Secondo un sondaggio Youtrend, Futuro nazionale ha superato la Lega con il 5,9 per cento. La leader però è orientata a non volerlo in coalizione. Anche se rischia di perdere le elezioni

(Giulia Merlo – editorialedomani.it) – In mezzo a un mare d’incertezza e con le truppe di Vannacci alle porte, Giorgia Meloni ha un solo punto fermo: sé stessa. Ieri e oggi a Bruxelles per il Consiglio europeo, la presidente del Consiglio ha qualche giorno di distanza dalle patrie difficoltà per maturare – o meglio consolidare – la linea politica da mantenere fino alla fine della legislatura.
A chi ha voluto ascoltarla davvero, in realtà l’ha già comunicata in pubblico durante la conferenza del G7 di Evian, spiega una fonte vicino a palazzo Chigi. La premier è ben attenta alla crescita di Futuro nazionale, salito addirittura al 5,9 per cento, secondo un sondaggio di Youtrend, sorpassando la Lega al 5,8. Tuttavia, la premier si sarebbe decisa a escludere un suo possibile ingresso nella coalizione di centrodestra. «Mi sembra che abbia detto lui di non voler entrare», ha scandito in conferenza stampa, sottolineando tutti i passi fatti dal generale in direzione contraria a quella dell’esecutivo: dalle critiche al reato di femminicidio fino al voto contrario alla fiducia insieme alle opposizioni. Come dire: Roberto Vannacci è altro da noi e lo ha mostrato lui per primo.
Chi conosce la premier, però, spiega come lei consideri l’alleanza con Futuro nazionale un Rubicone invarcabile. Fuor di metafora: inglobare i post-fascisti di Vannacci, che parlano di remigrazione e inneggiano a nostalgie ideologiche oggi non più accettabili, è impossibile. Non solo perché si perderebbe il lato centrista della coalizione, ma anche perché si commetterebbe lo stesso errore già fatto da Matteo Salvini. Il leader della Lega – è il ragionamento dentro FdI – si è portato in casa Vannacci, è stato tradito al primo momento utile e ora il suo partito è sull’orlo della spaccatura e a picco nei sondaggi. Di qui la scelta della leader di lasciare il generale alla porta, facendola passare come una scelta altrui.

Come il Cav
A chi le ha mosso l’ovvia eccezione sul rischio che, senza Vannacci, il centrodestra rischi di perdere le elezioni, lei avrebbe risposto con una alzata di spalle. O meglio, con quello che dentro FdI viene definito «l’interesse generale» anche all’alternanza, se è quello che chiedono gli elettori, ma sempre con l’onestà di proporsi a loro come una coalizione coesa e non una coalizione contro, come invece ha sempre fatto il centrosinistra. «La politica non è mai aritmetica», ha detto anche in conferenza stampa, spiegando che il modo per vincere le elezioni è «governare bene», non fare alleanze spurie. Al netto dell’enfasi, tradotto in termini politici il caso di scuola è quello delle elezioni del 2006: la sconfitta per un decimale del centrodestra allora guidato da Silvio Berlusconi contro l’Unione guidata da Romano Prodi, che ha dato vita a un governo di centrosinistra diviso e subito logorato, caduto dopo appena due anni. A cui è seguita la vittoria netta e la nascita di un nuovo governo Berlusconi, eletto con dieci punti di distacco sul centrosinistra.
Ecco lo scenario peggiore che viene evocato dalle parti di palazzo Chigi: il centrodestra senza Vannacci perde di misura, ma il campo progressista è diviso già ora, figuriamoci al governo. Dunque il ritorno all’opposizione sarebbe quasi un toccasana per una leader giovane come Meloni, che poi potrebbe puntare allo stesso rimbalzo ottenuto dal Cavaliere nel 2008, facendo leva sulla parola che a lei piace più di tutte: «Coerenza». La premier la ripete spesso nei suoi interventi pubblici, è il punto d’orgoglio che evoca in tutte le sedi e sarebbe decisa ad applicarla anche a Vannacci, scommettendo per contro sulla friabilità del centrosinistra.
Intanto, però, siamo ancora nel campo della fantapolitica. Rimane ancora da sciogliere il nodo della data del voto: tutti nel centrodestra pensano ad aprile 2027, quando sarà maturata la pensione dei parlamentari, ma su questo Meloni dovrà scontrarsi con una volontà forte almeno quanto la sua. Indire il voto è prerogativa del capo dello Stato, e Sergio Mattarella difficilmente permetterà di chiamare i cittadini alle urne due volte a distanza di pochi mesi, prima alle politiche in aprile e poi alle amministrative in giugno nelle grandi città guidate dal centrosinistra. L’election day, però, è un azzardo che a oggi nemmeno la premier vorrebbe fare.
Non c’è solo la politica, però. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, continua a tenere d’occhio i conti con un solo obiettivo: scendere sotto il 3 per cento del deficit per uscire dalla procedura Ue e ottenere così finalmente più flessibilità. L’obiettivo non è semplice, anche perché il leader del suo partito, Matteo Salvini, preferirebbe di gran lunga un anno pre-elettorale all’insegna di minor rigore. Tuttavia, sui binari economici Giorgetti si muove con l’autonomia del tecnico, ma sempre in sinergia con Meloni. Su cosa orientare la maggior flessibilità è ancora presto per dirlo, ma anche questo si può evincere dai ragionamenti pubblici della premier, che ambirebbe a mettere a terra misure strutturali sul fisco e sulla casa. Nel frattempo, il messaggio di scuderia è: nervi saldi, Vannacci non passerà.
Avrebbe detto…non sarebbe intenzionata etc…Condizionali che lasciano il tempo che trovano. I giornali centristi scambiano i loro desideri con i fatti che al momento non esistono. Un bel pareggio con governo tecnico conseguente , che godimento ! Ma si illudono perché Vannacci in finale sarà della partita nel CD.
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Ma infatti… ho dovuto controllare la “provenienza” dell’articolo, durante la lettura…
Mi sembrava “il giornale” o “Libero”…
«Mi sembra che abbia detto lui di non voler entrare» eh, appunto!!!
L’ha detto lui, non lei.
“Di qui la scelta della leader di lasciare il generale alla porta, facendola passare come una scelta altrui.”
Cioè per quello che in effetti È!
“… spiegando che il modo per vincere le elezioni è «governare bene»”
Allora sì! 😆🤣😂😆🤣😂😆🤣😂😆🤣😂🤦🏻♀️
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il giochino è sempre lo stesso
quando le pecore fuggono dal recinto è necessario che un pecoraio li vada a recuperare per riportarle nel medesimo ovile.
successe uguale uguale al tempo delle compagini cetrosinistriane.
allora toccò al pecoraio, rifondarolo, con la evve moscia andare a recuperare le pecore fuggite dal recinto di centrosinistra (sinistra di fa per dire), come premio ebbe in regalo la presidenza della camera…!!!
tanti auguri alle pecore e ai pecoroni…!
gli italici, è rinomato, hanno la memoria dei pesci rossi, felici, nuotano in acque torbide e putride dentro una bolla di vetro…
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