E il capo del Mes sconsigliò il regista: “Non fare il film sui ricatti alla Grecia”

L’opera di Costa-Gavras sui ricatti alla Grecia non ha trovato distribuzione in Germania e Italia: quella cena premonitrice a Parigi con Regling.

(di Alessandro Bonetti – Il Fatto Quotidiano) – Le trattative del Consiglio europeo sul Recovery Fund sembrano aver portato a un compromesso fra i Paesi del Nord e quelli del Mediterraneo. Ma non sempre in Europa le cose sono andate così, anzi spesso sono andate al contrario. Ogni compromesso possibile veniva sabotato da chi voleva imporre misure di austerità sui Paesi più deboli, come nel 2015, quando la Grecia fu costretta – di nuovo – ad accettare un memorandum che l’avrebbe obbligata a nuovi tagli e aumenti delle tasse.

Allora le discussioni si tennero all’Eurogruppo, vale a dire l’organo informale – ma decisivo – che riunisce i ministri delle Finanze dell’Eurozona: il protagonista di quei summit era l’economista Yanis Varoufakis, ministro delle Finanze del governo greco guidato da Alexis Tsipras, insediatosi proprio all’inizio dell’anno. Sappiamo tutti come finì: Tsipras convocò a luglio un referendum in cui vinse la sua linea anti-austerità, ma pochi giorni dopo accettò le condizioni dell’Eurogruppo. Varoufakis si dimise per protesta. La Grecia finì di nuovo commissariata.

Quella storia è stata raccontata dal grande regista greco Costa-Gavras nel film Adults in the room (Adulti nella stanza), ispirato all’omonimo libro di Varoufakis e finanziato dallo Stato greco. Una coproduzione greco-francese, la pellicola è stata presentata fuori concorso al Festival del Cinema di Venezia, dove ha ricevuto gli onori della stampa.

Costa-Gavras non è nuovo a opere in cui critica ferocemente i potenti, come quando vinse l’Oscar come miglior film straniero nel 1970 con “Z – L’orgia del potere”. Ma questa volta ha dovuto affrontare l’opposizione di alcuni dei protagonisti stessi della storia che avrebbe raccontato. Come raccontato di recente da German Foreign Policy, l’élite politica tedesca si sarebbe mossa per ostacolare direttamente la realizzazione del film. In particolare, si parla di un episodio già riportato dai media greci a febbraio, ossia l’incontro fra Klaus Regling, il direttore tedesco del famigerato fondo “salva-Stati” Mes, e il regista.

In una cena a Parigi, Regling avrebbe chiesto a Costa-Gravas di abbandonare il suo lavoro, in quanto il racconto di Varoufakis da cui traeva ispirazione era in gran parte errato. Ma il regista stupì il suo interlocutore dicendo che aveva potuto verificare la veridicità delle parole dell’ex ministro greco ascoltando le registrazioni degli incontri dell’Eurogruppo fatte in segreto da Varoufakis stesso (quelle stesse registrazioni poi messe in rete alcuni mesi fa).

Possiamo immaginare che il direttore del Mes sia rimasto di stucco. Ma ancor più saranno rimasti irritati quelli che, come l’ex ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble, escono a pezzi dalla narrazione della pellicola. Proprio Schäuble nel film dice: “Non si può permettere alle elezioni di cambiare le politiche economiche”. Al che Varoufakis risponde: “A che servono allora le elezioni?”. In questo breve scambio c’è tutto il dramma politico dell’eurocrisi raccontata da Costa-Gavras.

Dopo la bella accoglienza al Festival di Venezia dell’anno scorso, il film è stato distribuito in Francia, Belgio, Cipro, Grecia, Portogallo, Spagna e Svezia e, fuori dall’Europa, in Argentina.
In Germania, invece, il lavoro del grande regista greco non è uscito nelle sale. “Di fatto ne è stato imposto un boicottaggio informale”, riporta German Foreign Policy. E questo nonostante Ulrich Tukur, uno degli attori tedeschi più famosi, interpreti nel film proprio il ministro Schäuble.

Nessun distributore cinematografico tedesco ha voluto la pellicola di Costa-Gavras, la prima girata in Grecia dal regista, forse proprio per le pressioni politiche o per gli argomenti trattati, che mettono in luce il vero comportamento della Germania nel 2015. Sta di fatto che il film non è stato mai doppiato in tedesco e “in una delle poche recensioni tedesche è stato descritto come incondizionatamente soggettivo”. E non finisce qui. I maggiori media tedeschi, “in occasione della prima del film, ne avevano parlato in modo dispregiativo etichettandolo come un programma televisivo per il tempo libero”.

Neanche in Italia, però, la pellicola è stata proiettata nelle sale, nonostante sia stata presentata per la prima volta proprio a Venezia. Nessun distributore italiano ha acquistato i diritti del film. Il fatto ha dell’incredibile. Non si parla infatti dell’opera prima di uno sconosciuto regista, ma del lavoro di un premio Oscar e con al centro un tema di primaria importanza nella discussione politica italiana.

Il messaggio del film di Costa-Gavras è chiaro: l’austerità, i ricatti e la rigidità dei più forti hanno provocato un’enorme tragedia umana. Lo spettatore è trascinato negli interminabili negoziati dell’Eurogruppo, in cui non si avanza mai di un centimetro, perché i tedeschi e i loro alleati non sono inclini a compromessi. In un periodo delicato per il futuro dell’Unione europea e dell’Eurozona, questo film arriva come un fulmine. L’immagine ha una potenza molto maggiore della parola scritta. Forse proprio per questo è così difficile riuscire a vedere Adults in the room.

2 replies

  1. A scoperchiare il verminaio dell’Eurogovernance c’è il rischio che si diffonda la voglia di fuggire da
    quella trappola mortale.
    All’apparenza sembrerebbe che gli “gnomi di Francoforte” abbiano cambiato strategia, probabilmente
    in attesa che passi la tempesta del Covid19, ma chi può fidarsi di avvoltoi divoratori di cadaveri come
    Schauble o Regling, visto che il substrato normativo del MES non è cambiato di una virgola?
    E che dire degli sciacalli nostrani che non sanno far altro che ripetere “Il MES ci serve!” quando sappiamo
    benissimo che serve solo per affondare definitivamente i Paesi che avessero la stoltezza di richiederlo?
    L’unico baluardo a questo sconcio è rimasto Conte e il M5S che lo supporta.
    Aiutiamolo a proteggerci dalle legioni di servi del Capitale.

    "Mi piace"

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