M5S: torna la linea dura con l’espulsione della senatrice Marinella Pacifico e del deputato Paolo Romano

(Emanuele Buzzi – il Corriere della Sera) – Torna la linea dura nel Movimento e si continua a discutere sul ruolo di Davide Casaleggio, mentre Luigi Di Maio fa un passo di lato sull’alleanza strutturale con i dem. Ieri con un post scriptum in calce a un articolo sul blog il collegio dei probiviri ha annunciato l’espulsione della senatrice Marinella Pacifico e del deputato Paolo Nicolò Romano (si vocifera anche di decine di richiami ai parlamentari): i due erano nella lista dei ritardatari con le rendicontazioni.

Secondo il sito di riferimento del M5S, Pacifico era ferma con le restituzioni a maggio 2019, Romano ad agosto dello stesso anno. A preoccupare l’esecutivo è soprattutto il caso di Pacifico: la maggioranza di governo perde un voto certo al Senato dove i numeri sono già risicati. La senatrice, intanto, replica all’espulsione, citando Gianroberto Casaleggio «tradito da una classe dirigente autoreferenziale, inefficiente ed affaristica». Ma far discutere nel M5S sono le parole del figlio Davide, in particolare l’idea lanciata sul Corriere di ratificare le prossime nomine pubbliche con una votazione su Rousseau.

«Qualsiasi nomina pubblica deve passare per una cosa sola: la competenza», commenta la ministra Lucia Azzolina. «È chiaro che Casaleggio voglia concentrare tutto il potere su di sé», dice all’Adnkronos il deputato Fabio Berardini. Luigi Di Maio, invece, sembra volere attenuare la tensione: «Io di Davide Casaleggio continuo a fidarmi: è una persona su cui metto la mano sul fuoco», dichiara ad Accordi & Disaccordi .

L’ex capo politico poi però reclama la gestione dei fondi: «Agli attivisti e ai territori non arriva un euro. La cassa deve gestirla il Movimento, dando parte delle risorse alle piattaforme informatiche e l’altra ai territori». Poi il ministro punge Di Battista: «Gli attacchi al Movimento mi fanno male, ma sono contento che Alessandro sia tornato a esprimere questo dinamismo.

I rapporti personali non devono essere toccati da quelli politici» e rallenta sull’idea dell’asse con i dem: «Non ho mai parlato di alleanza strutturale, ma neanche Nicola Zingaretti». Infine chiude la polemica sul Campidoglio: «Virginia Raggi ha il pieno sostegno del Movimento, ma al momento abbiamo bisogno di un grande confronto sui temi, non sulle persone». Intanto nel Movimento qualcosa si muove in vista degli Stato generali.

Sta prendendo quota un documento trasversale, che punta a una strada unitaria e che ha tra i promotori gruppi riconducibili anche a Stefano Buffagni. Il testo ha già raccolto l’adesione di 200 pentastellati, dai parlamentari ai consiglieri comunali. Si tratta di un manifesto di idee – spiega Giovanni Currò – «che vanno oltre alle suddivisioni territoriali, spunti che vogliono essere un contributo tematico per la discussione». E tra i punti proposti salta all’occhio una priorità nuova per il Movimento, una nuova stella: il lavoro. Un cambio di passo, uno sguardo complementare, per un M5S che ha fatto per anni del reddito di cittadinanza la bandiera principale.

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