Alla Rai non piace ‘o presepe

(Fulvio Abbate – huffingtonpost.it) – Buon Natale! Oggi vi raccontiamo la storia del presepe di Marco Lodola, un artista, già “nuovo futurista”, dispensatore di luci e di immagini che custodiscono la grazia dell’immediatezza iconica. La Rai, nei mesi scorsi, ha infatti commissionato esattamente un presepe proprio a lui, Lodola; si tratterà di un presepe “d’artista”, per nulla simile ai “100 presepi” tradizionali che ogni anno è possibile visitare nella romana piazza del Popolo. Il presepe di Lodola è particolare, appunto, colorato e luminosissimo, vi prendono parte, accanto alle figure proprie “ufficiali” – Gesù bambino, bue e asinello, ecc. – i personaggi della leggenda musicale planetaria, da Drupi a Lucio Dalla, da Pavarotti a Gigliola Cinquetti, perfino Rita Pavone, e David Bowie, e molte altre icone ancora di un ideale mistero gioioso e luminoso canoro pop parallelo, un omaggio implicito anche al Festival di Sanremo e alla sua storia.

Il presepe giunge in Rai, gli assistenti di Lodola sono pronti a installarlo in viale Mazzini, all’interno dell’atrio, dove attualmente si svolgono, causa Covid 19, perfino i collegamenti, subito dietro l’araldico “Cavallo” dello scultore Messina, equestre simbolo aziendale. Dal camion sono stati già scaricati tutti i pezzi, accade però che, improvvisamente, qualcuno ci ripensi e dica che, no, questo presepe non s’ha da installare! 

Presepe, Marco
Presepe, Marco Lodola

Riavvolgendo il nastro dell’intera storia, meglio ancora, il pluriball che protegge le opere appena giunte, si ha la piccina sensazione che qualcuno abbia ritenuto il presepe di Marco Lodola inidoneo agli ipotetici crismi ordinari della cattolicità, così come, al momento, viene concepita nelle sagrestie del servizio pubblico; da cui la telefonata nella quale si comunicava la disdetta del “suo”, ritenuto impresentabile, presepe al Maestro.

Accade però che il direttore della Galleria Uffizi di Firenze, Eike Schmidt, venuto a conoscenza dell’affaire, chiami Lodola: Maestro, non si preoccupi, il presepe lo vogliamo noi, lo mettiamo qui, agli Uffizi. Il presepe di Lodola è adesso salvo, insieme a un’idea perché no, laica, del Santo Natale.

Il presepe, infatti, come ha mostrato “Striscia la notizia”, raggiunge subito il piazzamento nelle sale fiorentine, assai meno intatto il senso del limite, del ridicolo e, diciamo pure, del progresso civile, della laicità, dell’intelligenza, dell’ironia. Poiché la scelta di non consentire un presepe che mostri, accanto ai Re Magi, Rita Pavone, nonostante quest’ultima abbia dalla sua un capolavoro prodotto un tempo proprio dalla Rai, “Il giornalino di Gian Burrasca”, rimane una macchia, un vulnus, e anche un’indicazione sui tempi penosi, da rosario chiodato, degni di un nuovo Indice nel quale stanno per rinchiudere il nostro pensiero e, già che ci sono, gli stessi muschio e carta stellata d’ogni ideale presepe liberatorio dell’estro e della fantasia.

C’è dunque da immaginare un presepe parallelo in blazer, nel quale i dirigenti Rai, poco importa quali, raccolti ai “piani alti” di viale Mazzini, previo segno della croce, decretano che, questo presepe di questo Lodola giammai! Piccina idea del Natale, quasi neo-controriformistica, povero Natale, e che miseri pensieri da grisaglia, perfino al tempo del virus…

Incapacità di comprendere che i personaggi di Lodola sono come cuori devozionali, immagini sacre che dimorano nelle edicole sante notturne, questo nonostante siano tratti da un catasto del tutto mondano, in quadricromia; un contesto “rallegrante”, direbbero i futuristi della seconda ondata, riferita allo spettacolo del mondo nel suo vortice visibile, pronto a pugnalare ogni forma di grigia afflizione. Sia nella loro evidenza spettacolare sia mostrandosi come pura iconografia: manifesto, poster, cartolina autografata, calendario profumato, sticker, adesivo, decalcomania, ticket di concerto, carta da parati non meno magica. E ora anche  presepe.

C’è dietro un lavoro di ritaglio, come già Matisse divorato dall’artrosi alle mani al tempo dei suoi “découpage”, sia dionisiaci sia destinati allo spazio sacro di una chiesa come i paramenti sacri esposti ora ai Musei Vaticani. Lodola ritaglia pezzi, pezze e pezzature adesive destinate a comporre volti e figure. Nel suo repertorio magico c’è modo di veder irrompere e sfilare ogni genere di viso della storia, reso quasi divino da una luce che trapassa il colore immanente nella plastica, come in un espediente formale del cubismo sintetico.

Come nel conclusivo girotondo felliniano di “8½”, come nell’effetto-animazione che si produce scostando con il pollice i fogli disegnati in sequenza, avendo così la sensazione che Topolino o Minnie o Popeye o Crazy Kat o Dick Tracy, o Lodola stesso, ci stiano davvero salutando, ogni suo lavoro accompagna davanti al nostro sguardo un carosello infinito di personaggi. Sono divi, eroi, condottieri, pin-up, performer, chitarristi in pantaloncini… Ci sono tutti, proprio tutti, e a volerli indicare con esattezza sarebbe davvero un elenco estenuante. E adesso anche i Magi e Gigliola Cinquetti nei panni, così sembra, della Madonna.  

Un presepe dove sembra di vederli tutti avanzare verso le nostre pupille al suono della “Mickey Mouse Club March”, la Marcia del Club di Topolino, la stessa che chiude “Full Metal Jacket” di Stanley Kubrick.  

Da quest’anno, tra gli amici veri del Natale, ci sono anche, accanto al bue e all’asinello, Mina e Rino Gaetano, esatto. Peccato che il cielo di viale Mazzini per queste feste abbia rinunciato al blu che giungeva con Marco Lodola.

Categorie:Cronaca, Editoriali, Interno

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4 replies

  1. Poiché la RAI lo avrebbe pagato con i soldi anche miei, che non sono un artista e non conosco sto cazzo di Lodola, mi domando:
    a) Chi aveva fatto l’ordine aveva i titolo per farlo?;
    b) all’artista era stata data carta bianca sull’interpretazione del soggetto (il presepe) e conseguente realizzazione dell’opera;
    c) l’artista ha rispettato i termini contrattuali o ha operato strafottendosene degli indirizzi ricevuti, tanto, trattandosi del servizio pubblico in caso di rifiuto sarebbe stato alzato un tale polverone che lui sarebbe stato consacrato come grande artista?

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  2. Credo, invece, che si tratti di una malintesa attenzione alle diverse Religioni più presenti, oggi in Italia, dall’Ebraismo, all’Islam, all’Induismo agli atei, per dimostrare l’imparzialità della RAI sull’argomento religioso. E’ esattamente il contrario delle solite storie dell’Huffetc.ra.
    C’è chi è instancabile nel dare interpretazioni negative e/o distorte dei fatti.

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  3. Invece io credo che il presepe di Lodola non sia stato accettato perché…normale.Mi spiego:ultimamente, non so se avere notato,in RAI abbiamo il trionfo del diverso.E non solo in RAI.Trasmissioni dove almeno uno se non due conduttori sono gay.Non c’è nulla di male ma adesso si sta esagerando.Prsonaggi con barbetta blu,effeminati,sempre deliranti ecc ecc.E se uno osa dire qualche difetto di costoro,viene mandato via.Ecco,nel presepe di Lodolo mancavano personaggi di questo tipo quindi la direzione lo ha rifiutato.Saro’ matta ma questo ho notato.Io non riesco più a guardare la RAI,trasmissioni sceme,personaggi strani e raccomandati.Oggi tutta la classe dirigente,in ogni campo,arranca e la RAI più di tutte!

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  4. Mah, mettersi nella testa (di cxxxx) dei dirigenti RAI che ci impongono pubblicità a iosa e pure il canone per i loro mega stipendi e per le loro mega minchiate tipo Fazio è difficile per un comune mortale. Io affermo soltanto il mio parere personale che questo presepe è una boiata pazzesca

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