Sua Castità difesa dagl’intrepidi zuavi di Papa Saviano

150 anni dopo – La svolta di domenica e la presa di Roma: i soldati pontifici di “Repubblica” e Grillo come il generale Cadorna.

(di Tommaso Rodano – Il Fatto Quotidiano) – “Questa mattina le truppe italiane poste sotto il comando del generale Cadorna aprirono alle ore 5,30 il fuoco contro le mura di Roma fra porta Pia e porta Salaria. Alle 10 antimeridiane le nostre truppe, dopo viva ma breve resistenza, entrarono nella città”. Gazzetta ufficiale del Regno, 20 settembre 1870. È la breccia di Porta Pia, l’ultimo miglio del Risorgimento e dell’unità nazionale: l’Italia è fatta, il Papa si arrende alla fine dello Stato pontificio.Esattamente 150 anni più tardi, c’è un’altra breccia che si prepara nel cammino dello Stato italiano. Le dimensioni, ce ne rendiamo conto, sono infinitamente più modeste. Si tratta stavolta di aprire un varco a Montecitorio e Palazzo Madama, i fortilizi della “Casta” (sia letto con massima ironia). Ovvero di tagliare il numero degli eletti nelle due Camere di 345 unità. Altre e più cruente battaglie si sono combattute sull’integrità del Parlamento, eppure attorno a quest’ultima si combatte una vera guerra di religione (per lo più, va detto, sui giornali). I toni sono mistici, epocali: la sopravvivenza della democrazia italiana è legata a un “No”, come il destino dello Stato pontificio all’improbabile tenuta dell’esercito papale. L’ultimo numero della Civiltà cattolica racconta con ampia dovizia documentale le ultime disperate resistenze di Pio IX a pochi giorni dalla resa. Il pontefice, “fermo nello adempimento dei suoi sacri doveri e confidando pienamente nella divina Provvidenza, respinse recisamente ogni proposta” di accordo, convinto com’era che oltre alla volontà divina fosse sostenuto da “20 milioni” di italiani sui 24 di allora.Giochiamo un po’. Oggi il ruolo solenne di Pio IX può calzare all’aura un po’ sacrale e un po’ tragica di Roberto Saviano, il più arcigno intellettuale che si è speso contro il taglio dei parlamentari. Lo immaginiamo, in senso figurato, in abito bianco, mentre dispensa pepite di verità rivelata contro gli “opportunisti” del Sì al referendum. In questa strana battaglia l’esercito degli zuavi pontifici ha una composizione bizzarra, c’è dentro un po’ di tutto. Il vecchio Carlo De Benedetti, simbolo dell’establishment e del giornalismo italiano, che si è consegnato tutto intero alla difesa dello status quo, potrebbe prendere la divisa e le medaglie del generale Hermann Kanzler, Capo di Stato Maggiore delle truppe papali. Sotto di lui, i direttori di Stampubblica Maurizio Molinari e Massimo Giannini. Decisamente più in basso, un milite ignoto come la sardina Mattia Santori. E poi soldati eccentrici come Vittorio Sgarbi e zuavi usurati da mille battaglie in difesa della reputazione o della personale sopravvivenza politica: Paolo Cirino Pomicino, Pier Ferdinando Casini, Ciriaco De Mita, Clemente Mastella. C’è Carlo Calenda con Matteo Orfini, Emma Bonino con Giancarlo Giorgetti. C’è il vate Sabino Cassese. Non poteva mancare tra i “pontifici” una figura Celeste: Roberto Formigoni. E come uno spirito al di sopra di questa truppa scombiccherata, il fantasma dell’uomo che in fondo ha generato l’antipolitica, Bettino Craxi.Non meno improbabile a ben vedere è l’esercito del Sì. La breccia del 1871 fu fatta da un gruppone misto di garibaldini, mazziniani, democratici, liberali. Destra e sinistra. Fedeli al re e tifosi della Repubblica.Oggi, similmente, “un’accozzaglia” (citazione renziana d’antan) con Di Maio, Salvini, Zingaretti e altre schegge sparse. Se c’è un generale Cadorna è Beppe Grillo: la breccia della Casta se l’è inventata lui.Abbiamo l’impressione che il nuovo 20 settembre – proprio come quello di 150 anni fa – sarà una battaglia all’acqua di rose: Pio IX era pronto alla resa “appena aperta la breccia”, oggi tra i sostenitori dell’integrità del Parlamento c’è un’atmosfera grama. Come ha ricordato Paolo Mieli sul Corriere, al successivo plebiscito sull’annessione di Roma allo Stato Italiano, il No prese lo 0,1%.

3 replies

  1. Kanzler era un generale svizzero serio con un preciso concetto militare dell’onore e voleva battersi davvero. De Benedetti = Kanzler? Salva la uguale cittadinanza non credo proprio. Quanto a tutti gli altri, ” i soldati del Papa che non valgono una rapa” venivano chiamati ” squadriglieri, caccialepri, sigari scelti” con chiaro intento offensivo. C’erano anche dei Musulmani a difendere il Pontefice Cattolico ( cit. I.Montanelli Storia d’Italia).

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  2. Saviano “arcigno” intellettuale?
    Sull’arcigno sono pienamente d’accordo (e non aggiungo altro) ma la patente, l’attestato, il diploma, la laurea di
    Intellettuale a Saviano chi glie l’ha conferita?
    Probabilmente gli stessi che l’hanno accolto nei loro circoli esclusivi e autoreferenti e, ahinoi!, pontificano in ogni
    occasione (quasi sempre a sproposito e SEMPRE pro domo loro!) guardando il volgo sciocco dall’alto in basso
    con quell’aria di saccente superiorità che li rende così simpatici.

    Smettiamola una buona volta di definire “intellettuali” ‘sti tromboni che credono di essere il sale della terra e invece,
    in grande maggioranza, sono solo venditori di fumo…( n.d.a.: la MariaGiovanna non c’entra nulla… quella è roba da
    sfigati! Questi, quando si fanno, preferiscono sciare sulla neve.)

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