Covid-19: dove e come funziona il lockdown

Fattori decisivi: misure compatte a livello nazionale, la risposta consapevole delle persone, i sistemi di tracciamento già attivi fra le 4 e le 12 ore.

(di Sabrina Provenzani – Il Fatto Quotidiano) – Con l’arrivo della seconda ondata di Coronavirus e diversi Paesi già costretti a lockdown parziali o totali, è utile rivolgere l’attenzione a quelli dove la risposta governativa ha funzionato.

Il potere centrale di Pechino.

Originato a Wuhan, il virus si è propagato oltreconfine anche a causa della iniziale negligenza delle autorità locali. Malgrado questo, e sempre che si possa contare sulla trasparenza di Pechino, su una popolazione di oltre un miliardo e 439 milioni i positivi a oggi sono solo 91.222, i morti 4.739. Come è possibile? Gli esperti segnalano alcuni fattori decisivi. Ad esempio l’esistenza di un sistema centralizzato di risposta alle epidemia e la consapevolezza della popolazione, che ancora ricorda l’impatto della Sars. Solo il 3% della popolazione anziana vive in case di cura, che in altri paesi sono stati focolai di contagio. Ha poi contato molto la rapidità della reazione: i primi casi a Wuhan sono stati segnalati nel dicembre 2019; il 10 gennaio la Cina aveva rilasciato la sequenza genomica del virus e subito dopo la città è stata sottoposta a 76 giorni di lockdown stretto, presto esteso all’intera regione dell’Hubei. In tutta la Cina sono stati creati 14 mila centri di testing vicino alle stazioni del trasporto pubblico, mentre l’apertura delle scuola veniva ritardata e i movimenti della popolazione ridotti. A Wuhan sono state testate 9 milioni di persone in pochi giorni. La Cina è fra i massimi produttori mondiali di equipaggiamento protettivo, che non è quindi mai mancato. L’obbligo di indossare le mascherine è stato sempre osservato dalla popolazione, ed è stato messo in piedi un efficace sistema di controllo di eventuali trasgressori, compreso l’incoraggiamento ufficiale della delazione. In più sono stati realizzati rapidamente enormi ospedali da campo, e questo ha ridotto la necessità di isolamento e contagio domestico. Entro agosto Wuhan era libera dal Covid, mentre l’economia cinese ha segnato un +4.9% nel terzo trimestre del 2020.

Nuova Zelanda, il successo sotto analisi da Lancet.

È il Paese più spesso citato per fare confronti con l’Europa. Ma ha una popolazione di poco più di 5 milioni di abitanti, con una densità relativamente bassa, di 19 persone per chilometro quadrato. La gestione dell’epidemia è stato un grande successo: a oggi risultano in totale solo 1.943 casi positivi, con 25 morti. Nell’ultima settimana, che sta vedendo una piccola recrudescenza, i positivi sono stati 31, ma non ci sono state vittime. La risposta neozelandese è già oggetto di studi prestigiosi. In un report pubblicato a metà ottobre, la rivista Lancet nota come la risposta immediata in Nuova Zelanda si sia basata sul piano nazionale di gestione di un pandemia influenzale, aggiornato al 2017 e basato su un strategia di mitigazione e contenimento del picco per attutire l’impatto sul sistema sanitario. Questo ha portato il governo di Jacinda Ardern a “chiudere le frontiere” e imporre fin dal 3 febbraio l’obbligo di quarantena ai viaggiatori in arrivo da aree ad alto rischio. Malgrado questo, il numero di casi positivi ha cominciato a crescere fin dai primi di marzo; il 23 marzo il governo ha annunciato un lockdown totale: il 25 il Parlamento ha votato a favore di una legislazione di emergenza che dava all’esecutivo pieni poteri e dal 26 sono state chiuse scuole, uffici e luoghi di socializzazione. Nel frattempo il Paese aumentava la capacità di test e tracciamento: una media di 10 mila tamponi al giorno. Il confinamento è rimasto in vigore fino al 13 maggio, e solo dall’8 giugno, quando il paese è stato dichiarato ufficialmente libero dal Covid dopo 24 giorni senza nuovi casi, le precauzioni sono scese a livello 1: è rimasto in vigore l’obbligo della quarantena per tutti gli arrivi dall’estero, a cui si è poi aggiunta l’imposizione di un test al terzo e 12° giorno. Di fatto l’impatto del Covid sulle attività economiche è stato limitato a circa due mesi.Giappone, la riuscita con qualche perplessità.

Quello giapponese è un caso che lascia gli esperti molto perplessi. Il Paese sembrava ad alto rischio a causa della vicinanza con la Cina, della densità abitativa e della anzianità della popolazione. Al contrario, su 126 milioni di abitanti ha registrato solo 98.146 positivi e 1.726 morti. Il governo centrale non ha imposto un lockdown generale – non aveva i poteri per farlo – ma ha raccomandato alla popolazione di prendere precauzione, evitando i luoghi pubblici. Questo approccio, unito all’abitudine di indossare mascherine, salutare con un inchino e alla tradizione di estrema pulizia ha avuto l’effetto di un lockdown di fatto, che ha evitato la crisi di salute pubblica, ma anche attutito quella economica.

Seul, tutti connessi fra carte di credito e cellulari.

Separata dal Mar Giallo dalla Cina epicentro del virus, la Corea del Sud è stato uno dei Paesi più rapidi nell’imporre contromisure ufficiali. Risultato: solo 21.146 casi e 461 morti su oltre 51 milioni di abitanti. Un successo dovuto alla rapida implementazione di un sistema di tracciamento innovativo, che connette dati da carte di credito e smartphone per identificare contatti entro 4-12 ore da un test positivo. Il lockdown è durato sei settimane da metà marzo, con le restrizioni cautamente ridotte dalla seconda metà di maggio, quando è iniziato il ritorno a scuola e sono stati riaperti locali, musei e scuole. Ad agosto c’è stata una recrudescenza che è stata contenuta e nella ultime due settimane sono stati riaperti, pur con misure precauzionali, locali come karaoke e night-club. Sono riammessi gli eventi sportivi al 30% della capacità degli stadi.

Singapore: la gestione in mano alla task-force

Già il 22 gennaio, prima del caso zero, il governo ha formato una task-force interministeriale per gestire la pandemia. Le prime misure restrittive sono state annunciate il 3 aprile, mentre continuava una campagna di tracciamento, soprattutto nei dormitori dei quartieri poveri della città, dove la densità abitativa è di 8 mila persone al chilometro quadrato. Su una popolazione totale di 5.850.342, i casi positivi sono stati 57.987, con solo 28 morti. A giugno hanno riaperto scuole e attività commerciali. Ai primi di ottobre i contagi erano sotto controllo e il Paese si prepara alla Fase 3, la riapertura delle attività economiche, prevista per fine anno, da sostenere con attività di monitoraggio.

A proposito di vaccini, l’Europa ha battuto un colpo. Durante la conferenza stampa di presentazione del nuovo piano di coordinamento Ue per il contrasto alla seconda ondata, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato che “l’Ue potrà contare su milioni di dosi di vaccino al mese da aprile”.

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