La vera ragione per cui il Pd vuole farci sottoscrivere il Mes

(di Thomas Fazi) – Come mai buona parte dell’establishment italiano – il PD, Confindustria, le redazioni di Corriere, Repubblica e Sole 24 Ore ecc. – insiste così tanto sulla assoluta necessità per l’Italia di ricorrere al MES, nonostante l’irrisorietà del prestito (37 miliardi) a fronte delle necessità di finanziamento immediate e future del paese e anche solo del nostro sistema sanitario nazionale?

Come nota giustamente il deputato 5 Stelle “dissidente” Pino Cabras: «Per “investire nella sanità” non serve uno stock di prestiti. Se intendiamo assumere medici, infermieri, ricreare i presidi territoriali e così via, la spesa corrente aumenterà nel lungo periodo. Se spendo i 36 miliardi del “MES sanitario” per assumere medici, quando finisco i soldi li devo licenziare, no? Non è dunque lo strumento giusto».

E questo senza contare che l’Italia potrebbe tranquillamente reperire quella somma sui mercati domani stesso, ad un tasso di interesse solo marginalmente più alto (soprattutto in seguito al potenziamento del piano di acquisto titoli da parte della BCE). È evidente, insomma, che le ragioni che spingono le élite di casa nostra a insistere per il MES non sono di carattere economico-finanziario.

Né è realistico supporre che gli stessi che in questi anni hanno sostenuto drastici tagli alla sanità si siano improvvisamente convertiti sulla via di Damasco: negli ultimi dieci anni, per buona parte dei quali abbiamo avuto governi a guida PD o sostenuti dal PD, il finanziamento pubblico alla sanità è stato ridotto di ben 37 miliardi, curiosamente la stessa cifra che adesso il PD vorrebbe chiedere al MES per “salvare” la sanità che essa stessa ha picconato.

L’ossessione pro-MES dell’élite nostrana, insomma, non c’entra nulla né con le esigenze di finanziamento dell’Italia né tantomeno con un riscoperto amore per la sanità pubblica, ma ha una natura puramente politica. L’obiettivo è mantenere l’Italia ancorata al “vincolo esterno” europeo e proseguire nel percorso di integrazione economica sovranazionale, per poter continuare a imporre al paese quelle politiche neoliberali – tagli ai servizi pubblici, riduzione dei salari, ulteriore flessibilità nei rapporti di lavoro, riforme del sistema pensionistico, cessioni del patrimonio pubblico (vedi il “piano Colao”) ecc. – che le stesse oligarchie nazionali auspicano, ma che non avrebbero mai il consenso della popolazione e dunque necessitano di apparire come se siano “imposte dall’esterno”, secondo la logica del “ce lo chiede l’Europa”.

Che l’obiettivo sia questo lo scrive nero su bianco il giornalista “di razza” Stefano Folli sulle pagine di Repubblica. Come spiega Folli, «aderire al MES significa entrare in un percorso ben definito, ancorando l’Italia a criteri precisi per la gestione futura del debito» – tradotto: serve ad assicurare che le politiche economiche italiane rientrino presto nel solco dell’austerità e dei tagli alla spesa pubblica – ed «equivale a entrare fino in fondo nei meccanismi della nuova Europa immaginata da Angela Merkel a conclusione del suo lungo mandato», vale a dire equivale a subordinare definitivamente l’Italia alle logiche dell’Europa a trazione tedesca attraverso ulteriori cessioni di sovranità. Più chiaro di così si muore direi. Insomma, come sempre, il vero problema dell’Italia, ancor prima del nemico esterno, sono le quinte colonne: il nemico interno.

14 replies

  1. «aderire al MES significa entrare in un percorso ben definito, ancorando l’Italia a criteri precisi per la gestione futura del debito»
    Era il pensiero di Andreatta e Ciampi quando hanno voluto con tutte le loro forze far parte dell’unione monetaria, ancorare l’Italia ad una maggiore prudenza e controllo della spesa pubblica che i politici di allora, per fini di consenso, abbondavano in sprechi.
    Questo fine virtuoso è stato ritorto dall’establishment verso ceti di popolazione per scaricare su di loro il peso delle politiche di austerità, manipolando e disinformando per giungere a ridurre sempre più diritti conquistati in decenni di lotte sindacali. Dal governo Amato (92) in poi si è sempre preso a pretesto la crisi per introdurre “riforme” che sono andate in quel senso.

    Piace a 3 people

    • Verissimo.
      Da notare che tutti gli attori del Grande Saccheggio, provengono dall’area che ora è PD (Prodi, D’Alema ecc..) e dalla finanza speculativa (Draghi e Monti). Essi hanno reso l’Italia dipendente dai mercati e dalla BCE (banca privata).
      Come disse Agnelli:
      «La migliore destra economica è la sinistra politica, alla quale infatti la sua classe è saldamente alleata da mezzo secolo».

      "Mi piace"

    • @adriano58
      Se la cultura politica ed economica non fosse così estranea ai livelli di attenzione e comprensione medi dell’elettore italiano,
      questa querelle nemmeno esisterebbe: chi osasse proporre di entrarci dentro, mani e piedi legati, come fanno il PD, Confindustria,
      Abi e corifei al seguito, verrebbe immediatamente additato come Nemico della Nazione e ostracizzato come da troppo tempo
      meriterebbe.
      Quelli del PD oramai hanno verificato, dopo anni di innominabili porcherie contro lavoratori e pensionati, che la loro base, il cosiddetto “zoccolo duro” (sì… di comprendonio!) o non si rende conto di chi vota o è d’accordo con loro.
      Sarà un caso che il PD sia il partito più votato nel quartiere Parioli?

      Piace a 1 persona

    • @adriano58
      Se la cultura politica ed economica non fosse così estranea ai livelli di attenzione e comprensione medi dell’elettore italiano,
      questa querelle nemmeno esisterebbe: chi osasse proporre di entrarci dentro, mani e piedi legati, come fanno il PD, Confindustria,
      Abi e corifei al seguito, verrebbe immediatamente additato come Nemico della Nazione e ostracizzato come da troppo tempo
      meriterebbe.

      Quelli del PD oramai hanno verificato, dopo anni di innominabili porcherie contro lavoratori e pensionati, che la loro base, il cosiddetto “zoccolo duro” (sì… di comprendonio!) o non si rende conto di chi vota o è d’accordo con loro.
      Sarà un caso che il PD sia il partito più votato nel quartiere Parioli?

      "Mi piace"

  2. Concordo con l’articolo e aggiungo un ulteriore motivo: arriverebbero 36 miliardi da spartirsi con gli amici (e parenti: sorelle, cognati, cugini …), la cui restituzione dovrà essere affrontata negli anni successivi successivi, quando ci saranno altri a doverli affrontare.

    Piace a 2 people

  3. E’ noto a chiunque non abbia gli occhi foderati di prosciutto che il MES non viene caldeggiato per ragioni di convenienza economica; le potenziali condizionalità sono un contrappeso più che sufficiente ai presunti vantaggi e ai tassi bassi. Le ragioni sono esclusivamente politiche:
    1) appuntarsi ancora una volta una bandierina europeista sul bavero della giacca, per far vedere che “noi” (leggi: noi PD, IV, FI, ecc.) siamo veramente europeisti e ci fidiamo ciecamente di questa Europa che è bella brava e buona e generosa, mica come quei puzzoni sovranisti che rifiutano un quasi-regalo;
    2) incatenarci all’UE e alle politiche neoliberiste che ormai propugna (come dice l’articolo);
    3) lasciare il conto da pagare alla maggioranza che verrà dopo, sapendo che non sarà la stessa di oggi; così, anche se vincessero le destre, appena si trovassero ad alzare la testa troverebbero i burocrati europei che gliela farebbero abbassare, minacciando di introdurre ex post le famose condizionalità e di commissariare l’Italia.
    E’ un piano ben congegnato, se non fosse che si gioca col futuro dell’Italia e degli italiani e si regala sovranità a enti che non rispondono a nessuno come il MES.

    Piace a 2 people

  4. Possiamo affermare apertamente che qui nel forum lo avevamo capito tutti da tempo: le oligarchie attraverso il cavallo di Troia del Mes vogliono spalancare le porte del Paese alla tecnocrazia europea ed alle sue politiche di austerity e di svendita pezzo a pezzo del Paese.
    Il PD è il principale promotore di questa spinta verso gli inferi: ovviamente i suoi vertici ne sono perfettamente consapevoli.
    In questo modo, magnificando la bellezza e l’utilità di quella costruzione lignea apparsa all’orizzonte all’improvviso per “salvare la sanità”, assicurano ai grandi gruppi economici ingenti commesse nel settore, per giunta innestando il pilota automatico del Paese con l’app “Comanda Bruxelles” e si garantiscono di restare in sella, a prescindere da possibili rovesci elettorali: in barba alle attese del loro elettorato sul sedicente “Partito Democratico”.
    Ecco perché Giannini si scaldava tanto l’altra sera: dal suo osservatorio si vive come un pericolo che l’apertura di credito della BCE induca il governo a rifiutare il percorso disseminato di osatcoli tracciato da Bruxelles e che gli Italiani possano una buona volta finire per autodeterminarsi.
    Guai! Devono restare prigionieri delle loro paure.
    Come molti di noi ormai hanno chiaro, l’austerity non è una necessità finanziaria ma un esplicito bisogno della nostra classe dirigente: è la pratica di governo che consente all’élite di continuare a fare il bello e il cattivo tempo, restando in permanenza nella stanza dei bottoni, a prescindere dalla volontà popolare.
    Se il governo del Paese diventa l’amministrazione di un condominio che ha come obiettivo esclusivo quello di far quadrare i conti, sulla base del cosiddetto vincolo esterno, chiunque conquisti Palazzo Chigi è nell’impossibilità tecnica di fare alcunché: se pure ci provasse, la quinta colonna ventilerebbe ai propri referenti europei di introdurre qualche condizionalità o qualche altra regoletta capestro in modo da spingere in alto lo spread.
    A quel punto chiunque governasse sarebbe costretto a fare marcia indietro.
    Il dramma è che i media di regime impediscono all’italiano medio di prendere coscienza di quale sporca partita si giochi sopra la sua testa, come la sua volontà venga sistematicamente umiliata e offesa.
    Ad esempio è bastato che voci di corridoio dessero la giornalista Luisella Costamagna in predicato di condurre la prossima stagione televisiva di Agora su Rai Tre che dentro il PD scoppiasse la rivolta: “ci è sempre stata ostile” non si sono vergognati di urlare.
    Concepiscono il servizio pubblico come “cosa loro”.

    Piace a 2 people

  5. Certo che dire che il tasso applicato al mese è uguale a quello di mercato non mi sembra una buona argomentazione.
    Infatti 0,08 contro 1,50 fa 1,42 di differenza che su 37 miliardi fanno 525.400.000 all’ anno il calcolo a 10 anni lo lascio fare ad altri

    "Mi piace"

  6. Questi comunisti di merda fanno solo schifo; l’era Berlinguer è finita, prima per loro i lavoratori erano tutto, ora sono contro i lavoratori ed il ceto medio e i pensionati, stanno creando solo povertà, sempre contro gli italiani e mai contro gli arrivi fuorilegge coi barconi. Non parliamo poi dei 5 stalle, peggio che mai. Subito fuori dalla U.E. o sarà la nostra rovina. In piazza, in piazza e subito elezioni. Il capo tribù (P.d.R), come al solito, sempre in silenzio, anzi, in letargo, chissà quando si sveglierà, speriamo presto.

    "Mi piace"