Scandalo Lega, il commercialista: “Se parlo è un casino”

IL COMMERCIALISTA DELLA LEGA “SE PARLO IO È UN BEL CASINO”INTERCETTATO – UNO DEI 3 INDAGATI NEL CASO LFC E I PRESUNTI FONDI NERI: “NON FATEMI APRIRE IL CASSETTO DELLA MEMORIA”. “MOSSE TONNELLATE DI SOLDI”

(di Davide Milosa Milano – Il Fatto Quotidiano) – “Questi non mi devono scassare le balle, perché io di cose ne so, e vorrei tenermele per me e portarmele nella tomba, però se apro quel cassetto”. Michele Scillieri, uno dei tre commercialisti indagati dalla Procura di Milano per la vicenda Film Commission e i presunti fondi neri della Lega, è molto più che arrabbiato mentre parla con un amico avvocato. A scatenare la sua rabbia il fatto che Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, professionisti vicini alla Lega di Salvini (ai domiciliari come Scillieri), lo accusino per le pretese economiche di Luca Sostegni, prestanome dei commercialisti in carcere da luglio accusato di estorsione. Il trojan nel suo telefono registra tutto. In più passaggi farà capire di poter aprire il “cassetto della memoria” che creerebbe danni enormi ai commercialisti della Lega e al partito. Vicende che andrebbero oltre il denaro. “È una cosa diversa – dice Scillieri – che non ho mai detto”. Va ricordato che nel suo studio milanese ha avuto il primo domicilio la nuova Lega di Salvini. Magistrati e finanzieri saltano sulla sedia e annotano: “Scillieri, in un impeto di rara schiettezza, tira fuori tutto scagliandosi contro Di Rubba, Manzoni e il loro fidato braccio operativo Francesco Barachetti”.Partiamo allora dall’elettricista di Casnigo, anche lui indagato e i cui uffici sono stati perquisiti per quattro giorni dalla Guardia di finanza. “Barachetti service! – esclama Scillieri –, un milione e mezzo di fatturato in un anno, questi qua prendono i soldi della Lega e si comprano le ville e fanno la bella vita. Di Rubba ha messo su un bellissimo concessionario in Val Seriana. Barachetti è un elettricista che ha la casa accanto a Di Rubba e che un bel giorno ha deciso: ora divento un imprenditore di successo. Alberto tramite la Lega gli ha dirottato tonnellate di soldi, non di lavori, di soldi!”. Poi sul duo Di Rubba-Manzoni: “Loro su quella società hanno fatto 160mila euro di fatture fasulle. Questi sono dei mascalzoni che ti rubano la marmellata appena la tiri fuori. Perché io non so dove sono finiti i 49 milioni, ma molte cose le so”. Poi sul denaro da dare a Sostegni: “Tirino fuori 25mila euro perché ce li hanno e se non li hanno li rubano come hanno sempre fatto”. Manzoni e Di Rubba, prosegue, “fanno il cazzo che vogliono, fanno le porcate con le società e vogliono dettare le condizioni economiche”. Dopodiché il commercialista ritorna “sui tristemente noti 49 milioni di euro”: “Ho imparato che gente sono, se non stai attento ti rubano il pezzo di carta. Hanno ciucciato una montagna di soldi alla Lega. Ma una montagna! Non ti dico i 49 milioni ma non siamo lontani sai? Te lo dico io, perché una parte li hanno mandati (…). Casualmente hanno costituito le leghe regionali e lì hanno dato dei soldi. Dieci milioni. Una parte li hanno mandati su e sono tornati indietro, li hanno cuccati”.Il riferimento alle leghe regionali da usare come possibili casse esterne al partito per evitare sequestri sarà confermato dall’ex direttore della filiale Ubi di Seriate Marco Ghilardi. A lui i commercialisti hanno chiesto di aprire conti per le associazioni territoriali del partito. Operazione poi bloccata dai vertici di Ubi. Scillieri è un fiume in piena. Prosegue: “Questo sono loro, venderebbero la madre per un euro”. Il 14 maggio il commercialista prosegue il suo j’accuse parlando con Sostegni. E sempre riferendosi a Di Rubba e Manzoni spiega: “Hanno sempre fatto i furbi, hanno sempre rubato a mani piene”. Se però i due non pagano Sostegni, prosegue Scillieri, “vanno nei guai. Perché forse tu non hai elementi sufficienti, io ne ho quanti ne voglio, che non rompessero il cazzo. Li vogliamo sentire solo quando finiranno in galera”.Dopodiché Scillieri cala l’asso: “Qui non parliamo di 30 mila euro, di 300 mila euro, non parliamo di cazzate, parliamo di una questione molto diversa della quale non ho mai detto niente. Ecco non fatemelo dire! Perché a me non si apre quel cassettino nella testa, non si è mai aperto, ecco non fatemelo aprire. Sono dei criminali, dei banditi, perché se non la finiamo il cassetto lo apro”. Che cosa contenga il cassetto delle memorie di Scillieri al momento non è dato sapere. Il commercialista si è avvalso della facoltà di non rispondere e non si è presentato all’interrogatorio del gip. Forse lo aprirà nell’interrogatorio di domani davanti al procuratore aggiunto Eugenio Fusco e al pm Stefano Civardi. Del cassetto di Scillieri parla anche Sostegni: “Io fossi in loro mi guarderei bene di far aprire il cassetto a Michele perché se apre il cassetto qui chi finisce nei casini…”.Il 19 maggio la vicenda Sostegni pare sbloccarsi. I soldi arriveranno attraverso il fidato Barachetti. Sostegni ne parla con Scillieri. Si comprende che i commercialisti e i vertici del partito temono la vicenda Film Commission. Sostegni: “Io sono felice perché vuol dire che si sono mossi i vertici”. Scillieri: “Sarà che questa cosa qui non ha un prezzo”. Sempre Sostegni a colloquio con un noto costruttore di Milano spiega le connessioni tra gli affari del duo Di Rubba/Manzoni e i vertici della Lega. “Di Rubba, Manzoni, Centemero, Salvini, andavano tutti a scuola insieme no? Quella società di noleggio auto (Non solo auto, ndr) ha fatto il contratto con la Lega di 1,3 milioni in un anno, cioé sono anche coglioni”. Conclude su Di Rubba: “Prima o poi scoppia, appena perde gli appoggi politici che lo tengono in piedi, lì sai il pentolone che viene fuori?”

4 replies

  1. Sì ma parlassero una buona volta, porca miseria, se scandagliassimo tutte le notizie in un lasso di tempo relativamente lungo, troveremmo centinaia di articoli con il solito testimone-non testimone. La reiterazione dei reati non esiste solo perché il numero di politici ladri è pari a uno più dei fili d’erba in una prateria, ma perché ogni volta che beccano passacarte, prestanome e altre figure compiacenti, le testimonianze sono più mirate a ricattare chi sta fuori, invece di mettere dentro chi ci dovrebbe andare.
    Tenuto conto che in questo paese per finire dentro, un politico può rubare milioni di euro, frodare il fisco, e investirte una vecchina con l’auto, sniffando coca sul volante, ma finire nei guai solo se lo si è fotografato con un trans.

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  2. Beh, se le cose dovessero andar male… ma proprio male…male…male, troveranno il modo di farsi processare
    a Genova, nella mia città.
    Nella precedente occasione non gli è andata poi male: nessuno è finito in galera e il maltolto potrà essere
    restituito allo Stato in 960 comode rate mensili, cioè farà molto prima a estinguersi la Lega che il debito.
    Quel processo e quella sentenza sono stati una istigazione a delinquere: più rubi e meno rischi.

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