Il Pd sono almeno due: ora si decide chi vince

Da una parte il partito di Franceschini e De Micheli dall’altro Zingaretti e i suoi: in Consiglio non si sa come finirà.

(di Wanda Marra – Il Fatto Quotidiano) – Un rebus di difficile soluzione: vista dal Pd la questione della revoca ad Autostrade si configura così. In origine, praticamente nessuno dei Dem era per togliere la concessione ai Benetton senza se e senza ma. Ma ad oggi nessuno ha neanche il coraggio di sostenere in maniera chiara una posizione così poco popolare. Sul banco degli accusati, da giorni, c’è il ministro delle Infrastrutture, Paola De Micheli. A lei si imputa soprattutto di non essere riuscita a trovare un’alternativa, di non aver lavorato per creare le condizioni di un’uscita. Tra i dubbi che circolano nel Pd c’è quello che Anas non sarebbe in grado di gestire Autostrade. E quindi il rischio è che le cose vadano molto peggio. Ma poi c’è anche chi è pronto a puntare il dito, sostenendo che la ministra sia stata messa lì proprio a garanzia dei Benetton. Quando si tratta di affari, le cose si fanno ancora più complesse. E decisamente poco trasparenti. Perché poi a parlare di un partito Benetton dentro al Pd sono in molti: occhi puntati su Dario Franceschini, Lorenzo Guerini e Graziano Delrio, prima di tutto.

Dopo due giorni di melina da parte dei piani alti del Nazareno, anche in risposta alle accuse dei Cinque Stelle, esce una dichiarazione del vice segretario, Andrea Orlando: “Al Pd interessa che chi ha nuociuto non nuoccia più, che ci siano garanzie sulle tariffe, gli investimenti, i controlli. Se questo si realizza con la revoca o con un radicale assetto societario tocca al governo dirlo sulla base delle analisi tecniche che a questo punto dovrebbero essere più che sufficienti”. E poi, l’affondo sulla “palude”: “Il Pd non ha mai chiesto rinvii su questo argomento. I tempi li decide il governo e per noi di tempo ne è passato sin troppo”. A questo punto, la linea è piuttosto univoca: porre ai Benetton delle condizioni molto svantaggiose per loro e intervenire sull’assetto societario, in maniera da metterli in minoranza. Più passano le ore, più nel partito si fa strada l’idea che la cosa migliore sarebbe spingerli a vendere. Lo va dicendo Roberto Gualtieri nei corridoi del Mef. Ma era comunque diversa la posizione della De Micheli, che voleva “spillargli” fino all’ultimo quattrino disponibile. Ma nessuno nei mesi passati – né Zingaretti, né Orlando – era davvero a favore dell’uscita dei Benetton. Di più. Si tiene rigorosamente lontano dalla questione Franceschini, che fa sapere che lui del dossier “non si occupa”. E poi Guerini che ragiona: “Il tema vero è se si può revocare concretamente. Ovvero con quali conseguenze economiche”. Delrio, in realtà in più occasioni ha usato parole dure. Negli ultimi tempi, ha puntato ripetutamente il dito contro Conte: “Avoca a sé tutti i dossier e poi non li chiude”.

Ma le difficoltà del Pd sono chiare dall’andamento della giornata di giovedì. In mattinata, in tv, viene mandato Roberto Morassut. Dice in diretta a Omnibus che “la revoca si può fare se sussistono i termini”. Anche se, come ammette lui stesso, è rischioso. Ma il sottosegretario all’Ambiente sa che esistono delle mancanze da parte di Benetton a livello di manutenzioni a cui ci si potrebbe appigliare. Una serie di relazioni tecniche a livello provinciale che mettono in evidenza le mancanze di Autostrade. A prescindere dal ponte Morandi.

Così, in corso di giornata, quella di Morassut diventa la linea ufficiale. Un modo per Zingaretti per tenersi le porte aperte: se Conte alla fine – anche a causa del pressing dei Cinque Stelle – insiste sulla revoca tout court, le pezze di appoggio si troveranno (e starà al governo farlo). Se c’è modo per evitarla, si faranno pesare i rischi, anche a livello legale. Ma il rischio che non vada così liscia esiste: il caso è all’ordine del giorno del Cdm di martedì. Se si vota, il risultato non è affatto scontato.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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6 replies

  1. si parla del risarcimento miliardario che lo stato dovrebbe dare ai benetton se venissero cacciati dal controllo di autostrade…!
    ma de risarcimento che i benetton devono per i danni mareriali, morali e di immagine subiti dalla nazione e non solo per il ponte morandi…. come mai nessuno ne parla…?
    non se ne parla perché se i cittadini dovvessero sapere… potrebbe finire pure la probabilissima “mangiatoia” di quei partiti e di quei politici (corrotti…?) sulla gestione delle autostrade e non solo su quelle…???

    Piace a 1 persona

    • Infatti la cosa che “mi puzza” in questo caso è la lentezza della magistratura. Pare stiano aspettando le decisioni del governo.

      Comunque su questo da M5S dico che non si può transigere. O in un modo intelligente, come sta facendo Conte (grande Conte!), si estromettono i benetton dal controllo di ASPI dando la maggioranza a CDP e di fatto nazionalizzandola o si revoca la concessione.

      Penso che si rischia la crisi di governo. Se si andasse ad un voto in Parlamento saremmo in minoranza. Non credo proprio che renzi e i suoi voterebbero contro i benetton … e forse nemmeno il pd.

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  2. Non ci vuole niente a trovare qualcuno se poi gli si garantisce un’altra poltrona, anche ma non solo in virtu’ del princioi detto dei vasi comunicanti.

    Oppure no, ma l’idea e’ chiara.

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