Caro Conte non toglierci il Natale

(Marcello Veneziani) – Caro Conte Giuseppe, sono un bambino di cinque anni e mi chiamo Checco. Come tutti i bambini ti do del tu e non capisco perché Tommaso Z., il bambino che ti ha scritto l’altro giorno, ti dava il lei ma tu non sei mica una femminuccia, almeno non sembri. Lui ti scrive usando la maiuscola ma la mia maestra, Suor Ginetta, ci ha insegnato che si usa la maiuscola solo se scriviamo a Gesù Bambino o di Suo Padre. E tu, anche se ti chiami Giuseppe come il papà di Gesù, non sei mica Dio e non stai mica in cielo ma in televisione.

Non capisco poi perché Tommaso ti chiama Presidente: ma se tu sei Conte, che bisogno c’è di chiamarti come Mattarella? Chiamiamo il Principe Carlo, il Principe William, il Duca Filippo, mica li chiamiamo presidenti. Tu sei il Conte Giuseppe.

Io non ci credo a Babbo Natale, non ci credo alla letterina a Babbo Natale e non ci credo nemmeno a te, perché mio papà e mio nonno dicono che tu racconti le bugie e non mantieni le promesse. Dicono che prima stavi con gli indiani, poi sei passato con gli yankee e hai cominciato a sparare contro gli indiani. Nonno ti chiama Badoglio, e non so che vuol dire (sei per caso fratello di Bergoglio?); Papà ti chiama invece Girella, so che è una mascherina come quelle che ci fai usare. Loro dicono che spari tante cassate e meni il torrone per tenerti la poltrona. Ma non ce l’hai a casa tua una poltrona, non te la puoi comprare coi soldi tuoi, senza prenderti quella della televisione?

Non so cosa vuol dire Tommaso quando usa paroloni come “igienizzante” o come “autocertificazione”, che già a copiare mi viene il mal di testa; alla mia scuola materna dicono solo di lavarci le manine col sapone, bene bene, e di portare il foglio dei genitori da casa, mica usano quei paroloni. Tommaso dev’essere un bambino che si è portato avanti con la scuola, a cinque anni va già all’università, come mio cugino grande, Pippo. O forse si firma Tommaso Z. perché la Zeta è il segno di Zorro e lui come Zorro sa fare tante cose speciali che noi altri bambini non sappiamo fare. Ma io che sono pure un pochino birbantello, come dice suor Ginetta, ho pensato che Tommaso si nasconde come Zorro, dice di avere cinque anni ma ne ha cinquanta; si toglie gli anni non per sembrare più giovane ma perché non vuol mettersi la mascherina e perciò dice che ha cinque anni.

Io non credo a Babbo Natale e nemmeno alla Befana perché l’anno scorso li ho scoperti: erano il mio papà e la mia mamma a riempire le calze e mettere i regali sotto l’albero e il presepe. Ma so che quest’anno sono poveri, e non possono uscire di casa, se non per comprare di corsa le cose da mangiare.

Per andare sul sicuro, la mia letterina la mando sempre a Gesù Bambino; almeno so che papà e mamma non si possono mascherare da Gesù Bambino, sono troppo grandi e grossi per mettersi nella culla e travestirsi da bambino. A Gesù Bambino non chiedo regali ma faccio la promessa di essere più buono e ubbidiente, di non tirare le treccine alla mia sorellina e di lavarmi le manine prima di mangiare; in cambio chiedo a Lui di far star bene mamma, papà, i nonni e tutta la famiglia, pure la mia sorellina. Però l’altro giorno ho sentito papà e mamma che dicevano una cosa brutta: quest’anno a Natale tu hai detto che non ci potremo vedere in famiglia ma dovremo stare da soli; hai detto pure che è più bello stare da soli. Niente nonni, zii e cugini ha detto la tua Zampa, che non è l’animale di casa tua, mi ha spiegato mamma, ma una che lavora con te, in quell’ufficio che chiamate Il Governo. Perciò ti scrivo, Conte Giuseppe. Ma è vero che non dobbiamo fare il cenone, che dobbiamo escludere i nonni, gli zii, i miei cuginetti, e pure mia zia Carolina che vive da sola e aspetta Natale almeno da Pasqua?

Io non capisco perché devi mettere la Zampa nelle cose di famiglia. Va bene che non dobbiamo essere tanti, che dobbiamo stare attenti, che dobbiamo evitare di festeggiare appiccicati; ma perché dev’essere la tua Zampa a decidere chi invitare e chi no a casa mia a Natale? Mio papà deve chiudere la porta in faccia a sua sorella proprio la sera di Natale? Mia mamma deve buttare fuori di casa i nonni e dirgli che per il loro bene devono passare in castigo il Natale? Mia nonna deve mangiarsi da sola col nonno tutte quelle cose che sta già preparando per Natale? Non possiamo farci dare da Marino che ha il ristorante sotto casa, quei tavoli piccoli e quei fogli di plastica che a lui non servono più perché sta chiuso, così li mettiamo da noi e stiamo tutti protetti? Ma che si crede, questa Zampa, che deve decidere lei chi convocare a casa mia e chi no, come fa Mancini con la Nazionale?

Perciò Conte Giuseppe io non ti chiedo di far venire a casa mia Babbo Natale, ma di far venire la nonna, il nonno, la zia e i cuginetti a Natale. Ti chiedo di non mettere la Zampa in casa nostra, di non mandarci i gendarmi del tuo governo, come minacciavano il Gatto e la Volpe che alla tv chiamano Boccia e Speranza. Io aspetto tutto l’anno la sera di Natale, e pure mia nonna sta già facendo i taralli, i marzapani e le cartellate. Noi non vogliamo far male a nessuno, vogliamo solo farci il Natale in Santa Pace, vogliamo fare la processione in casa per far nascere il Bambinello, io ho il compito importante di portarlo tra le mani per le stanze fino alla capanna. Magari staremo a distanza, sarà una processione larga, useremo la maschera e pure il tubo e le pinne e il salvagente, se vuoi; mangeremo lenticchie e tampone, dichiareremo la cucina zona rossa, mamma e nonna cucineranno vestite d’astronauta, come AstroSamantha. Ma non guastarci il Natale, Conte Giuseppe.

Il miglior regalo per me non lo porta Babbo Natale ma la famiglia insieme la notte di Natale. A Gesù Bambino farà piacere vederci insieme intorno a Lui e ci farà star bene. Babbo Natale portatelo a casa tua, con la Zampa e lo zampone.

La Verità 16 novembre 2020

19 replies

  1. Che palle con questa storia del Natale! Il bambino Veneziani ha sbagliato destinatario, doveva spedire la letterina a Mister COVID, chiedendo una tregua natalizia. Altrimenti, a soffrire di solitudine, sempre meglio che stare giorni intubati a pancia in sotto in una UCI

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  2. E questo C0J0NE si spaccia per intellettuale della destra.
    Ma avrà preso coscienza della realtà in cui è si trova immerso?
    Veneziani fai una cortesia al mondo. Vuoi uscire per Natale? Vai per il cenone in un reparto ospedaliero di Terapia Intensiva nella tua città, senza mascherina e prenditi tutte le libertà che vuoi.
    Compresa quella di continuare a raccontare stronzate sugli incontri fra nonni e nipoti. Lo sostenervi in estate quando, tu paladino dei vacanzieri discotecari, sempre in nome della LIBBERTAHHH di farsi ognuno i caxxo propri, hai ignorato gli allarmi della comunità scientifica. E al ritorno dalle vacanze è esplosa la seconda ondata.
    SMETTILA DI UBRIACARTI E DROGARTI prima di scrivere le tue idiozie da demente.

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  3. Miserabile l’articolo di Veneziani che sfrutta i sentimenti di un fantomatico bambino per chiedere la fine delle restrizioni durante le feste natalizie, e in maniera puerile o meglio incosciente il riproporre le sue scellerate richieste estive in versione invernale. Carpe die! Ai nonni, ai genitori e alla zia ci penseranno eventualmente le terapie intensive e babbo natale li accompagnerà con la slitta al più vicino pronto soccorso. Per Veneziani eventualmente resterà un bel TSO.

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  4. La tristezza sull’autore che incute questo articolo ci dovrebbe far riflettere sulla pochezza culturale ed intellettuale della cosiddetta destra. Questo inutile e perdibile pezzo è lo specchio di cosa è stato per l’Italia la destra al governo e cosa ci attendetebbe se dovesse tornarci. Sarebbe la gioia per nani ballerine e leccaculo vari, una disgrazia per il resto del popolo.

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  5. Per quanto possibile cerco di evitare il turpiloquio, ma a volte è impossibile perché è l’unico modo per rendere la verità.
    Quindi: pane al pane, vino al vino e merda alla merda. Questo articolo è merda e Marcello Veneziani si è superato in peggio.
    Questo articolo è merda e Marcello Veneziani merita solo l’isolamento. Non leggerlo, non comprargli gli articoli, non ascoltarlo… un essere insignificante che va ignorato.

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  6. U quant si bell.
    Caro Checco comprendo la tua frustrazione, solo per il fatto che quando sarai grande ti chiameranno Ciccillo, e Ciccillo dalle mie parti si da` a quelli che sono, diciamo, un po diversamente intelligenti. Tornando a bomba, ti consiglio di dire alla nonna, che se a Natale partecipa alla processione con le pisciaunnelle (da voi a milano si chiamano stelline scintillanti) ci sono buone probabilità che la tua cara nonnina possa rientrare a far parte della compilation dei necrologi che ogni mattina esce su quella Cacata di giornale che lo zio Marcello contribuisce a inguacchiare.
    Se ciò succede, poi chi cazzo te li fa i prodotti tipici caseari (quelli fatti con i diti, in casa), come marzapane, cartellate, mostaccioli, sassanelli ma soprattutto i calzoncelli?
    Caro Checco fai bene a non credere a Babbo Natale e la Befana
    (quando sarai più grande poi te lo spiego),
    ma apprendo con piacere che credi a Gesù Bambino,
    e se hai deciso di non chiedere regali e hai fatto la promessa di essere più buono e più ubbidiente, allora non ti resta che chiedere a Gesù Bambino di risparmiarti, da grande, dall’essere Paranoico come lo zio Marcello

    p. s. Mi raccomando il vibrione!

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  7. Che dire ancora dello squallore che mi ha trasmesso questa pseudo letterina?
    Ho letto col labbro sollevato da un lato. E lui crede anche di essere ironico, Dio mio aiutaci.
    L’unica cosa infantile del pezzo è sicuramente il cervello dell’elemento improbabile che l’ha prodotto.
    Non ha imparato neanche la lezione di quest’estate… questo non cresce, non impara, non matura, non capisce, non è solo ritardato… è proprio irrimediabilmente idiota.
    Se questo è il meglio che l’intellighenzia di destra offre, figuriamoci che cosa possiamo aspettarci dal peggio.

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  8. Oh imperscrutabile Covid 19, che colpisci chi non ti sottovaluta, ti segnalo un povero demente che non ti considera pericoloso. Ti prego, a Natale, infettagli e sterminagli la famiglia: babbo e mamma, fratelli e sorelle, nonni materni e paterni, zii, cugini e nipoti, ma salva lui che dopo ci voglio parlare.
    Il povero demente non crede a Babbo Natale e nemmeno alla Befana, ma crede in Dio e a Gesù Bambino, pensa il livello intellettuale!

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