La pellaccia di Boris

(Tommaso Merlo) – Boris Johnson si è salvato la pellaccia per un pelo. Altro che semplice raffreddore, si è ritrovato intubato come una zampogna e ad un pollice dall’aldilà. Lo hanno salvato una manciata d’infermieri e medici immigrati miracolosamente scampati alle sue purghe xenofobe. Ma se la salute fisica del premier britannico dà segni di ripresa, quella politica peggiora giorno dopo giorno. L’ennesimo fortino sovranista in fiamme. Pare infatti che mentre la pandemia già imperversava nel continente, Boris Johnson non si degnava nemmeno di partecipare alle riunioni per fronteggiare l’emergenza. Sono 5 i bidoni incriminati e tutti nei giorni cruciali. Infuriano le polemiche. Secondo il governo è tutta colpa di un’agenda troppo fitta. Secondo le opposizioni tutta colpa di un ego troppo tracotante. Pur di evitare la realtà, Johnson ha speso giorni a farsi docce di droplet tra i suoi hooligans. Quando poi si è degnato di recarsi in ufficio, viene accusato di aver dato retta a scienziati che spalleggiavano le sue teorie negazioniste. La boiata colossale dell’immunità di gregge non è farina del suo sacco, lui l’ha solo sparata a vanvera al grande pubblico. Ricoperto di palate di sterco da tutto il Regno Unito e Commonwealth compreso, Jonhson ha poi tentato di correre ai ripari. Ma troppo tardi e male. Poi si è ammalato e campa cavallo che il virus cresce. Se c’è una cosa che si è capita in sta storiaccia del coronavirus, è che la tempestività è tutto. Giorni o addirittura settimane di ritardo possono costare un sacco di vite umane. Proprio quello che sta succedendo in Inghilterra che sta scalando rapidamente le classifiche dei contagi e dei decessi e ben presto primeggerà come il paese – perlomeno geograficamente – europeo che ha risposto peggio alla pandemia. Ad aggravare la situazione, vi sono le politiche di smantellamento dello stato sociale che si devono principalmente ai sodali conservatori di Johnson e che risalgono a ben prima che il sovranismo venisse di moda. Carenza di posti letto, di test, di mezzi e attrezzature. Di tutto. Oggi Boris Johnson è a casa a menarselo in quarantena, ma la polemica impazza. Secondo la sua maggioranza il premier ha dato anima e corpo per combattere la pandemia. Secondo le opposizioni se n’è sbattuto le palle fin dall’inizio anche perché dei quattro neuroni che gli bazzicano nel cranio, ben tre sono impegnati con la Brexit. Una battaglia a cui Johnson e tutto il sovranismo inglese deve tutto. Carriera, identità, senso. Il problema è che il mondo ha al momento cosette più serie che dar corda al complesso di superiorità inglese e anche quella bega della Brexit rischia di slittare. Tempi davvero duri per il campione sovranista inglese. C’è chi ritiene addirittura abbia fatto peggio di Trump e che se Johnson ha salvato la pellaccia per un pelo, la pandemia rischia di mettere a dura prova la sua sopravvivenza politica.

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