Il futuro di Forza Italia è lontano da Salvini?

(Marco Fattorini – linkiesta.it) – «Moltissimi dentro Forza Italia vorrebbero entrare in una nuova maggioranza di governo, ma non lo dicono, anzi. Ufficialmente dichiarano esattamente il contrario. Oggi non ci si può spaccare, non conviene nemmeno alla Lega e a Fratelli d’Italia, perché dividersi significherebbe perdere alle elezioni regionali». A parlare con Linkiesta, a taccuini chiusi, è un deputato azzurro di lungo corso, protagonista del dibattito interno a Forza Italia. Il futuro del partito di Silvio Berlusconi, mai così incerto, potrebbe essere racchiuso in una data.

«Tutti aspettano le regionali del 20 settembre, lì si capirà la percentuale di Forza Italia. C’è molto fuoco sotto la cenere e a quel punto potrebbero aprirsi spazi enormi. Se non faremo doppia cifra al Sud, significa che al Nord saremo al 3%. In Puglia, dove siamo sempre andati bene, rischiamo di essere prosciugati da Salvini e Meloni. In Campania la presenza di Stefano Caldoro esclude il sostegno di Mara Carfagna e i voti di Armando Cesaro. E in Veneto quanto faremo?».

Prima di quel momento, nessuno ha voglia di scoprirsi, tanto nei confronti degli alleati di centrodestra quanto col governo. Tra Camera e Senato, però, si parla di tutto. Dell’appoggio a una nuova maggioranza, ma anche dell’ipotesi di una forza centrista. Ormai si sprecano gli indizi che portano Forza Italia lontana dalla strada di Lega e Fratelli d’Italia.

La posizione sul Mes è solo il caso più clamoroso. Con Renato Brunetta che attacca le «opposizioni irresponsabili e ridicole che evocano il complotto del Mes». Il centrodestra prova a mostrarsi unito in piazza e nelle dichiarazioni per arrivare indenne alle regionali. Ma le distanze e i dubbi aumentano, soprattutto per la collocazione futura.

L’atteggiamento collaborativo degli azzurri, paragonato alle barricate di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, è un fatto riconosciuto dal premier Conte, che si è affrettato a lodare l’opposizione «responsabile» di Forza Italia. Ma è anche osservato con sospetto dagli alleati.

Da mesi Silvio Berlusconi è tornato a farsi sentire, guadagnandosi una centralità mediatica che in alcuni casi ha fatto storcere il naso al resto della coalizione. Le aperture del leader forzista alla formazione di nuove maggioranze restano sullo sfondo di un dibattito acceso dentro e fuori i gruppi parlamentari. I voti azzurri possono servire all’esecutivo, soprattutto al Senato.

Intanto un avversario storico del Cav come Romano Prodi arriva a dichiarare che «non è certo un tabù l’ingresso di Forza Italia in maggioranza». Non l’avesse mai detto. Piovono note del partito e reazioni dal centrodestra. Nel giro di poche ore arriva anche l’invito di Guglielmo Epifani, ex segretario Cgil e oggi deputato di Liberi e uguali: «Penso sia utile e interessante discutere sulla praticabilità dell’operazione, tenendo conto del quadro europeo che non potrà che favorirla».

Tanto rumore per nulla? Il portavoce dei gruppi parlamentari di Forza Italia Giorgio Mulè è categorico. E a Linkiesta spiega: «Al di là della nostra posizione sul Mes non c’è nessuna possibile alchimia parlamentare con questa maggioranza. Siamo politicamente incompatibili non solo con Conte, ma anche con dem e Cinque stelle. Parteciperemmo a un nuovo governo più largo solo con tutto il centrodestra».

La linea, ribadita pubblicamente anche da Berlusconi, è quella di una collaborazione istituzionale, nulla di più. Intanto, a mettere tutti d’accordo è la proposta di nominare Silvio Berlusconi senatore a vita dopo le rivelazioni sul processo Mediaset.

In realtà nei gruppi azzurri, 95 deputati e 59 senatori, la discussione sembra tutt’altro che chiusa. Tra diffidenze e sfumature, gli alleati di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia sono sfilati insieme in piazza del Popolo a Roma. Bandiere tricolori, sorrisi e raccolte di firme. Sullo stesso palco hanno chiesto le elezioni anticipate per mandare a casa Conte. Anche se più di qualcuno, tra gli azzurri, non crede alla spallata.

D’altronde le anime sono quelle di europeisti e sovranisti. Due mondi che spesso faticano a incontrarsi. Quelli che Mulè definisce «piani diversi», per altri sono differenze abissali. Dentro Forza Italia ci s’interroga anche su questo: chi vuole restare alleato di Lega e Fratelli d’Italia, chi invece vorrebbe tutt’altra collocazione.

Mara Carfagna, che pesa ogni parola e misura le uscite pubbliche, non ha mai fatto mistero di essere lontana dal pensiero di Matteo Salvini. In tanti, dentro Forza Italia, sognano un “grande centro” riformista e liberale. Che si avvicini all’area di Carlo Calenda, seriamente intenzionato a imbarcare diversi pezzi di centrodestra.

Uno storico luogotenente azzurro come Osvaldo Napoli è tra i pochi a uscire allo scoperto sul futuro: «È l’ora per le forze moderate ed europeiste di superare le divisioni se non vogliono caricarsi della responsabilità di consegnare l’Italia nelle mani dei populisti». Il disagio per le posizioni di Lega e Fratelli d’Italia non è un fatto marginale tra i forzisti.

Intanto dalle retrovie del partito arriva un grido d’allarme. «A livello locale c’è il fuggi fuggi, cercano tutti una casa. Gli amministratori di Piemonte e Lombardia vanno verso Fratelli d’Italia», raccontano. E, con Linkiesta, un parlamentare azzurro che ha conosciuto tutte le stagioni del berlusconismo è piuttosto disilluso: «Di fatto l’esperienza di Forza Italia è finita. Non esiste un vero dibattito interno né un partito e ognuno viaggia per conto suo».

Senza contare che, stando al bilancio 2019, la struttura berlusconiana ha un passivo di 200 milioni di euro. Non resta che aspettare le elezioni di settembre per capire dove andranno gli azzurri. «Prima o poi in politica arriva il momento di contarsi».

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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