Calembour e retorica: lo sproloquio di Renzi

(di Daniela Ranieri – Il Fatto Quotidiano) – “Abbiamo sbagliato a comunicare”, lacrimò il grande comunicatore al termine (poi rimandato) della sua dis-avventura istituzionale, lasciando intendere che nella politica era invece ferratissimo. Oggi, alla luce dell’attuale, inconcepibile chiasso che ha alzato contro il governo di cui fa parte, dobbiamo dargli ragione, e ammettere che è scarso pure in comunicazione. Si è infilato in un cul-de-sac e non sa come uscirne; quindi – come i fidanzati che minacciano di lasciare e quando vengono lasciati ribadiscono il concetto di stare lasciando, mandando messaggi a raffica e contraddicendosi – sfida, avvisa, dichiara, sdichiara, twitta, chiede perentoriamente udienza e poi non si presenta, precisa sul Corriere cinque pagine di lettera, delira.

“Non mi interessa il numero dei sottosegretari ma quello dei vaccinati”, è la perla dell’ultimo sproloquio. Chi lo segue con attenzione sa che adotta sempre il solito trucchetto lessicale dal 2014; questa locuzione-calembour ricalca quasi alla lettera una del 2017, “A noi non interessa chiudere Report, a noi interessa vaccinare i figli”, ottima Stele di Rosetta per decifrare il codice Renzi: gli interessa il primo termine, quello che sostiene non interessargli affatto, e non il secondo, del tutto estraneo all’insieme. È facile interpretarlo, basta rovesciare le sue asserzioni: “Noi non siamo quelli che rincorrono i sondaggi o i titoli, noi facciamo politica” vuol dire “noi rincorriamo i titoli, la politica non sappiamo nemmeno cosa sia”; e quanto ai sondaggi, beh: dal 2,9% c’è solo da scavare. Comunque, il problema non è più la task force per gestire i soldi del Recovery, a quanto pare, ma il numero dei vaccinati. Altra contrapposizione fittizia: “Tolto il volgare argomento delle poltrone possiamo parlare di politica?”. Ma se non vuole poltrone, che altro può volere uno come Renzi? L’altro giorno, echeggiato a pappagallo dalle equipollenti Boschi/Bellanova, ha detto “non vogliamo uno strapuntino”. Ne vuole forse due? Tre? Se volesse il bene del Paese, non se ne starebbe buono e soprattutto zitto a dare una mano? (Può darsi che in qualche villaggio della foresta pluviale del Borneo, dove non lo conoscono e dove non arrivano i giornali che ne pompano l’immagine floscia, ci sia qualcuno che, leggendo la lettera di richieste che ha recapitato a Conte via social, possa credere che Renzi voglia davvero quel che c’è scritto, per esempio più soldi alla Sanità; ma noi sappiamo che il suo governo è stato tra quelli che ne hanno tagliati di più).“Noi vogliamo discutere di contenuti”. Torna quel “noi” che nell’epoca del renzismo dannunziano voleva dire “noi giovani, noi rottamatori, noi fautori del Nuovo Rinascimento calati su Roma dai campetti e dai presepi viventi del Valdarno per operare la palingenesi” e oggi vuol dire, poveramente, “io, Rosato, Bellanova, Boschi, Bonetti, Faraone, Scalfarotto, Marattin”. E dunque che vuole, questa falange di replicanti? “I populisti si preoccupano degli indici di consenso ma per noi il vero dramma è l’indice di disoccupazione”, dice il capo del Jobs Act.

Sottosegretariati vs vaccini, cambiamento vs status quo, e, più avanti nell’autointervista al Corriere, “tirare a campare” vs “provare a cambiare”. Gusci vuoti, tagliole lessicali adattate al contesto e tuttavia false, essendo falso l’assunto principale, cioè che lui rappresenti sempre il termine positivo della coppia. Ma a parte che alla domanda “siete con me o contro di me?” 20 milioni di italiani gli hanno già clamorosamente risposto, a chi diavolo vuole che importi il suo giochino egotico e manipolatorio con 800 morti al giorno?

Lui lo sa, e per questo tenta l’ultima ed estrema carta, lo spasmo della mosca nel barattolo: “Vediamo se siamo d’accordo. Se sì, governiamo. Se no, il governo va a casa, Italia viva saluta tutti e toglie il disturbo” (quella che per lui è una minaccia per il cuore di molti sarebbe una radiosa promessa, se la sua parola valesse qualcosa).Ora, siccome in Parlamento contano i numeri, questo personaggio va aiutato a uscire dalla sua trappola, e gli si concederà qualcosa, posto che se si va a elezioni, come Mattarella ha fatto intendere, è Renzi che finalmente va a casa, con le sue ministre facenti le veci e tutti i suoi parlamentari. Infine l’anti-populista aizza le folle (che per fortuna lo ignorano) contro il governo in merito al lockdown: “Ci sono troppi zigzag. E apri e poi chiudi e poi annunci che riapri e poi richiudi ancora di più”, dal che si evince che se lui fosse capo del governo, in Italia sarebbe stato sempre o tutto aperto, o tutto chiuso, con la preferenza per il tutto aperto, temiamo. Uno che il 28 marzo intimò di riaprire tutto perché così avrebbero voluto i morti di Bergamo e Brescia, oggi non avrebbe titoli per imputare al governo l’alto numero di morti per Covid, e forse nemmeno per parlare; ma per questo bisognerebbe essere persone serie.

9 replies

    • Sì, Crozza aveva capito il giochino lessicale e lo riproduce a alla perfezione!
      Chissà quanto lo perq.lerebbe ancora, se non lo considerasse un personaggio ormai marginale.
      Purtroppo, anche le mosche come lui fanno danni…e soprattutto sono estremamente fastidiose.
      E lui, al contrario delle mosche, non serve neanche a nutrire ragni e uccelli.

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  1. Ottimo articolo.
    Dopo un onesto e probabilmente sterile (il guitto alza la posta ogni un per due) tentativo di mediazione di Conte, il Grande Statista va chiuso all’angolo: ok, adesso fai cadere il governo in piena pandemia.
    Se lo fa, monitorare il suo conto corrente. De Gregorio docet.

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  2. L’ottima Daniela Ranieri parla di un cui-de-sac in cui si sarebbe infilato lo Statista di Rignano e si domanda
    come farà il nostro eroe a cavarsela.
    Per uscire da un cui-de-sac ci vuole un sac-de-cul.

    Perdonatemi! Non ho resistito!

    Piace a 2 people

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