La pandemia e il guado del cambiamento

(Tommaso Merlo) – Vita dura per gli sciacalli nostrani. Han passato l’estate a fregarsene del virus e adesso che il contagio è ripartito la colpa non è loro. È dei loro nemici politici. L’Italia è vittima di persone che per misero tornaconto manipolano la realtà di continuo. Son bastati pochi giorni affinché branchi di sciacalli passassero dalla “libertà di contagiare” al “c’infettiamo governo ladro”. Tempi davvero duri per loro. La realtà cambia in maniera così repentina da costringere gli sciacalli a continue inversioni ad u che ne minano la credibilità facendogli scivolare nel ridicolo. La pandemia sta facendo emergere il meglio e il peggio del nostro paese. Il meglio lo stanno dando i cittadini che han compreso la gravità dell’emergenza e l’importanza fondamentale del proprio comportamento. Cittadini che stanno dimostrando senso di responsabilità e lungimiranza ed accettano di buongrado piccoli sacrifici e piccole accortezze che possono salvare la loro vita e quella degli altri. Il peggio lo stanno dando invece certi politicanti e certi personaggi che scorrazzano nel malconcio mondo dell’informazione. Esibizionisti di ogni risma ed egoarchi cronici che creano solo caos e alimentano frustrazione e divisioni per meschino tornaconto o vanità. La pandemia sta dimostrando come l’Italia sia un paese in mezzo ad un guado culturale. Un guado tra passato e futuro. Con da una parte cittadini emancipati e maturi che vorrebbero attraversarlo e costruire un paese all’altezza delle proprie nuove consapevolezze. E dall’altra una minoranza privilegiata che vuole impedirglielo perché il cambiamento non gli conviene. Un guado. Tra il meglio e il peggio. Tra il vecchio e il nuovo che prima o poi dovrà risolversi. Il cambiamento lo puoi frenare ma non lo puoi fermare. Un paese, una società, una democrazia non sono altro che la proiezione di quello che hanno dentro i cittadini, la proiezione della loro cultura prevalente. Il profondo malessere italiano di questi anni nasce proprio dalla divergenza tra i valori che hanno maturato i cittadini e ciò che riscontrano attorno a loro in certa politica e in certa informazione. La pandemia lo sta rendendo evidente. Viviamo in mezzo al guado uno scontro latente. Tra il meglio e il peggio. Tra il vecchio che non vuole rassegnarsi alla sua fine ed un nuovo che fatica a sorgere per gli ostacoli creati da coloro a cui il cambiamento non conviene. Ma il cambiamento lo puoi frenare, non lo puoi fermare. Un paese cambia quando il modo di pensare e quindi di comportarsi dei cittadini cambia in maniera abbastanza diffusa e quindi potente da dar vita ad una realtà politica e sociale nuova. La pandemia lo sta confermando. La grande maggioranza dei cittadini italiani sono migliori di certi politicanti e di certi personaggi che sguazzano nel malconcio mondo dell’informazione. E sono più che pronti ad attraversare il guado e costruire finalmente un paese all’altezza dei tempi e delle loro nuove consapevolezze.

2 replies

  1. A quando un’altra bella manifestazione di no-mask e negazionisti vari? Eppure, l’ultima è stata poco più di una settimana fa (giusto il tempo di incubazione del virus, ma sarà sicuramente una coincidenza). Tutti spariti, di già? Proprio adesso, che sarebbe il momento perfetto per dare un grande segnale politico, tutti a nascondersi come topi (o magari a letto con la febbre)? Quel personaggio da osteria con la giacca arancione, quello che sembra mio nonno in carriola, non ha più nulla da esternare? Cos’è, afonia da Covid?
    Magari, fosse così, ci sarebbe di che compiacersi: già il fatto di incominciare a provare vergogna, sarebbe un gran bel passo in avanti per certa gente e, di riflesso, per tutta la società.

    E il Cazzaro Alfa? Non sembra aver stranamente diradato le apparizioni, nell’ultima settimana? Ci aveva abituati a sentirlo tre volte al dì, prima, durante e dopo i pasti; la prossima volta, che almeno avesse la decenza di avvertire prima: se sparisce così, all’improvviso, c’è gente che rischia la crisi di astinenza, qua finisce a mascherine sporche di nutella. Non sarà mica per paura che qualcuno possa rinfacciargli i suoi atteggiamenti e comportamenti da irresponsabile, adesso che, col suo fattivo contributo, la frittata è quasi (ri)fatta? Stia pur tranquillo, lui questo pericolo non lo potrà mai correre: infatti, per essere degli irresponsabili, bisogna essere prima stati responsabili, ma il soggetto in questione è già tanto se è davvero capace di intendere e volere, che sia anche responsabile nessuno si era mai sognato neppure di immaginarlo.
    E il suo gemello diverso? Strano, che non abbia ancora colto l’occasione per chiedere qualche ministero in cambio della sua approvazione.
    E la pesciarola? Non ha qualcuna delle sue idee super-innovative da sottoporre, tipo che il massimo di sei persone per tavolo non va bene, molto meglio cinque (o sette)?

    Poco male, eh, tanto pare già di sentirli: governo di incompetenti, provvedimenti tardivi, orario dell’annuncio sbagliato (prime-time della domenica, un chiaro segno di protagonismo: sarebbe stato meglio di notte), non ci ascoltano mai (per fortuna), ovvero il solito repertorio trito e ritrito, con il consueto sottofondo di piagnisteo misto a rosicamento, e pagliacci tristi per contorno.
    In effetti, che ci siano oppure no, non è che si noti poi tutta questa differenza.

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    • E ciascuno di noi – quelli che si sono autolimitati per sei mesi – è costretto a rivivere l’incubo per colpa di una pattuglia di imbecilli che, dopo averci torturato con le loro inconcepibili fantasie negazioniste, ora dicono che la colpa è di qualcun altro. Lo so che non è da cristiani, ma mi auguro di vedere qualcuno di loro intubato per una settimana. Poi, una volta guariti, assistere alle loro interviste. Cosa direbbero?

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