Il ponte verso il futuro

(Tommaso Merlo) – I Benetton non hanno fatto nessun mea culpa per il crollo ed anzi han tentato di tenersi le concessioni fino all’ultimo. Ma anche i vecchi partiti che han permesso ai Benetton di arrivare fino a quel punto, non han fatto nessun mea culpa. Destra o sinistra che fossero, nessuno ha ammesso gli errori commessi in passato, nessuno ha criticato il regime lobbistico di quegli anni ed ha auspicato una nuova stagione. Anche la stampa non ha fatto nessun mea culpa eppure è stata il terzo pilastro di quel regime. Tutti a far spallucce. Un segnale allarmante perché per cambiare devi ammettere i tuoi sbagli. Crollato il Ponte il vecchio regime era convinto che placata la bufera e sparse manciate di ammuffita retorica, tutto sarebbe tornato alla normalità. Lo pensavano i Benetton scesi subito sul piede di guerra contro lo Stato per salvare il loro business. Lo pensavano i vecchi partiti come la Lega schierata coi Benetton e che ha bloccato tutto per un anno. Lo pensava il Pd che si è messo a far melina l’anno dopo. E lo pensava la stampa che per due anni ha strillato di ostacoli insormontabili e chissà quali catastrofi imminenti. Tutte balle, bastava solo volerlo. Bastava che la politica si schierasse dalla parte giusta per una volta, quella dei cittadini, quella della giustizia, quella dell’interesse pubblico. Se col Ponte di Genova è andata a finire diversamente è grazie al 4 marzo che ha incrinato il terzo pilastro del vecchio regime e cioè quello politico. In parlamento e nei palazzi che contano sono sbarcati politicanti estranei al vecchio andazzo e disposti addirittura a scardinarlo invece che fungere da marionette di qualche lobby. Politicanti non comprabili e non ricattabili e avulsi alla melma partitocratica del passato. Tutto qui. La scommessa del vecchio regime era che il 4 marzo si rivelasse un fuoco di paglia. Che bastasse massacrare mediaticamente gli intrusi per levarseli dai piedi ed invece quelli han resistito fino alla chiusura del cantiere in Val Polcevera. A giocare un ruolo decisivo è stato anche lo scoppio del fenomeno Conte che nel cuore della trattativa si è imposto sull’onda di un consenso che va ben oltre alla forza che lo ha espresso. Bene così, ma quella del Ponte è stata solo una battaglia vinta dai fautori del cambiamento. L’esito del conflitto dipenderà dalla capacità dei cittadini di comprendere cosa c’era davvero politicamente in ballo a Genova. Dalla loro capacità di emanciparsi dalla becera propaganda e comprendere le forze in campo, le loro motivazioni, i loro comportamenti. Dalla loro capacità di comprendere che alla fine quella di Genova è stata una vittoria per tutti. Per i cittadini, lo Stato, l’interesse pubblico, il sistema paese. Una dimostrazione che cambiare è possibile e dannatamente salutare e che una politica sana è essenziale per riuscirci. Lobby, vecchi partiti, stampa al seguito. Nessuno ha fatto mea culpa dopo la tragedia. Tutti a far spallucce. Un segnale allarmante. Una conferma. Il vecchio regime vuole solo tornare al vecchio andazzo non appena riuscirà a riprendersi le redini del paese. Perché per cambiare devi ammettere i tuoi sbagli. La speranza è che i cittadini facciano di meglio, gettando nel cassonetto della storia le pagine buie della nostra repubblica e imboccando il ponte verso il futuro.

7 replies

  1. Stamattina presto ho dato un’occhoata alle prime pagine dei quotidiani:
    l’arcobaleno, le frecce, genova rinasce, il discorso di Piano, di Toti e del sindaco e altre caxxate non pertinenti.
    Pochissimo o niente sul toccante ed incisivo discorso di Mattarella ai famigliari con rassicurazione di massima attenzione di perseguire i responsabili e quello di Conte durissimo contro ASPI.
    E quello che fin da subito si è esposto e battuto per il decreto Genova?
    Neanche una virgola, un ringraziamento a Toninelli era doveroso.

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    • @adriano58
      Ti sarà sfuggito, ma il primo che Conte ha ringraziato è stato Toninelli.
      Ma forse ti riferivi a cronache e commenti dei quotidiani.
      Se nessuno l’ha nominato è perché il circo mediatico gli ha dato l’ostracismo da quando s’è messo contro Lorsignori.
      La “damnatio memoriae” nei suoi confronti non subisce incrinature.

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  2. Ancora una volta i media servili ai vecchio sistema di potere omettono, con i loro silenzi assordanti e con le loro verita’ nascoste a tutela delle loro fake news, la realta’ a loro scomoda ma che noi tutti conosciamo e bene. Giustizia é fatta, anche per il valido lavoro dell’ onesto Toninelli.

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