
(Marcello Veneziani – la Verità) – Ma voi pensate sul serio che dovremo comprare 10 milioni di campane di vetroresina per metterci dentro gli studenti?
Ma siete cretini, fate i cretini o ci credete cretini? E voi pappagalli, che nei media riferite seri e precisi i dettagli della gigantesca operazione di tumulazione in massa degli studenti in bare trasparenti, siete dementi, lavorate per dementi o considerate dementi i vostri lettori e spettatori, anzi i cittadini tutti? Ma avete pensato solo un attimo a quel che state dicendo e scrivendo, illustrandolo perfino con foto, progetti e disegni di queste cabine per immunostudenti; non avvertite l’ ala sovrana dell’ imbecillità avvolgere voi tutti, la scuola, il governo, i commissari, il ministro Lucia Azzolina e l’ Italia intera?
Pensate, solo un attimo, per favore, non vi nuocerà alla salute farlo, almeno per un istante. Un paese che in tre mesi non è stato in grado di coprire il fabbisogno (a pagamento) di mascherine, cioè della cosa più piccola e banale che si potesse produrre, dovrebbe ora in un lasso di tempo uguale se non inferiore, dotare tutte le scuole italiane – le fatiscenti scuole italiane dove non si trovano i soldi per riparare un tubo – di una decina di milioni di campane di vetro, e della relativa manutenzione, sanificazione quotidiana.
Anche il milione d’ insegnanti sarà ricoverato in un astuccio di plexiglass e si muoverà tra gli studenti dentro una navicella trasparente che dovrà essere disinfettata a ogni cambio d’ ora. Il sottinteso inquietante di tutto questo investimento massiccio e marziano è che quelle campane di plexiglass dovranno essere usate in permanenza nella scuola di oggi e di domani.
Non sarebbe infatti pensabile allestire questi cimiteri viventi in tutte le scuole di ogni ordine e grado, intubare milioni di ragazzi e docenti sani, compiere un’ operazione finanziaria e strutturale così gigantesca, solo per fronteggiare l’ eventuale rischio stagionale che il virus torni in autunno. No, evidentemente si sta pensando di convivere stabilmente con la paura della pandemia e la sua profilassi; i ragazzi verranno confezionati in barattolo come i cetriolini sottaceto e i carciofini sottolio, per tutto il loro corso di studi. Altrimenti dovrei dire che si pensa a questo investimento pazzesco e fugace solo per dare soldi a qualcuno e riceverli sottobanco – è il caso di dire – da qualcuno…
Ora ricapitoliamo i dati per tornare alla realtà e per rassicurarci che non stiamo in qualche film comico di fantascienza. Stanno pensando di riaprire le scuole in presenza e in sicurezza.
Per realizzare questo progetto si mettono al lavoro imponenti comitati tecnico-scientifici, task force, aziende di consulenza che producono prototipi, sciami di amministratori e commissari governativi, più la ministra dalle labbra rosse, evoluzione hard della maestrina dalla penna rossa. Si studiano le proposte più strane, caschi permanenti o perlomeno visiere, pannelli parafiato e parasputi in plexiglass, corridoi umanitari per accedere alle scuole in sicurezza, tunnel di vetroresina come quelli che collegano gli spogliatoi ai campi da gioco, grembiulini per alieni, cabine come ai tempi dei telefoni a gettoni…
L’ unico precedente che io ricordi di una cosa del genere è Rischiatutto, il quiz di Mike Bongiorno degli anni Settanta, dove i concorrenti dovevano entrare in una campana di vetro per rispondere al quiz. La definizione di Rischiatutto mi pare peraltro la più appropriata per descrivere il rischio sanitario e la sua profilassi. Qui però non si vince niente, non sono in gioco i soldi ma solo la salute; soprattutto mentale. Naturalmente la storia dei concorrenti televisivi sotto vetro risale agli albori della televisione, da Lascia o Raddoppia a Campanile sera.
La realtà, la scuola, sta diventando un’ imitazione tardona della televisione.
La cosa più bella della scuola di ieri erano i banchi condivisi con un compagno, poi quello davanti, quello di dietro, quello di fianco con cui trescare, chiacchierare, scambiarsi informazioni e compiti; la cosa più bella era alzarsi, incontrarsi, toccarsi, avvicinarsi alla cattedra, senza essere respinti come appestati, vivere insieme l’ avventura quotidiana della scuola. Guardarsi negli occhi, parlarsi viso a viso senza sentirsi nel parlatorio dei carcerati o allo sportello delle poste. Non si può andare a scuola equipaggiati da astronauti, da sommozzatori, da contagiati.
Non si può andare a scuola pensando che la priorità non sia studiare, sapere, capire, ma proteggersi dal prossimo, tenersi a distanza, temere il docente più per il contagio che per il giudizio. Scansare non le interrogazioni ma gli sputi della docente e dei compagni di vetro-classe. Non si può insegnare, imparare, vivere, comunicare, in quelle condizioni. Per favore, diteci che ci state prendendo in giro, che avete allestito uno scherzo per coglionarci in massa, per prendervi gioco di noi. Perché non si può pensare davvero che un Paese, un governo, un intero sistema scolastico, un ministero della pubblica istruzione possano con serietà occuparsi di queste costosissime minchiate (lo dico a scopo didattico nel gergo originario della ministra sicula).
Perché poi alla fine, dopo aver distrutto la società, i rapporti umani, il lavoro, l’ economia, la scuola, l’ istruzione, uno è costretto a dire che il rischio eventuale di un virus diventa a questo punto il minore dei mali, e comunque solo ipotetico.
Mentre tutti gli altri mali elencati sono reali, effettivi e decisamente più incurabili. Nelle campane di vetro lasciateci santi e madonne.
In Giappone i ragazzini portano la visiera di plexiglass. E che ce vo’?
Gente di poca fede e scarsa fantasia…
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Comunque meglio di casse di zinco e legno.
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Ma perché hanno gia allestito le aule con il plexglass? Che articolo di merda con paragoni che non hanno niente a che fare con una EVENTUALE protezione . In un liceo artistico di Bergamo ci stanno già pensando ….non di plexglass ma di un altro materiale …..
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i divisori ci sono già nelle aule di tutta Italia predisposte per i test Invalsi, troppa gente parla senza sapere solo per dare fiato alla bocca.
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Ha ragione da vendere. A parte la filosofia ed i massimi sistemi, vi sono motivi pratici che impediscono l’attuazione di queste pratiche.
Chi ha in famiglia un Docente o ne conosce Uno, può benissimo farsi dire come vengono fatte le pulizie negli istituti.
In pratica non vengono fatte e chi vuole si spolvera sedia e cattedra.
Non parliamo dei servizi igienici.
Figuriamoci la sanificazione, chi dovrebbe farla?
La visiera forse, è l’unica cosa meno ardua da adottare, la mascherina dubito fortemente.
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Concordo con l’autore e aggiungo che la società complessiva sta divenendo un vero schifo e alcune dimensioni non sfiorano il ridicolo ma sfiorano l’assurdo del ridicolo e non sono solo le scuole colpite da questa pandemia mentale ma anche molte altre infrastrutture che, al momento, si stanno barcamenando a chi organizza una profilassi preventiva più idiota dell’altra sotto la ferrea egida delle direttive del governo; tempo addietro l’autore narrava di una dittatura sanitaria e della paura onnipresente in una società di invasati e ancora concordo, perché se medici e personale sanitario si arrogano il diritto di vita e di morte sui civili a prescindere dalla loro volontà (anche se per adesso è una realtà sfumata) lo dobbiamo ad un sistema di politiche che hanno, nel tempo, reso vantaggioso la supremazia culturale della medicina rispetto ad altre discipline per specularvi sopra a più non posso. Uno schifo.
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credo che inscatolare i bambini con queste trovate sia molto piu’ dannoso dell’eventuale rischio covid . E’ umiliante trattare i bambini cosi’ . Come scrive F. Camon , forse non si prenderanno il virus , ma si priveranno dei loro sentimenti .
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Salve, io faccio le pulizie negli uffici e nelle scuole. Non capisco a che serva insultare gli impiegati delle pulizie scolastiche, visto che credo siano pagati una mezza miseria.
I pupi proprio non li ho visti, intendo dire quelli piccoli, le medie e le superiori fanno tutto via cavo, sono abituati ed hanno le infrastrutture che funzionano. Le regole olandesi, dategli un’annusata, le trovate qui:
https://translate.google.com/translate?sl=nl&tl=it&u=https%3A%2F%2Fnl.wikipedia.org%2Fwiki%2FMaatschappelijke_gevolgen_van_de_coronacrisis_in_Nederland
Sempre, sempre un piacere leggere certe corbellerie, sempre dalla stessa manica di quaraquaqua’.
Per tutti costoro, che si riempiono la bocca con la parola liberta’, auguro una bella infezione.
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