Virus e governo, arrivano i mistici della “visione”

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – Nei dibattiti televisivi c’è sempre un momento in cui il più bravo sfodera l’argomento definitivo, l’arma letale, il poker d’assi servito: la Visione. Purtroppo, si obietta con aria grave e un po’ dolente, il governo Conte fa quello che può, improvvisa, si barcamena ma è privo di una Visione. A quel punto ammutolisco come quando il docente di Filosofia m’interrogava sulla critica della ragion pura. E mi coglieva in castagna sulla metafisica come scienza. Adesso come allora, digiuno della materia, mi arrabatto per cercare una definizione della miracolosa parola, e dopo avere escluso che si tratti della percezione degli stimoli luminosi, oppure del fenomeno mistico che percepisce fisicamente realtà soprannaturali celesti o diaboliche, trovo finalmente l’agognata spiegazione. Che traduco così: il governo Conte manca di una “idea” su come combattere la pandemia, di un “quadro complessivo”, di una “direzione di marcia”. Lo spiega bene Alessandra Ghisleri nel sondaggio pubblicato ieri su La Stampa: “La politica – oggi – agli italiani appare impreparata e senza visione (la Visione!, ndr) perché una delle caratteristiche angoscianti della crisi attuale è sicuramente l’incertezza su ciò che potrà accadere”. “Peraltro ogni decisione non appare mai limpida, chiara e trasparente e tutto ha sempre un velo di mistero, ad esempio la suddivisione per colore nelle tre zone rosse, arancio e giallo”. Può non sorprendere che per il 47,9 degli interpellati nella scelta cromatica “si è ceduto a ragioni politiche piuttosto che a un metodo scientifico basato su chiare analisi di dati aggiornati”.

Hanno tutto il diritto di pensarlo quei cittadini ignari che si sentono sballottati da un Dpcm all’altro (e di cui la Ghisleri ci fornisce la fotografia). Bisognerebbe spiegare loro che esistono i 21 parametri introdotti con decreto del ministro della Salute, Roberto Speranza. Non hanno l’aria di essere il frutto di un “metodo scientifico”, e non sarà proprio l’“analisi dei dati aggiornati” a renderli così mutevoli? E allora non sarà forse che l’incertezza e la confusione di cui si lamentano giustamente gli italiani sia anche il frutto di un’informazione ipercritica, volubile, superficiale, che non sa (o non vuole) prendere posizione? Per cui un giorno i 21 criteri di valutazione sono troppi, e il giorno dopo si denuncia “il velo di mistero” e si dà la colpa a un metodo di valutazione misterioso, opaco, insufficiente? Il paragone che spesso si fa tra il Covid e la guerra non funziona. Le guerre sono sempre opera dell’uomo, esse possono sfuggire al suo controllo solo nell’ipotesi di un conflitto nucleare che, infatti, le superpotenze cercano di sterilizzare.

Più calzante appare l’analogia tra virus e terremoti. Mentre ci si rialza da una tremenda prima scossa ecco che ne arriva una seconda più devastante ancora. E chi ci governa improvvisa, si barcamena, fa quello che può, naviga a vista tremando al pensiero di una terza scossa che potrebbe nuovamente distruggere quel poco che resta in piedi. Ecco perché quando sento parlare di Visione penso a un fenomeno mistico.

10 replies

  1. L’autore poco conosce la cosiddetta “arte militare”, ovvero la scienza della guerra quella che permette di ammazzare liberamente le persone per piegare gli Stati. Il virus è una GUERRA, dove la sorpresa è il fattore principe, dove colpire l’avversario quando non se lo aspetta è motivo di vittoria, dove essere più forti nel momento in cui il nemico è più debole conduce al trionfo. Proprio ciò che sta facendo il virus: quando crediamo di averlo sconfitto e abbassiamo la guardia eccolo che torna a bastonare.

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  2. Non sono d’accordo sul fatto che una così alta percentuale di italiani creda GIUSTAMENTE alle ragioni politiche per la suddivisione di diverse aree per colore. La storia dei 21 parametri viene ripetuta sino alla noia. Se poi uno non sente o è perché cambia canale quando si spiegano i dati, magari per vedere “ballando con le stelle”, o perché segue le trasmissioni condotte dagli stessi che scrivono sui soliti giornaloni.
    Oddio, ormai è una corsa ad ostacoli.
    Se non sono menzogneri per volontà, lo sono per sembrare i bravi giornalisti che pongono le stesse domande e gli stessi dubbi (insinuanti) a qualsiasi interlocutore… ma entrambe le tipologie seminano zizzania. È invalsa ormai l’abitudine di affidare la propria conoscenza a chi ne sa quanto se non meno di noi. Il senso critico, se non è stato stimolato a scuola, si perde tra le mille offerte scadenti o deliberatamente di parte che TV e giornali offrono. Ma io non so vedere l’ignoranza se non come una COLPA.
    Intendiamoci, per ignoranza non intendo l’ignorare, che anzi è la maggiore spinta alla conoscenza, la coscienza dell’immensità del sapere e della nostra pochezza di esseri umani.
    Per ignoranza intendo proprio il pensare che ciò che si sa sia tutto ciò che SERVE sapere, che sia tutto ciò che è POSSIBILE sapere, che tutto il resto sia denigrabile, inutile, snob.
    Anche questo atteggiamento verso gli scienziati che cercano di spiegare (con l’eccezione di alcuni elementi IGNORANTI, secondo i miei parametri), così mutato rispetto alla primavera scorsa, è indicativo.
    Si pretende la sicurezza, si pretendono le certezze, L’UNIVOCITÀ in un campo dai mille aspetti, in cui si procede per gradi, con curiosità, razionalità e UMILTÀ.
    Lo scienziato che dichiara di non essere certo, di non conoscere ancora come funzionano le cose, viene considerato inferiore allo sborone che dichiara la morte clinica del virus, senza nemmeno essere virologo.
    È lo stesso meccanismo che riscontriamo in politica. La persona ignorante sceglie il candidato che urla le sue certezze, che propone soluzioni semplici per problemi complessi. Quello è il COMPETENTE, quello bravo, che magari cambia una dichiarazione all’ora per adattarla agli eventi, ma sempre con la stessa sicumera. E l’ignorante ci casca. VUOLE quello.
    Chi procede a tentoni perché c’è buio e cammina sull’orlo di un baratro è visto come insicuro, incompetente, inadeguato.
    Chi procede per gradi, per cercare di compensare i danni e le misure di sicurezza, non ha la VISIONE.
    E allora no, NON HANNO RAGIONE se non capiscono. Perché non VOGLIONO capire. Vogliono restare ignoranti.
    Si sentono più forti a ripetere i mantra dei loro idoli, a lamentarsi tutti insieme per la stessa cosa, piuttosto che cercare di conoscere, di capire.
    Credono di sapere già e tanto basta.

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    • Magari, in quelle “ragioni politiche”, c’è anche l’opinione di chi ravvisa mancanze non solo da parte del Governo, ma anche delle Regioni. Regioni che, teniamolo bene a mente, sono TUTTE governate dalle vecchie forze politiche, fatto che ha reso perfino superfluo domandarsi da che parte stiano, quando c’è da scegliere tra salute e profitto (le reazioni all’assegnazione dei colori sono state più che eloquenti, a dissipare anche l’ultimo dubbio). Bisogna vedere come la Ghisleri, autrice del sondaggio, ha posto la questione: da quanto ho letto io, la cosa si può prestare a diverse interpretazioni.
      Comunque, sui 21 parametri (di cui ben 5 sono indicati con la dicitura “opzionale”: boh?), a parziale scusante per l’ignoranza diffusa, va detto che sono stati sì menzionati fino alla noia, ma pochi si sono presi la briga di farli conoscere e ancor meno di spiegarli; in primis, la complicità di ciò è proprio di coloro che dovrebbero informare ma non lo fanno (per poi rilanciare, comicamente se non fosse tragico, le lamentele derivanti della mancanza di informazione). Analogamente, anche il fatto che tali parametri siano stati preventivamente concordati con le Regioni stesse è stato sottaciuto, mentre sarebbe stato ben più corretto ricordarlo ad ogni singola occasione in cui un Presidente Regionale si è lamentato per il colore assegnato alla sua Regione. In certi casi, le suddette lamentele riportate senza ribadire contemporaneamente l’oggettività del criterio adottato, hanno contribuito all’impressione che il colore venisse, in qualche modo, contrattato.

      Fin qua, i mestieranti hanno fatto il loro mestiere. Dove si poteva fare di più è sulla trasparenza: io non sono riuscito a trovare nessun sito, di informazione o ancor meglio istituzionale, che riporti con chiarezza il valore di ognuno dei 21 parametri (possibilmente comprensivo di data e frequenza di aggiornamento), suddivisi per regione, e soprattutto accompagnati dalla formuletta che permetta a chiunque di verificare la traduzione dei dati grezzi in un verdetto inequivocabile di zona a basso, medio oppure altro rischio.
      Non dico che la suddivisione sia stata effettuata con criteri non oggettivi, dico che una minore trasparenza finisce con l’alimentare il sospetto, specialmente nel caso della Campania, dove si è anche vociferato di un’alterazione dei dati (l’ipotesi circolata era quella che De Luca avesse sommato i posti letto disponibili con quelli massimi attivabili, in modo da avere un indice più basso per quanto riguarda il tasso di occupazione posti letto totali). Sulla Calabria meglio astenersi dal commentare, anche sottratta la tara dei ben noti problemi endemici.

      Riguardo alla presunta mancanza di una visione, inutile prendersela: è solo una frase fatta, un modo come un altro per dare addosso agli odiati 5stelle e ai Governi di cui fanno parte, e fa il paio con quella “mancanza d’anima” già imputata in passato e così ben ridicolizzata da Travaglio. Quando il motivo non c’è, basta poco per inventarne uno farlocco.
      Curiosamente, tali mancanze non sono mai state appuntate ai governi passati. Forse anche perchè, consapevolmente o meno, la visione ce l’avevano per davvero: quella di impoverire il ceto medio, così da poter allargare la base della piramide sociale senza doverne limitare l’altezza.

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