
(di Michele Serra – repubblica.it) – Pare di capire, al netto del profluvio di analisi e commenti post-elettorali, che negli Stati Uniti ciò che noi chiamiamo “campo largo” non è un’ipotesi, non un’ardita costruzione politica. È un dato di fatto. Si scrive “Partito democratico” e si legge una galassia di persone anche molto differenti, il musulmano e l’evangelico, la nativa americana e l’ispanico, il socialista, la femminista, il moderato, la radicale. L’attore di Hollywood e l’operaio che paga il prezzo della guerra (ennesima).
Se si cerca di individuare il solo tratto comune, però decisivo, e alla fine vincente: la fiducia nel potere di rappresentanza e di cambiamento della democrazia. L’idea che la politica appartenga a tutti, e il concetto stesso di oligarchia, fondata sui quattrini e sul disprezzo delle regole, vada appassionatamente contrastato. Per questo — non per altro — ha perso Trump. Perché l’idea del capo che decide lui non è democratica. E per contrastarla, si vota democratico.
Alla luce di questa macro-ragione, diventano un poco meno rilevanti le ragioni, tutte rispettabili ma da sole insufficienti, dei singoli interpreti. Comprese le ragioni economiche (l’economia è molto, ma non è tutto). La scelta non è tra liberismo e socialismo, tra moderazione e radicalità, tra campo dei diritti e campo della giustizia sociale. La scelta è tra democrazia e oligarchia, tra partecipazione e autoritarismo. Convivono, dentro questa scelta, molte anime. Ciò che le unisce è più importante di ciò che le divide.
E in Italia?
la foto sembra una vecchia pubblicità della Coca-Cola…io ci avrei messo anche i Village People…brrrr
cosa che diceva Tancredi nel Gattopardo?
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La felicità è incontenibile.
Ed è ben motivata: dopo oltre 160 anni dalla fine della guerra che abolì la schiavitù (condizione quasi al vertice dei crimini commessi da uomini contro altri uomini, superata solo dall’assassinio) si può gioire perché alcuni appartenenti alle categorie discriminate hanno spezzato le ultime catene. Non si tratta di uno stormir di foglie causato da un debole refolo, è un vento impetuoso di libertà colorato di blu.
Sti diavoli di americani (detto bonariamente, sono i poliziotti buoni del globo) non finiscono mai di impartire lezioni al nostro occidente che li guarda stupito. Uh! quanta strada da fare ..
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“La scelta è tra democrazia e oligarchia, tra partecipazione e autoritarismo.”
Parole sante!
Peccato che il fondatore di Repubblica in uno dei suoi ultimi editoriali scrisse che la democrazia era una grossa balla, e che in realtà il sistema in cui viviamo è un’oligarchia dove pochi decidono per tutti gli altri (e lui e il suo giornale ovviamente si sentivano parte dei pochi).
Ora, incredibilmente Serra scrive questo manifestino neopopulista (se ne sarà accorto?) e antioligarchico proprio su Repubblica. Almeno cambia giornale!
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