La musica salverà il mondo

(Marcello Veneziani) – La musica è figlia soprannaturale di ordine e bellezza che insieme fanno armonia. La musica salverà il mondo. Come la bellezza, e non solo per una ragione estetica o esistenziale, ma per una sua misteriosa virtù terapeutica. Anzi la musica lo sta già salvando. La musica cura la mente ferita perché parla un linguaggio sorgivo che precede i nessi logici e i processi cerebrali, muove corde originarie. Cura i malati di mente e di corpo, i disturbi autistici, le demenze e altre distonie col mondo. E aiuta a uscire dal coma, come è accaduto in alcuni casi già noti. Sulla scia degli dei e della tradizione orfico-pitagorica, la musica accompagna l’armonia delle sfere celesti e raggiunge la mente nostra, anzi è forse l’unico vero ponte invisibile che scorre dall’infinito all’animo umano. È musicale l’anima mundi e la musica stessa è reminiscenza, la sua fonte è nell’iperuranio.

Il grembo materno, come i fondali marini, è la prima grande orchestra dove non c’è un solo attimo di silenzio e dove la musica è il pulsare stesso della vita. Vi è pure un genere musicale che ha assunto il nome abbreviativo di anima, soul. Nulla ti dicono le piste del sogno? Le vie dei canti sono le impronte sonore lasciate dagli antenati per ritrovare l’origine e per tornare al luogo del concepimento, dov’è custodita la scatola nera della tua essenza. Perché il ritorno, spiega l’irrequieto, offre una pienezza di senso che il solo andare non ha. Il ritorno è la risposta alla nostra irrequietezza. Secondo i primitivi, gli uomini in viaggio lasciano scie di canto, di cui talvolta cogliamo l’eco. Un canto li guidava a compiere migrazioni lontane; e per tornare si doveva cantare al contrario. Le parole e il significato dei canti erano tutto quello di cui avevano bisogno per viaggiare ovunque. Erano i canti a trovare le balene da mangiare e a riportare poi i balenieri a casa.

Il canto indica la via per andare e poi per tornare all’origine. Uomini afflitti da devastanti amnesie e sindromi rare hanno recuperato la loro vitalità, la loro felicità e la loro lucidità suonando, cantando o danzando. Conosci tenere storie di anziani, anime disperse, menti perdute che si sfaldavano giorno dopo giorno ma che si rifugiavano nella musica così recuperando vita, lucidità e manualità. La musica come esile filo d’Arianna per restare nella realtà e nel mondo; ma al tempo stesso la musica come via d’uscita e di trascendenza, per accedere a un altro mondo in un aldilà invisibile. I paradisi della musica vanno a orecchio.

Ogni malattia – diceva il poeta dell’anima – è un problema musicale, ogni cura è una soluzione musicale. Ti ricordi del Filosofo Pazzo ormai in preda alla follia, al mutismo e alla paralisi, che però improvvisava al pianoforte? E il musicista che compose il suo Bolero in fase di avanzata demenza? Era segno di divina mania quella ripetizione ossessiva in crescendo come un mantra, che poi sarà il suo punto di più alta fascinazione. E ricordi la confessione del Capo rivoluzionario russo? Non posso ascoltare la musica -diceva Lenin- Agisce sui tuoi nervi, ti vien voglia di dire delle sciocchezze e di carezzare gli uomini che, vivendo in un sudicio inferno, seppero creare tanta bellezza. E oggi non puoi carezzare nessuno: ti divorerebbero la mano. Bisogna picchiare sulle teste senza pietà, sebbene il nostro ideale sia di non usare la violenza contro nessuno. Il nostro mestiere è diabolicamente difficile, concludeva. Diabolicamente, vero, mentre alla musica si addicono gli angeli. Il rivoluzionario si confessa davanti alla musica, levatrice di verità. Certo, mi dirai, la musica ha prodotto anche invasamenti furiosi e deliri satanici, ha accompagnato stati di allucinazione ed eccitazioni bellicose, si accompagna ad altre trasgressioni di alcol e droga.

Ma quando vedi quei malati risorti tramite la musica, la danza o il canto, quando leggi di quel vecchio padre o del filosofo pazzo, divorati dalla demenza e ormai inerti che rispondevano solo alla musica piangendo, ti chiedi davvero quali corde profonde vada a toccare la musica, e se non siano proprio quelle dell’anima. E quali dei, quali angeli custodi riportino a casa quelle menti disfatte lungo la via dei canti. Se l’anima vibra le corde del corpo, procura salvezza.

6 replies

  1. Ma che non vi siano soluzioni se non quelle di prendere coscienza del male e non voler mai giungere ad una piena guarigione? La scacchiera si é fissata, si è imperniata su di una guerra che va verso la sconfitta di tutti e tutto; non esistono più i canti, non esiste un ritorno che vivifichi le avvenute a meno di uno sguardo interiore e nuovo del mondo che attornia. Allora, la musica può salvare la singola anima, il resto è splasch, è pattume volutamente tale; oggi dopo l’oro blu si può benissimo parlare di pattume d’oro, di puzza e di marcio trasformati in anelli economici, e se questa è la musica che ci circonda, tutte le note del mondo non varranno a salvare nessuno.

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      • Personalmente è più dura rispondere alle logiche di altri che, a loro volta, risultano sordi alla comprensione dell’altrui logiche; viviamo in un mondo in cui si è avuta una massima spinta verso lo specialistico che a sua volta, si è attorcigliato su se stesso come un Nautilus, ascendendo e discendendo le correnti dell’oceano economico e funzionale. Leggere un libro non è uguale a risolvere un sistema di una centrale elettrica, ma se le questioni si pongono sotto il comune denominatore politico il numero più ampolloso avrà la sicumera di emergere a fronte di un processo più complesso e nascosto.
        Il problema della politica è appunto questo nodo, cioè di aver tolto i cardini al pensare le questioni in modo più scientifico, che non può esistere sotto le false spoglie dei discorsi e delle questioni sociali che avvolgono le prassi politiche come le singole identità sociali; inoltre la parcellizzazione dello stesso sistema sociale, nei nuclei familiari, oltre ad essere funzionale ad una migliore regolamentazione dello stesso, fuorvia coloro che non hanno le chiavi per comprendere la complessità di altri sistemi, il cui funzionamento, ha regole ferree e diversamente strutturate. Semplice come difficile e complesso. E come disse Ungaretti nella sua Soldati: Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie.

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    • Dal video Il malato sembra l’infermiere, malato nell’anima, per un vuoto incolmabile da una professionalità divenuta sempre più fredda e distaccata dai sentimenti degli altri, che sono gli occhi e la voce delle profondità umane…..

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