane, dall’abbandono della necropoli di Norcia, dall’ammasso di macerie del Castello di Mirandola, dai 74 ettari della struttura fortilizia di Alessandria ridotti a discarica, dallo stato dell’Appia Antica dove gli unici sorveglianti in vista sono i militari di Strade Sicure che fanno la guardia alle ville di prestigiosi residenti.

Eccome che è una grande sfida in neo-Colosseo, anzi è un sogno che si realizza, presto le agenzie di lavoro interinale potranno selezionare una innovativa tipologia di precari, che più precari di così si muore, gladiatori che duellano di accoppano tra loro – e non è una novità – e aspiranti al martirio, senza preclusioni di razza e credo religioso.

7 replies

  1. Ha ha ha…ti voglio bene.I commenti del fatto sono”esileranti” basta questo per capire…Nessun pericolo per te…”io mi arrangio”.No timore? In fondo fondo sono solo rubagalline maldestre.Io ero già predestinato almeno lo faccio alla grande.(opinione mia).Ciao

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  2. Letto l’articolo :Complimenti…a differenza di chi mi critica ho piena capacità di “comprensione” di un testo scritto.. lo scritto?…gli “intelligenti” (se intelligenti?) capiranno lo stesso?Ho no?

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  3. “Non so a voi ma a me fa agghiacciare il sangue questa fantasia onirica proprio mentre i musei, gli archivi e le biblioteche sono chiuse”

    Idem con patate. È tutto agghiacciante, ma confido che come ogni opera che annunciano in pompa e magna, manco questa vedrà mai la luce. Confido nel fatto che siamo italiani.

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  4. Nel solito lunghissimo, prolisso, lagnoso, articolo della sig.ra Anna c’è un argomento condivisibile: il rifiuto di trasformare i “beni culturali” in un Lunapark.
    Infatti, occorrerà istituire per essi il numero chiuso per la loro visita, da considerare un privilegio, non necessariamente conseguibile col denaro.
    Infine,quando la risorsa turistica è esaurita ( perché devastata dai ” turisti cavallette” e non più visitata) finisce per tutti il guadagno ( dai trasporti, ai ristoranti, agli alberghi, alle guide etc).

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