Meloni, e gli altri che volevano 1000 euro a tutti

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – A chi fa zapping tv, per capire qualcosa sull’horror dei parlamentari accattoni, non è facile capirci qualcosa tra le urla incessanti di Vittorio Sgarbi, o sui chissà che c’è sotto del fratello d’Italia Guido Crosetto (“troppa efficienza dell’Inps nell’incrociare i dati”). Fin quando il direttore del Foglio, Claudio Cerasa riesce a dire qualcosa di sensato su carenza di controlli e bonus per gli autonomi. Regole, ricorda e ricordiamo, scritte nell’emergenza assoluta Covid quando tutti chiedevano di fare presto e si cercò di velocizzare i tempi di istruttorie ed erogazioni per evitare che anche quel modesto sostegno a più di quattro milioni di persone in enorme difficoltà s’impantanasse nelle solite pastoie burocratiche, e buonanotte ai suonatori.

In quella fase gli enti erogatori avvertirono che i controlli successivi ci sarebbero stati, e difatti.

Il senno del poi è un giochino inutile e truffaldino perché in quella situazione senza precedenti il governo cercava di intervenire un po’ a tentoni. Sotto la costante pressione del “fate presto”, che in quei mesi sembrava (ed era) l’unica cosa giusta da fare. E con l’opposizione di centrodestra sulle barricate. Erano i giorni dell’helicopter money (distribuzione di denaro a pioggia), tanto che il 28 marzo, Giorgia Meloni rilanciava su Facebook la proposta di Gianluigi Paragone dei “mille euro per ogni italiano”. Scriveva: “Le famiglie che hanno perso la propria fonte di reddito non possono aspettare i tempi della burocrazia per ricevere un aiuto dallo Stato. Bisogna dare subito mille euro con un semplice click a chiunque ne faccia richiesta (meglio online) direttamente alla propria banca”. La leader di FdI così concludeva: “Si stabilisce in modo semplice chi ne ha diritto come sostegno, chi come prestito, chi non ne ha diritto, ma le verifiche si fanno dopo, finita l’emergenza. Intanto zero burocrazia e zero perdite di tempo. 1000 euro a chi dichiara di averne bisogno. SUBITO!”.

Sempre la Meloni, ieri, in una interessante intervista al Messaggero, a proposito di ciò che serve alle imprese dice “no a misure che durano pochi mesi mentre servono infrastrutture materiali e digitali”. Giusto. Ma quando sottolinea che “gli 80 miliardi dei decreti “Cura Italia” e “Rilancio” sono stati “dilapidati in mille rivoli con una logica assistenziale”, ci perdoni ma vorremmo capire meglio. Per esempio: se i mille euro a testa che cinque mesi fa lei chiedeva di distribuire, fossero stati effettivamente distribuiti si sarebbe trattato o no di “logica assistenziale”?

E la regola sulle “verifiche che si fanno dopo”, vale anche per i 600 euro del bonus arraffato dai cinque o tre lazzaroni?

5 replies

  1. La fascio coatta è specializzata nello strepitare attacchi volgari e infamanti (Conte è un CRIMINALE…) contro l’attuale esecutivo per partito preso, per vitale necessità, dal suo punto di vista, di DISTINGUERSI.
    E’ una destra predatoria, arruffona e criminale nell’animo. Ho ascoltato iin tv l’e candidato sindaco a Firenze di Forzamafia, vantarsi di essere stato all’inizio l’unico politico ad aver affermato che la legge del bonus iva fosse stata scritta con i piedi, ergo andrò a richiedere all’INPS i 600€ per poi devolverli in beneficenza.
    Ecco, questo atteggiamento MISERABILE non è stato finora approfondito come meriterebbe.
    La BENEFICENZA E’ UN ATTO LIBERALE FATTO METTENDO A DISPOSIZIONE IL PROPRIO PATRIMONIO verso chi si ritenesse vivere in indigenza.
    Vantarsi dell’azione con denaro scroccato allo stato E’ UN’AZIONE DA MISERABILI.

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    • Giusto .Poi questa smania di beneficenza postuma non la capisco .O forse si : avranno trovato in fretta e furia qualche Onlus , associazione benefica disposta a fare fattura retroattiva per 600 euro e così poter dimostrare la “beneficenza “Ma è solo una mia illazione, beninteso .

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  2. Cercare un filo di logica e verità che leghi insieme le esternazioni di questi personaggi è fatica vana.
    Devono picchiare, picchiare, picchiare tutti i santi giorni sullo stesso chiodo “Questo governo è miserabile
    e deve andare a casa!” nella speranza che, dai e dai, rimanga ben conficcato nella dura cervice di
    coloro (ahimè, tanti… troppi!) che per stupidità o convenienza non sanno o non vogliono distinguere
    i fatti dalla volgare propaganda, diventata ormai loro pane quotidiano.

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